sabato 21 gennaio 2012

Cesareo negato | Epidurale negata | Diritti negati... e pareri legali

Desidero fare seguito alle affermazioni contenute negli interventi della Dott. Regalia, del Dott.Battagliarin, della Signora Serafini, risalenti allo scorso mese di novembre del 2011, aventi ad argomento la libertà o meno della donna di scegliere ogni cosa del suo parto, della inadeguatezza o meno delle ostetriche a fronteggiare da sole una gravidanza ed un parto con l'attuale stato delle conoscenze scientifiche e con la riforma del percorso nascita attualmente in attuazione.

Desidero altresì rispondere alle domande di alcuni scrittori del blog, quali dove stia scritto che l'analgesia è a richiesta della partoriente, e dove stia scritto che l'anestesista debba stare in sala parto.
L'autrice del blog mi ha chiesto di dividere gli argomenti in più di un post, per evitare che la trattazione divenga pesante.

Il mio intervento dello scorso 30 ottobre 2011 è stato un intervento tecnico, pertanto ho riportato solo principi ormai definitivi nel nostro ordinamento; le reazioni dei medici e dei paramedici mi hanno fatto capire che essi ritengono gli argomenti che ho esposto come opinabili e negoziabili, pertanto ho scelto di ribadire di nuovo i diritti cardine della donna partoriente citando le norme e le sentenze di Corte Costituzionale e di Corte suprema che hanno enucleato detti diritti, già insiti all'interno del sistema, ma esplicitati nelle sentenze che hanno trattato i casi pratici.

La nostra Costituzione all'art.13 dice che la libertà personale è inviolabile; all'art. 32 dice che la persona ha diritto di decidere liberamente e consapevolmente sui trattamenti a cui sottoporsi. E' vietato sottoporre una persona ad un trattamento sanitario contro la sua volontà, con eccezione dei trattamenti sanitari obbligatori (in breve il TSO previsto dalla Legge n.833/1978).

L'art. 32 della Costituzione
considera la salute come uno stato di benessere frutto di equilibrio psico fisico, e non come assenza di dolore, o assenza di danni psicofisici.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 438 del 2008 ha enucleato il principio dell'autodeterminazione del soggetto sul proprio corpo e della contemporanea necessità di un pieno ed esplicito consenso per ogni tipo di trattamento medico/infermieristico. Con questa sentenza il combattimento pluridecennale fra il principio paternalistico della potestà medica, che pretendeva autonomia decisionale su cosa fare al corpo del paziente, ed il principio dell'autodeterminazione del soggetto è terminato, stabilendo la sovranità del soggetto nel decidere ogni cosa del proprio corpo e della propria vita.

Del resto, vi eravate mai chiesti perchè la persona che tenta il suicidio non viene perseguita? Perchè è libera di disporre di sé stessa, fino all'estremo.
L'ordinamento non ha attribuito al medico né il diritto di curare, né il potere di curare.

Ecco perchè il consenso del paziente, oggi, è ”il presupposto di liceità” dell'atto sanitario. Un atto compiuto contro la volontà esplicita del paziente, anche se ha un esito felice,è un illecito penale, e ciò per statuizione delle Sezioni Unite della Corte Suprema, con la sentenza n.2437/09.

Nelle corsie di ospedale, però, la potestà medica è ancora molto praticata a scapito dei diritti della persona, nel nostro caso della donna, approfittando senza ritegno dell'affidamento che le persone bisognose ripongono nei sanitari, credendoli in buona fede.

Un esempio tipico di potestà medica
è l'affermazione della Dott. Anita Regalia che scrive nel suo post dello scorso 4 novembre 2011.”La responsabilità di un atto sanitario non può che essere dei medici e delle ostetriche, non della donna. Alla donna spetta la responsabilità degli aspetti sociali dell’assistenza, quali scegliere chi le può stare accanto e pretendere rispetto, intimità e avere una garanzia sulla qualità delle cure”

La donna, secondo l'impostazione dell'autrice,
non ha il diritto di decidere delle cose del suo parto, che verranno decise da altri (esempi di ogni giorno: il cesareo non te lo facciamo, non insistere oltre; parto vaginale a vivo in stanza buia con massaggini e oli profumati; ti garantiamo che sono le cure migliori secondo scienza ed esperienza; se non ti garba puoi andare da un'altra parte).

