Alla mistica ostetrica, alla saudade ginecologica. Ai soliti articoli. E alle sviolinate.
Il Canone di Pachelbel e il concerto in Do maggiore di Mozart devono piacere veramente tanto a Manuela Campitelli. Talmente tanto da dimenticare che quello che dovrebbe scrivere è un articolo sulla chiusura della Casa Maternità Acqualuce di Ostia, e non un romanzo rosa a puntate sul parto.
Il parto spezzato. Nelle note suppongo. Ma pure in quell'ignominiosa corsa alla medicalizzazione, che ha lasciato le donne nude (un po' come quella che vediamo galleggiare e partorire "naturalemnte" in una vasca di cristallo) e incapaci di travagliare col sorriso estatico della tizia, additata dalla comunità web - e dalla Nostra giornalista - come esempio di partoriente fisiologica e naturale.
Non sappiamo se quell'espulsivo "naturale", tipico dei cetacei e dei mammiferi marini cresciuti in qulche acquario (generalmente se liberi partoriscono in mare, se in cattività in vasche) sia la fase terminale di un lungo o breve travaglio. Non sappiamo se l'estatica madre anfibia abbia sofferto oppure no.
Sappiamo che da oggi in poi non ci dobbiamo più stupire.
Perché il filmato stronca cliché cinematografici di travagli pazzeschi, o forse perché dimostra, al di là degli steriotipi, che “le donne sanno partorire e i bambini sanno nascere” (cit. Lorenzo Braibanti, Parto e nascita senza violenza). E’ vero, partorire fa un male boia. Ma il dolore è gestibile dalla donna e quando non lo puoi contrastare, lo puoi assecondare. E per una magica alchimia tra gli ormoni del travaglio e le condizioni in cui vengono prodotti, l’ambiente circostante può fare la differenza.
Segue link alla curatrice di ferite psicologiche da cesreo, Ivana Arena. Dove ci si dovrebbe chiarire un po' le idee sull'importanza dell'abiente e sulle sue nefaste o benefiche interferenze con il travaglio e il parto.
Nella città di Manuela, (Roma), c’è una casa dove, chi lo desidera, può scegliere un percorso “protetto” per il parto. Si chiama Casa del Parto naturale AcquaLuce, è una struttura pubblica, commissionata dall’Asl Rm D ed è stata inaugurata l’8 marzo del 2009. Si trova nella pineta dell’ospedale Grassi di Ostia, nel municipio Roma XIII, a pochi metri (ma comunque fuori) dal reparto di ostetricia e ginecologia.
Ci tiene a precisare che è fuori. Fuori dall'ospedale, fuori dalle corsie puzzolenti di vetril, lontana da quegli omoni e donnoni vestiti di verdino e di bianco, con mascherine e cuffiette e bisturi. Pronti a tagliare panini o pance, poco importa purchè si faccia un cesareo a un toast o a una mamma.
Ma la depandance del Grassi di Ostia non è mai decollata.
Fatta di:
acqua e di luce,
di bellissime stanze matrimoniali, per partorire nel calore dell’abbraccio delle persone che scegli di avere accanto,
di grandi letti a due piazze e piccole culle,
lenzuola calde che ti porti da casa,
liane colorate dove aggrapparsi saldamente e sedie olandesi su cui adagiarsi,
con finestre grandi spalancate verso il mondo
e vasche piene d’acqua per accompagnare il bambino dal ventre liquido della madre a quello della terra...
insomma strafatta di tutto, da marzo 2009 a luglio 2011 ha registrato 59 miseri accessi.
59 donne che in quasi due anni hanno scelto l'acqua e la luce e la vista sul mondo (e lontana dal monoblocco grigio e bigio dell'ospedale).
E siccome i giornalisti italiani spesso hanno sto vizio, di ascoltare troppa classica e meno le fonti, di lasciarsi affascinare da una donna che partorisce tra il cloro e le note di Mozart e di immaginarsi per il parto medicalizzato e ospedaliero musiche tipo questa, allora vediamo di aprire una breccia in questo muro di melassa e saudade osterica.
