Il buon WeWee cita un passo di scuola orientale tratto dal pdf distribuito alle future mamme del corso pre parto dell'ospedale reggiano.
Nel documento si trova un po' di tutto: dal dolore che guida e trasforma le semplici donne in madri con le stellette, all'acqua elemento femminile perchè "contiene" e "accoglie", fino al chakra della radice "punto importante di ingresso di energia che aiuta ad affrontare meglio gli impegni della vita quotidiana". E di quelli del travaglio e del parto.
Tutte cose affascinanti, poetiche per certuni. Irritanti e ai limiti del reazionario per cert'altri (io per esempio).
Comunque sia, chakra, acqua come elemento accogliente, dolore catalizzatore di mirabolanti metamorfosi, parti come rititi tribali di passaggio, tutte queste cose non devono aver fatto presa su un certo nuero di donne più pragmatiche e pratiche. Che si armano di santa pazienza e alla prima doglia si mettono in viaggio.
Fuggono da Reggio Emilia e si rifugiano a Parma o nell'ospedale di Guastella, le uniche due realtà di zona a garantire un servizio - poco poetico - di partoanalgesia.
Sono le pendolari dell'epidurale. Le gravide della transumanza antalgica. Le donne di cui nessuno parala e spende due righe di dati per calcolare quello che, tecnicamente, viene definito indice di fuga.
Ma qualcuno - finalmente! - inizia ad alzare la voce. Un grazie dunque alla coordinatrice provinciale Idv Liana Barbati e al buon cuore dell'anonimo giornalista di ReggioOnLine che ha dedicato qualche riga a questo singolare fenomeno.





“Vivere il dolore crea paura, ma riuscire a superarlo determina la crescita, la forza, il potere e trasforma la donna in madre”.
RispondiEliminaDiciamo che riuscire a superarlo può essere una grande esperienza, se sei tu a volerlo, se hai accanto una persona che sa esserti d'aiuto, se non te l'ha suggerito l'home page dell'ospedale, se non ti hanno dato dell'ossitocina.... E comunque non come se fosse una condizione indispensabile per passare dallo stato di "donna" a quello di "madre". Tra l'altro non è certo un passaggio di trasformazione che si compie una volta per tutte, che altrimenti che significa? Che quando diventi Madre con la M maiuscola non sei più donna, figlia, bambina....?
Rispettare la libera scelta delle donne sulle modalità e sullo svolgimento del parto mi pare sia sacrosanto. Sancito questo, senza equivoci nè tentennamenti, si può iniziare a discutere
Mah, per scegliere liberamente bisognerebbe come minimo essere informate sui propri diritti.
RispondiEliminaL'epidurale è un lea, il trattamento (efficace e sicuro) del dolore è un diritto. Esiste una legge (la 38/2010) che nessuno conosce... le donne prima di tutti.
Il pdf dell'arcispedale di Reggio Emilia è lo specchio di una situazioni ai limiti della decenza.
Tra l'altro vorrei far notare come si parli tranquillamente di chakra della radice, di energia, di acqua come elemento femminile.
Se al posto di tutta questa atmosfera orientaleggiante si fosse parlato - faccio un esempio - di preghiera come tecnica di rilassamento (sono certa che per qualcuno sarà così).... sarebbe scoppiato un caso nazionale.
Io comincerei a riflettere seriamente su questo. E su quello che un ospedale pubblico è tenuto a garantire. Perchè se vogliamo dirla tuttas.... per quale motivo devo garantire a tutte le donne il "loro modo di partorire" scoodando la parola rispetto... e poi nego a musulmani ed ebrei di circoncidere in sicurezza i propri bambini? Non sarebbe anche questa una forma di rispetto?
O forse il parto e la nascita sono un qualcosa di talmente sommo e metafisico da essere "normato" da leggi che non possono essere di questo mondo?