Un altro esempio, illecito, di potestà medica
è il negare un taglio cesareo alla donna che lo chiede, o per scelta anticipata (di elezione) o durante il travaglio. Le nuove linee guida sul cesareo, (a parte che non sono parametro di riferimento per valutare il legittimo operato del sanitario, come ha detto la Corte Suprema con la Sentenza n. 8254 del 02/03/2011) attribuiscono - erroneamente - ai medici la possibilità di rifiutare un cesareo alla donna che lo chiede. 


C'è di che rimanere senza parole di fronte a certi livelli di ignoranza. Un documento pubblico, per quanto privo di valore per il nostro ordinamento come le linee guida sul cesareo, dovrebbe fare un passaggio dall'ufficio legale del Ministero prima di andare in giro: è una precauzione minimale.

La donna, invece, chiariamolo una volta per tutte, in Italia può scegliere liberamente di partorire il proprio bambino con un cesareo (per i motivi più svariati), senza dover andare ad elemosinare, giustificare, farsi fare una visita psichiatrica che le faccia la diagnosi di tocofobica, passare una gravidanza divorata dall'ansia ed infine andare a fare un taglio cesareo in una struttura privata perchè i reparti pubblici glielo hanno negato, come succede nel Nord Italia attualmente.

La donna su suolo italiano ha il diritto e la libertà di scegliere di partorire con cesareo.
In Italia l’obiezione di coscienza al taglio cesareo non è prevista e non è consentita.
Devo comunicare, per amore di verità, che esistono reparti che praticano abitualmente il cesareo di elezione previo esame delle condizioni generali di salute della donna, l'ho letto nella carta dei Servizi, su internet, di più di un ospedale in Veneto, che pure è una Regione del Nord.

Non tutti i reparti ostetrici sono fuorilegge, lo sono i reparti dove trovate scritto sul sito internet dell’ospedale, in materia di cesareo di elezione: “Non è possibile”.

Cambiando argomento,
costringere una donna a partorire a vivo quando chiede un antidolorifico (se non c'è l'epidurale perchè l'ospedale scelto è povero, ci sono sempre le vecchie iniezioni, che un sollievo parziale lo danno) è un atto di potestà medica/infermieristica del tutto fuorilegge, e la donna può chiedere i danni al personale che glielo ha negato.

Un esempio pratico di applicazione della potestà medica contro la volontà della partoriente è la pratica ostetrica al San Gerardo di Monza:
i sanitari ritengono che sia buono e giusto che la donna partorisca con dolore, e non ha il diritto di chiedere un'analgesia per non soffrire. Le ostetriche di quell'ospedale hanno deciso di concedere l'analgesia solo alle indotte, che sono una su cinque, il 20% delle pazienti., in quanto le ostetriche del San Gerardo pensano che il travaglio forzato dall'ossitocina sia troppo doloroso.

La percentuale totale delle analgesie è il 23%, perchè poi si aggiungono le mogli degli anestesisti, le donne raccomandate, le donne che possono procurare guai.

Abbastanza di recente una Pubblico Ministero ha deciso di fare il figlio a Monza. Ha fatto la necessaria visita anestesiologica e poi, conoscendo i segreti della casa del San Gerardo (anche le mamme giuriste hanno i loro forum informativi) ha fatto sapere all'ostetrica in servizio di essere un magistrato.

Di fronte alla richiesta del P.M.,
che aveva un travaglio spontaneo, quindi non indotto, e che quindi al San Gerardo avrebbe dovuto espletare il parto a vivo, l'ostetrica come d'incanto si è spogliata delle vesti di giudice dell'altrui dolore, ed ha chiamato immediatamente l'anestesista.