E facciamolo con le parole del dottor Massimo Moscarini (pagina 7 del resoconto stenografico della 12a Commissione Permanente Igiene e Sanità):
Ci sono poi altri miti da sfatare, come, ad esempio, l’istituzione delle cosiddette case da parto, oggetto di grande propaganda.
Nel Lazio c’e` la Casa del parto naturale Acqualuce dell’Ospedale Grassi di Ostia; conosco molto bene tale realta` il cui responsabile e` il dottor Pierluigi Palazzetti.
Alcuni ricercatori hanno dedicato le loro tesi di laurea a tale struttura e sono in possesso di alcuni dati. Ebbene, risulta che la Casa parto Acqualuce di Ostia, inaugurata nel marzo 2009, al 31 luglio 2011 ha registrato 59 accessi (non intendo commentare i dati), cioe` 59 donne che, nell’arco di due anni, hanno scelto di partorire in quella struttura.
A fronte di questi 59 accessi, vi sono stati 19 trasferimenti: due per emorragia post partum, due per problemi neonatali, sette per distocia e otto per volonta` della donna che si era stancata di stare nella Casa del parto. Questi sono i dati reali dal marzo 2009 al 31 luglio 2011.
Si tratta senz’altro di idee belle e divertenti, ma propongo di valutare i fatti concreti. Ricordo, ad esempio, che all’ospedale «San Camillo» fu inaugurata una vasca, che pero` venne chiusa il giorno successivo.
Nello stesso tempo, non si possono demonizzare i parti cesarei, ma si deve capire dove si sbaglia, dove se ne fanno troppi. La questione non e` intesa in senso generale; ad esempio, un certo ospedale potrebbe non essere criticabile se presenta un’incidenza di tagli cesarei pari al 30-40 per cento perche´ magari in quella struttura (penso ai centri di terzo livello) vengono seguite molte gravidanze ad alto rischio, e quindi la percentuale potrebbe essere giustificata.
Oggi tutti vogliono essere piu` tutelati e pertanto la struttura deve offrire il massimo della garanzia. Sottolineo che, se si vuole garantire la sicurezza, una struttura che esegue 200 parti all’anno ha gli stessi costi di un’altra struttura da mille parti all’anno. Credo che questa linea sia stata accolta un po’ da tutti, anche se a volte alcune difficolta` reali determinano un arretramento.
Insomma, la casa di acqua e di luce, di liane e lenzuolina calde portate da casa, quanti soldi è costata finora?





Io ho trovato degne di attenzione tre cose:
RispondiElimina1) che in tanta poesia non si menzioni MAI quali siano le garanzie mediche in caso di problemi o complicazioni (poi ha provveduto Moscarini per fortuna, e i suoi numeri spiegano tante cose)
2) La mancanza di riflessioni su come abbiano potuto far aprire una struttura del genere sapendo dall'inizio che non c'erano ostetriche a sufficienza per gestirla. Quattro parti in quattro mesi per mancanza di personale significano uno spreco di denaro pubblico che solitamente su quel giornale si denuncia, non si esalta.
3) Ma soprattutto: ti devi pure portare le lenzuola da casa?!? e poi te le devi pure riportare indietro per lavarle? io non ci sarei andata mai già solo per questo ;-)
Anche in altri ospedali pubblici bisogna portarsi lenzuola, posate e non solo da casa (mio nonno, in geriatria, si aveva dovuto portare tutto da casa)
EliminaOh, grazie mille per questo post. Ci sono arrivata dopo aver letto il supponente articolo sul fatto. Ho 30 anni e non ho mai partorito, e quindi per queste eroine della sopportazione non ho diritto di parola (è incredibile come alcune donne che hanno figli trattino le altre...ma questo è un altro discorso). Non ho alcuna paura del dolore, ma mi fa arrabbiare: la retorica catto-newage sul parto come esperienza mistica del dolore è misogina e francamente insopportabile. Se non mi appendo a una liana e non galleggio in un catino vuol dire che non so partorire e mio figlio non sa nascere?! Mio padre ha subito una tonsillectomia senza anestesia...forse potremmo dare anche ai bambini di oggi questa libertà di scelta. Chissà che con le luci giuste non ne venga fuori un bel video mozzafiato.