E' proprio vero quello che dice Giulio Andreotti: ”Il potere logora chi non ce l'ha”.

La battaglia di giustizia che ci troviamo davanti è quella di assicurare alle donne povere, di risorse economiche, di istruzione, di un valido appoggio difensivo di un parente, di forza di carattere, di poter godere comunque, e nonostante le loro debolezze, della piena libertà di scelta sulle cose del loro corpo, della loro gravidanza e del loro parto.

57 commenti:

  1. Una semplice domanda all'avvocatessa.

    Il taglio cesareo comporta un intervento chirurgico ed un'anestesia. Entrambi non sono scevri da rischi e complicazioni da lievi a molto gravi e potenzialmente letali.
    Ogni atto chirurgico e medico (mi riferisco in questo caso all'anestesia) deve essere preceduto da corretta e completa informazione e firmato un consenso. Ciò è imprenscindibile tranne i casi di estrema emergenza (leggi stato di necessità) o comunque in cui , sempre in emergenza, il paziente è incosciente e pertanto non in grado di farlo e lo stato di necessità assoluto ti impedisce , causa perdite di tempo preziose per la vita,di ricorrere ad un tutore legale.

    La domanda , sibillina, è:

    Qualcuno dice che la donna durante un travaglio "non è capace di intendere e di volere " perchè troppo "annebbiata" dalla sofferenza e pertanto non è valido un consenso raccolto in quel momento. Ovvero, potrebbe non capire fino in fondo l'informazione data riguardo i rischi, perchè il dolore prevarica qualsiasi cosa, anche la sua ragione oltre che la capacità di ascolto e l'attenzione.
    Se , a seguito delle manovre mediche o chirurgiche a lei fatte in una condizione del genere, subentrasse una complicanza seria , la donna potrebbe poi infine "ritrattare" tutto sostenendo che NON AVEVA CAPITO BENE perchè stava troppo male oppure non le era stato detto (invece magari non aveva ascoltato attentamente sempre a causa della sofferenza algica). O magari davvero non era stato detto....(tutto può accadere).
    Si apre un contenzioso legale.

    Come si pone in questo caso la legge?
    Tende a dar ragione ai medici , che per rispettare la richiesta della donna, la sottopongono in uno stato di estrema sofferenza ad importanti e complesse informazioni (duplici: chirurgiche ed anestesiologiche), le fanno firmare un consenso informato e le fanno il tc (senza indicazione medica!ma solo per richiesta materna), da cui poi ne consegue una seria complicanza (ammesso che siano stati rispettati tutti i crismi operativi)
    oppure sostiene la donna per i motivi di cui sopra?

    grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mi accodo a luna.
      Leggendo il post che condivido in larga parte, mi sorgeva un dubbio e un vago senso di disagio.
      Non si corre il rischio di passare dalla potestà medica a quella del paziente? O della partoriente certo.

      Elimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. Vorrei capire fino a dove arriva il testo della Legge e dove parte l'interpretazione dell'avvocata che scrive.

    Capisco che il principio di autodeterminazione del paziente gli conferisce il diritto di RIFIUTARE le cure proposte.

    E' diverso dal diritto di ESIGERE alcuni tipi di cure.

    Se un medico fosse perseguibile perché non esegue le cure su richiesta del paziente, sarebbe perseguibile anche un medico che si rifiuta di assistere un suicidio o un'automutilazione. E non mi risulta che le cose stiano così.

    Quindi al DIRITTO della paziente di RIFIUTARE un cesareo non corrisponde il DOVERE del medico di ESEGUIRE un cesareo a richiesta.

    Sbaglio? Grazie di chiarire questo punto, è importante.

    RispondiElimina
  4. La mia domanda vale anche per la peridurale chiesta in corso di travaglio senza aver fatto colloquio preventivo con anestesista dove vengono date le opportune informazioni ( o al massimo senza essere stata al corso pre-parto , all'incontro con l'anestesista)e senza aver firmato il consenso PRIMA dell'inizio delle contrazioni.
    Questo perchè , teoricamente, se queste procedure vengono espletate con tutta tranquillità e completezza prima del travaglio, si dà tutto il tempo alla donna di riflettere e decidere consapevolmente per una successiva scelta.
    Altrimenti, secondo molti, avvocati compresi, NO.

    Io trovo fondamentale questo punto.

    Infatti ad es, la proposta con le dovute informazioni ed eventuale consesno di legatura delle tube da eseguire in corso di ennesimo cesareo NON vengono MAI effettuate DURANTE IL CESAREO! Ma prima.Almeno così fanno da noi.

    RispondiElimina
  5. Anch'io ho una domanda. La legge - mi pare - non tiene conto di punto essenziale: la naturale asimmetria tra il medico e il paziente, tra chi cura e chi viene curato. E non è asimmetria connaturata alla "cattiveria" o al "paternalismo" della classe medica bensì insita in tutte le professioni. Anche l'avvocato, nel suo studio, è asimmetrico rispetto al suo cliente. Come si fa a coniugare i diritti dei pazienti all'autodeterminazione con la sacrosanta esigenza del personale sanitario a lavorare senza sentirsi pencolare sulla testa una possibile denuncia? i medici presenti correggano eventuali errori ma credo sia impossibile prevedere tutti gli esisti possibili di un cesareo, che è sempre un'operazione. Che consenso informato è quello che firmiamo? L'anestesista può farti l'elenco della spesa di tutte le controindicazioni possibili - indicandone anche le percentuali - tuttavia resta una piccola zona d'ombra, diciamo un imprevedibile che non può ricadere sulla sua testa sotto forma di denuncia se qualcosa non funziona non per mancanze del medico stesso o della struttura ma perché si verifica proprio un evento non previsto a cui non è possibile porre rimedio?
    Grazie per la pazienza.
    barbara

    RispondiElimina
  6. Dr. Kelso and Laverne are talking with Miss. Goldman. Miss Goldman is using her internet phone.

    Dr. Kelso: What we are dealing with are venostasis ulcers, most likely because of your weight.

    Miss Goldman: Wow! You figured out that I'm fat! You're either a brilliant doctor or every guy I've ever gone to high school with!

    Dr. Kelso: Okay... moving on! From the numbers I'm seeing on your fasting gluclose and triglcerides I'm suspecting--

    Miss Goldman: [reading off her phone] Metabolic syndrome...

    Dr. Kelso: Yes. Now, this condition is not that rare--

    Miss Goldman: [still reading off her phone] One in five people have it.

    Dr. Kelso: Stop doing that!

    Miss Goldman: Why am I paying you to tell me things I've already figured out on my own?

    Dr. Kelso: Maybe because I graduated first in my class at Stanford in 1972?

    Miss Goldman: [read off the phone] You graduated twelfth in your class in 1968. [shows the phone to Dr. Kelso matter-of-factly]

    Laverne: She googled your ass.

    Dr. Kelso: Laverne, I am not interested in your street lingo. What I am interested in is where she found that magic phone that keeps making me look like an idiot!

    RispondiElimina
  7. Dr. Kelso: Hello young lady! I went ahead and set an appointment up for you with our nutritionist who's going to help you create a diet and exercise plan so I never have to see you in here again!

    Miss Goldman: Yeah... I'm having a gastric bypass.

    Dr. Kelso: But, Miss Goldman, you're only twenty five. And considering that any serious surgery has inherit risks, I really don't think--

    Miss Goldman: How are you not getting this?! I DON'T CARE WHAT YOU THINK!

    Dr. Kelso sits down on the couch next to Dr. Cox who is reading the newspaper with his feet up.

    Dr. Cox: Whaaat is it, Bob?