RispondiEliminaTi ringrazio anche io per il post Gekina. Quell'articolo è di una superficialità pericolosa, la tipica disinformazione che rende le donne meno libere di scegliere, e la maggiorparte dei commenti sono dello stesso tenore. Io davvero non capisco di cosa parliamo: poesie, liane, luce, acqua, pinete. Possibile non si riesca a fare un semplice procedimento mentale che tenga separato l'evento parto dall'evento nascita (fermo restando che per molte donne anche questo può essere decisamente poco poetico e meraviglioso)?
RispondiEliminaah per cui la scarsità di accessi era dovuta a poco personale? io credevo invece perché pochi preferivano questa opzione, anche perché non conosco nessuno che ci andrebbe. Forse però sopravvaluto la gente.
RispondiEliminaIl dato dei 59 accessi mi era per questo suonato consolante nella sconsolazione generale, ha ragione la ragazza che ha commentato il post su Costanza Miriano, sconsolante, non si può negare. Soprattutto pensando a dove si trova come posizione sociale quella sciroccata della Miriano (sciroccata come scrittrice, preciso). Ho letto il post sulla Miriano e mi sentivo occasionalmente sconsolata, queste cose fanno a tutti questo effetto ma é anche vero che poi andando al Supermercato qui nella mia provincia, il carrello con surgelati, pannolini, cipolle e cavolfiori l'occhio buttato sullo scaffale accanto alla fila delle casse proprio sopra i mestoli e le tazzine di plastica la vista del libro "sposati e via dicendo...lì a fianco al tomo di Paolo Brosio con la sua faccia
di non facile descrizione, accanto alla Clerici e le sue ricette, Crepet, Vasco Rossi, Raffaele Morelli con dimagrire senza dieta,
RispondiEliminae via i vari settimanali diretti da Alfonso Signorini, Donna moderna, donna antica, chi, come, cosa...di più di meno...
beh...é come se tutto di colpo acquistasse un senso, la sconsolazione a poco a poco lascia il posto ad un laconico sorriso....e a tanta compassione..o forse quella non tanto...
più che compassione invidia...no anzi, comprensione vicina ad ammirazione: si perché suvvia Miriane e Bortolotti credono nell'ortodossia matrimoniale e nell'allattamento estremo tanto quanto ci credo io. Però credono più di me nei diritti d'autore, nei contratti editoriali e nelle partite iva. Se penso alle povere donne meno libere di scegliere o che si sentono colpevolizzate per così poco a volte mi sfiora (solo sfiora) il pensiero che fanno bene.
Mia madre per regalo di nozze ricevette "l'enciclopedia della donna". Il paragone per me é stato automatico, é vero, mi angoscia in parte sapere che passati trent'anni ci sono ancora pubblicazioni di questo tono. Ma l'enciclopedia della donna non l'abbiamo mai buttata, é allucinante solo nel suo titolo, ma negli anni ci ha fatto fare tante di quelle risate...le donne non dovevano andare al bar e ordinare a voce alta e giocondamente "una grappa!" non dovevano gridare ai figli in spiaggia "ti ho detto di mangiare la bananaaaaaaaaaaaa" non dovevano pretendere il loro parrucchiere preferito "chiedendo dov'é dov'é quel furbacchione del mio Dante?". Di tanto in tanto la sfoglio..come si sfoglierebbe un manuale di barzellette.
RispondiEliminaNon so se la disposizione dissacrante, sdrammatizzante e superiore con cui mi madre mi ha trasmesso nell'accostarmi a queste convinzioni abbia contribuito a farmi sentire oggi totalmente estranea a queste logiche.