    Dr. Kelso: When the hell did patients stop respecting us? I really tried to help that young woman in there today, but she rolled over me like Enid's wheelchair over Baxter's tail.

    Dr. Cox: Hmm?

    Dr. Kelso: Enid was recently paralyzed, I haven't told anyone. Anyway, I couldn't handle a patient, so go ahead, take your shots.

    Dr. Cox: I want to Bob, I really do. Buut, my first patient today was a snot-nosed little punk who wouldn't let me give him a rectal exam unless I said pretty please first, and I'm just not big on begging strangers to stick my hand up their butt. Not even in my private time.

    RispondiElimina
  8. Miss Goldman: What now, Grampa?!

    Dr. Kelso: You are going to shut your damn yapper and listen for a change, because I got you pegged, sweetheart. You want to take the easy way out with the surgery because you're scared. You're scared because if you try and fail, there's only you to blame. Well, Missy, let me break this down for you, Bobbo-style. Life is scary. Get used to it.

    RispondiElimina
  9. Barbara , infatti il consenso informato serve a far capire a chi si sottopone a quella data procedura (medica o chirurgica) che essa non è scevra di rischi, che si possono verificare in qualsiasi momento pur lavorando con tutti i crismi. E' in altre parole un informare che potresti non passare indenne all'intervento per i motivi precedentemente spiegati.
    A priori nessuno ti potrà dire e garantire con sicurezza che non accadrà nulla.
    Questo non è per ridurre la responsabilità medica, che noi abbiamo costantemente in qualsiasi secondo del nostro lavoro, ma è per dire al paziente che può accadere qualcosa e che eventualmente può anche rifiutare di sottoporsi al rischio e perciò alla procedura.
    Una volta, quando non c'era il consenso, spesso il paziente non sapeva perchè non veniva detto , che avrebbe rischiato determinate cose e di solito nememno sussisteva il problema se poteva rifiutarsi o meno.
    Che poi
    troppo spesso i consensi informati non vengono "informati" come si dovrebbe questo è un altro discorso.
    E va anche detto che oggigiorno molte persone, con molta cattiveria, si aggrappano a fatti che non sussistono o inventati e motivazioni più bieche per chiedere ( e talvolta ottenere) soldi!
    Questo va sottolineato.

    RispondiElimina
  10. Per capire , anche se l'esempio non è calzante in questo contesto:

    anni fa da noi c'è stata un'emorragia intra-cesareo devastante. Nonostante tutte le procedure messe in atto per affrontare, contenere e risolvere l'emorragia, infine i colleghi sono stati costretti per salvare la vita a questa mamma a fare l'isterectomia d'emergenza. Ovviamente senza chiedere a lei il consenso perchè era già intubata in anestesia geenrale e con una rianimazione volemica e die parametri vitali in corso. Appena la situazione aveva virato verso l'allarme, la donna era passata rapidamente da anestesia spinale a generale. Anche perchè le sue condizioni , mentre ciò accadeva a causa della gravissima emorragia in atto, erano rapidamente deteriorate.
    Prima dell'isterectomia qualcuno si era preso carico di avvisare il marito.
    Risultato:
    la bambina sta crescendo in piena salute e la mamma è stata SALVATA.
    Dopo qualche anno, però ha pensato bene di esporre denuncia perchè a causa dell'istetrctomia non potrà più avere figli, sostenendo che ciò le comporta un disagio psicologico e che se la figlia, qualora lo chiedesse, non avrebbe la possissibilità di avere un fratello-sorella.
    Si è aperta un'inchiesta. Tutti i medici alla sbarra per capire se avevano proceduto correttamente o meno. (anestesisti compresi).
    Un sacco di soldi , tempo e rotture di palle spesi. Rabbia da parte dei colleghi che non vi racconto! Sgomento da parte di tutti gli altri per ciò che i colleghi stavano passando.
    Tutto ciò PER AVER SALVATO UNA VITA .
    Conclusioni:
    tutti assolti perchè non sono state ravvisate colpe ; tutte le procedure effettuate sono state giudicate corrette.
    Probabilmente la donna verrà RISARCITA profumatamente dall'azienda per "solo" i danni psicologici.
    Procedimento civile andato a BUON FINE.
    La mamma invece di essere grata vitanaturaldurante ai medici che le hanno salvato la pelle .....li ha denunciati ed ha ottenuto i danni....

    ecco anche questa è sanita
    purtroppo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per avere un quadro più chiaro, l'emoraggia da cosa era stata causata? Caso o imperizia?

      Elimina
  11. bah, io ho chiesto ad una psichiatra, una di quelle sane, di buon senso, e le ho detto la faccenda del non essere capaci di intendere e volere.
    lei ha strabuzzato gli occhi e ha risposto: ma siamo ancora a quel punto?!!
    Le vere tocofobie, che esistono, e sono davvero momenti drammatici in sala parto, se le si tratta con l'analgesia, partoriscono bene e naturlamente.

    Il cesareo.
    Quando chiediamo il consenso a qualunque intervento, consenso informato, spesso ci viene risposto:
    - eh, mi fate mettere un firma così poi se succede qualcosa non è colpa vostra.
    E vai a spiegare, che è comunque colpa nostra e che siamo chiamati a rispondere dei nostri errori....

    Cesareo per autodeterminazione?
    Quando faccio le visite, e qualcuna mi dice, io vorrei il cesareo ma non me lo vogliono fare, spiego per filo e per segno i motivi per cui il cesareo si fa solo quando vi è la necessità, a partire dal rischio di morte materna aumentato (pochi c@zzi, le morti per anestesia generale sappiamo tutti benissimo che avvenivano nel cesareo! la sindrome di Mendelson, è da lì che è stata studiata....) ai rischi per il neonato, ai rischi in quel postpartum e la certezza di un postpartum doloroso per settimane e i rischi per tutte le gravidanze successive. E glieli spiego proprio, perchè mi da in testa che la gente pensi che facciamo dispetti ai pazienti secondo i nostri pallini.
    Il fatto che ora il cesareo sia "abbastanza" sicuro, come intervento, non toglie nulla al fatto che è un Signor Intervento.
    Che mi pare poco chiaro alla gente. Che poi al contrario ha sempre ben presente cosa i medici devono fare.

    Il cesareo si faceva alle donne morte di parto, per salvare il figlio, per questo è nato.
    Possibile che tra il cesareo, e il parto a casa non ci sia una via di mezzo di buon senso?????

    RispondiElimina
  12. Appunto, Luna. A me, che pure non sono medico non mi pare logico passare da "decide tutto il dottore" a "decide tutto il paziente previa informazione". Capisco che da un punto di vista strettamente legale il discorso dell'avvocato sia impeccabile - tuttavia non mi sembra carino far lavorare intere categorie di professionisti con una spada di damocle sulla testa. Altrimenti si paralizza il sistema. Non ho dubbi che si possano spiegare bene gli eventuali rischi di una qualunque operazione, mi resta meno chiaro come sia possibile anche solo pensare di eludere la questione dell'asimmetria di posizioni tra chi cura e chi viene curato. Alla fine della fiera - lo dico da paziente - da un medico non voglio solo le informazioni su eventuali rischi ma anche dei consigli su quale sia, nel caso di una malattia per esempio, la cura migliore. In qualche modo lo "pretendo" ma non per abdicare a una responsabilità ma perché presumo ne sappia più di me. Se questo sventurato/a che dovrebbe anche consigliarmi teme di essere trascinato in tribunale temo non mi dirà nulla - è umano. Non so, ho paura di non essermi spiegata. Spero ci sia una terza via tra i due aut/aut.
    barbara

    RispondiElimina
  13. Valeria, infati la mia domanda era prorpio per sapere da un avvocato se tale dicitura davvero ESISTE e può essere invocata in questi casi.