So che per me é certo che con qualche innocua Costanza miriano in più e qualche minstro Renato Balduzzi in meno io sarei più contenta.
laura
Mah guardate....
RispondiEliminaho postato sul sito blog della Campitelli le dichiarazioni di Moscarini. Io non le vedo (erano in attesa di moderazione ieri sera).
Ho quindi pensato bene di copiuarle/incolalrle sulla sua pagina facebook (pubblica e non personale)...
Mi risponde che l'attacco ad AcquaLuce dimostra l'esistenza di una lobby (parla di poteri forti) che non si scagliano contro la sanità privata (le cliniche), quelle sì causa di buchi sul bilancio.
E chi dice di no?
Solo che a me pare che il pensiero della giornalista faccia proprio il gioco di chi vuole affossare la sanità pubblica.
Alcune domande.
Perchè la casa parto deve stare fuori dalla struttura ospedaliera?
Perchè la casa del parto in questione - con la sua ricettività di 60 gravide mensili - dovrebeb ridurre i costi dell'adiacente ospedale?
Non si poteva riammodernare ostericia e ginecologia, ampliare che so... la sala travaglio parto, metetrci unj neonatologo in più, un anestesista dedicato. Le liane e le palle dentro il reparto...
Assumere osteriche in più? No bisognava costruire un progettone (tipo la Margjherita del Careggi, altro flop costato unjh bel po' di soldini) e stare dietro alle mode ginecologiche del moento.
Io trovo realmente desolante la situazione. Questa gente si moltiplica come i funghi... e contro i loro slogan discorsi più articolati risultano veramente armi spuntate....
C'è da piangere.
Il "giornale" pubblicizza la cura di Bella attraverso testimonianze. Il fatto quotidiano sponsorizza il parto con le liane. Detto per inciso (se ci legge qualche etologo sarei lieta di essere smentita) non credo in natura esista un mammifero partoriente attaccato a una liana o con corollario di palline blu. Tuttavia il modello attecchisce - sarà mica perché i reparti di maternità - anche quelli buoni - godono di pessima fama: interventi non richieste, cartelle cliniche con pesanti omissioni, una certa fretta e condiscendenza nel trattamento delle partorienti. Per un blog come quello di Valeria (mi risulta fino a poco tempo fa linkabile dal sito dell'ospedale) i reparti non spendono energie per raccontare ciò che fanno e come lo fanno. Né - al di fuori degli ambienti specializzati - ci si sbatte tanto per "pubblicizzare" la cultura della sicurezza. Eccolo qui il bel brodo di cultura per cui uno spreco di denaro pubblico si trasforma nello scandalo della chiusura del paradiso della maternità.
RispondiEliminabarbara
Barbara la tua analisi non fa una piega :)
RispondiEliminaCurioso che la giovane giornalista de ilFatto archivi la testimonianza di Moscarini come l'ennesima riprova dell'esistenza dei "poteri forti".
A me pare che le case del parto sono la prova provata che le ostetriche stanno battendo la via della libera professione.
La tavola del ginecologo fa gola a molti :)
Cé da piangere, cé da piangere! Certo che cé da piangere, e chi dice il contrario? Le risate di cui ho parlato andrebbero anche interpretate in un certo senso.
RispondiEliminaHo parlato di sconsolazione (se state rispondendo a me...)
Io il blog di cui parlate non lo conosco, ma vorrei commentare lo stesso, pur non potendo almeno in breve tempo erudirmi su tutte le discussioni imperversanti sul web.
Né conosco nel dettaglio tutti gli interventi dell'attuale governo e del citato (qui) ministro Renato Balduzzi, magari qualche mossa nel contesto generale potrebbe anche averla azzeccata. Non é poi così difficile, in fondo ha molte possibilità. Certo, in ogni ambito della vita oltre web tocco però con mano gli effetti delle politiche di questo governo. E ragionare su una formula risolutiva mi sembra del tutto logico, oltre che il minimo, umanamente parlando. Mi meraviglia il fatto che la questione viene glissata, non mi sembra così incomprensibile dove volevo andare a parare.
la cultura fa il gioco di chi vuole affossare la sanità pubblica, il brodo sottoculturale fa spaventare. SIAMO TUTTI D'ACCORDO. Ma oltre a ciò personalmente mi rattrista alle volte che sfugga l'ordine causale del processo. A mio parere la cultura non produce gli effetti sull'economia e sulla politica: l'economia e la politica determinano questi effetti culturali. E'la sanità pubblica affossata a scatenare la reazione della cultura regressiva, secondo me, non il contrario. Ecco perché mi esprimo in un certo modo, e certi ragionamenti mi turbano.
RispondiEliminaBeh mi sembra molto interessante quello che dici :)
EliminaIn effetti credo che in periodi di crisi (economica ma non solo, ricordo che questa è l'era della bioetica) le persone reagiscano consolandosi nel passato.
Quando il domani fa paura si cerca conforto e speranza guardandosi alle spalle.
Il problema è che spesso quel passato non è mai esistito, è una rivisitazione in chiave contemporanea, ad uso e consumo di gente spaventata.
SUl govreno Monti... sta tentando di tamponare i danni del precedente. Onestamente mi riesce meno odioso di quello che ci stava prima :)
C'è da piangere sì. Se queste sono le giovani leve del giornalismo meglio comprarsi Topolino...
però non sono convinta:
RispondiEliminala cultura non produce gli effetti sull'economia e sulla politica: l'economia e la politica determinano questi effetti culturali.
L'evasione fiscale è un esempio di cultura che manda in malora un'intera economia.
Ti assicuro che evadere le tasse - come facciamo noi - in altri paesi è culturalmente intollerabile.
In fin dei conti politica ed economia fanno parte del bagaglio culturale di tutti, o di una buona aprte di noi.
Altro esempio: la Lega.
Non sarebbe mai nato come partito se non ci fosse stato un particolare tessuto culturale a farla crescere...
Scusate se scrivo alla cavolo ma sono molto stanca :)
Mi sembra del tutto scontato il fatto che la chiusura di tale "acqua non so cosa" venga strumentalizzata per i fini del pensiero dominante,ma non credo che le istituzioni che l'hanno aperto abbiano mai avuto fini migliori. Mi fa piacere che sia stato chiuso, ma la vedrei come una contingenza occasionalmente felice. Io personalmente farei caso al fatto che più l'individuo vive male MATERIALMENTE parlando, più imperversano ignoranze di vario tipo, credenze, non-culture e pensieri deboli simili a questi. Pensate al medioevo, periodi di guerra, periodi di carestia e quant'altro. Perché nella seconda metà del 900 siamo migliorati un pò culturalmente parlando? Secondo me, perché MATERIALMENTE si stava meglio. Adesso si sta tornando in crisi, a stare peggio, ecco perché secondo me questi pensieri si fanno più forti.
RispondiEliminaErgo, secondo me o si intacca la base MATERIALE (e possiamo farlo anche noi, almeno a livello verbale-teorico, come discussione:politica, econonmia, soprattutto economia) o possiamo fare solo spallucce e convivere con tutta questa merda culturale cercando di infastidirci e il meno possibile. Laura
anche a me sembra meno odioso, ma credo che questo sia soggettivo, purtroppo le scelte per il paese invece sono oggettive, e oggettivamente non noto nessuna differenza dal governo precedente in questo ambito. Io forse non sono abbastanza preparata x rispondere riguardo il fenomeno della lega. Comunque per materiale io intendo il modello o sistema economico, quindi anche nel partito stesso della Lega, anche una volta esistente si potrebbe credo volendo ravvisare un fattore culturale cioé soggettivo. E comunque proprio quel sottostrato culturale generatore della lega stessa era tale proprio perché determinato da una data situazione economico-materiale. E purtroppo personalmente non non sono convinta che l'economia venga mandata in malora dall'evasione :(....per quanto odiosa sia....purtroppo perché credo che se la questione fosse tutta lì le cose sarebbero più semplici...
RispondiEliminaGeka, devo farti un appunto.
RispondiEliminaSull'articolo che tu hai commentato concordo e di cose ce ne sarebbero da dire....purtroppo, anche di + approfondite...
Ma...ti non hai pubblicato il pezzo forte : il video ad esso correlato!
Il video di un bel parto naturale in quella casa acqua -luce o comesichiama.(o almeno sembra stato girato là).
Lo hai visto?
Credo dovresti linkarlo assieme a questo post.
DEvo dire che , vedendolo, oltre a lasciarmi quasi sgomenta per l'assenza totale di pudore da parte della protagonista (ma su questo forse è giusto che ognuno faccia ciò che vuole), mi ha lasciato col fiato sospeso di ansia e preoccupazione questo neonato che dal momento a quando esce con la testa, finalmente si disimpegna, nasce e infine viene tirato FUORI dall'acqua passano quasi 3 minuti! Vi assicuro che l'unica emozione che ho provato , alla faccia del super-NATURALE e di tutte le mielose coreografie che si voglino sempre affiancare, è stato il panico per questo bimbo, che NATO SENZA ALCUN SUPPORTO DA PARTE DELL'OSTETRICA (c'era?) è stato portato fuori dall'acqua con così grande lentezza.
E se avesse respirato PRIMA?
e se avesse aspirato liquido amniotico?
E se mentre nasceva il sacco che si rompeva fosse stato tinto e lui avrebbe aspirato meconio?
E se avesse avuto una distocia di spalla?
...
Ultimo commento:
la donna, che secondo chi vuole far passare questo come un video di parto DAVVERO SECODNO NATURA, ha di fatto partorio in un catino di acqua - eppure stretto - in posizione GINECOLOGICA!
Almeno su questo ho riso un sacco!
LUNA
ti prego...mettilo sto video...merita!
RispondiEliminavolevo farlo ma un vago senso del pudore me lo ha impedito :)
RispondiEliminaE ammetto che sto video l'ho visto per una manciata di minuti.
Ma alla luce delle tue considerazioni farò di meglio; copio/incollo i tuoi commenti, metto la partoriente desnuda e vediamo di demolire un mito in posizione litotomica subbacqqua (alla vulvia) :)
Devo dire che anche a me è venuta l'ansia per questo povero bambino che non veniva lasciato emergere. Se penso che la mia bimba ha pianto (quindi respirato) quando non era ancora uscita del tutto...
RispondiEliminaluna ha fatto bene a riprendermi. Mi sono tutta concentrata sull'articolo e il video -lo ammetto - l'ho guardato per una manciata di minuti.
Eliminahttp://www.independent.ie/national-news/water-births-put-on-hold-after-death-1410945.html
In Irlanda il parto in acqua è stato sospeso dopo la morte di un bambino... per annegamento!
Ne avevo parlato in questo vecchio post:
http://epidurale.blogspot.com/2009/05/parto-in-cacca-2-o.html
capita che il piccolo, appena uscita la testa , ma non ancora le spalle, inizi a piangere e dia i primi flebili respiri......e forse talvolta pure prima, vistO che le aspirazioni di liquido aminiotico (senza parlare del meconio) ESISTONO.
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminacioè volevo dire sempre sorridendo che è probabilmente vero che le donne sanno partorire e i bambini sanno nascere in maniera ancestrale, patrimonio innato, pefettibile visto che la diminuzione della mortalità è conquista della medicine, ma avete mai visto mammiferi terrestri che decidono di partorire in acqua? Non siamo mica delfini o cetacei!!!!
RispondiEliminavolendo essere perfide...
Eliminaqualcuno conosce una razza di mammiferi che partoriscono con una levatrice?