    Perchè io personalmente lo trovo oltre che folle, anche un'offesa personale alla donna.

    RispondiElimina
  14. gli psichiatri dico che non esiste questa capacità di intendere e volere.
    e tanto mi basta.

    RispondiElimina
  15. 'Probabilmente la donna verrà RISARCITA profumatamente dall'azienda per "solo" i danni psicologici.
    Procedimento civile andato a BUON FINE'.

    Una domanda a te , Luna, fiduciosi che l'avv. compaia per le risposte.
    Il signor Gianni Cade dalla bicicletta e le p@lle gli vanno in necrosi (così capiscono tutti); sottoposto ad orchiectomia bilaterale urgente diventa sterile. Chi risarcirà in quel caso i suoi danni psicologici (ci fosse almeno un procedimento civile che va a buon fine, nel senso che nessuno ha avuto colpe! Lì, manco quello).E per l'avv.
    'se non c'è l'epidurale perchè l'ospedale scelto è povero , ci sono sempre le vecchie iniezioni, che un sollievo parziale lo danno': nel caso in cui la vecchia iniezione sia stata fatta e questa, come da copione, non ha portato nessun giovamento ma solo danni psicologici per il dolore da parto, si può configurare ugualmente un risarcimento per danni psicologici alla MALcapitata nell'ospedale povero?
    ___ segue

    RispondiElimina
  16. Per la gentile avvocatessa una sola domanda: cosa rischia Stefano Bottari? Mi scuso se faccio un copia incolla, anche con i colleghi che magari conoscono il caso, per velocizzare. Ecco il fatto:


    "Roma, 12 gen. - Un medico romano, Stefano Bottari, primario chirurgo nella Capitale, ha deciso di non operare un paziente non urgente che in precedenza aveva denunciato un collega. "Come Amami ha più volte predetto, se la legge non ci metterà al riparo dai danni conseguenti alle denuncie infondate di malpractice, i medici, impauriti, si asterranno dall'operare cittadini 'non urgenti'". Lo dice Maurizio Maggiorotti, presidente dell'Associazione di difesa dei medici accusati ingiustamente di malpractice, evidenziando il caso. "Come avevamo previsto - aggiunge - in questo clima da caccia alle streghe, alimentato da campagne pubblicitarie che incitano a citare i medici in giudizio, i colleghi hanno iniziato a rifiutare gli interventi dei pazienti 'a rischio-denuncia'". "La persona è venuta a farsi visitare - spiega lo stesso Bottari in una nota – per un intervento riparatore a seguito di un'operazione descritta come 'riuscita male'. Con un atteggiamento rivendicativo ha presentato il caso come 'esempio di malasanità'. In questo contesto poco rassicurante - ha aggiunto Bottari - non mi sono trovato nella condizione di serenità giusta per il compimento di un intervento chirurgico. Mi sentivo in tensione e in pericolo per l’eventualità di essere esposto anche io e la struttura nella quale opero a ritorsioni legali". "La chirurgia - ha sottolineato ancora Bottari - deve essere affrontata con la mente libera e con il giusto stato d’animo, e non con la paura di essere denunciati. E' necessario un rapporto di totale fiducia tra medico e paziente perchè lo stato di paura del chirurgo mette a rischio la buona riuscita dell'intervento. Diventa quindi un obbligo rifiutare l'operazione per proteggere il paziente".
    Grazie

    RispondiElimina
  17. l'intervento di Cecilia è utile e mette in luce una serie di problematiche.
    Non ho tempo purtroppo per seguire tutti i commenti... ma vorrei capire che ne dite dei riferienti all'h di Monza.
    Se è discutibile la questione cesareo (l'esempio che porta vito del chirurgo poco sereno è una realtà), credo che ci sia poco da dire sulle peridurali decise dall'alto.
    O sbaglio?

    RispondiElimina
  18. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  19. Secondo me sbagli.

    C'è una questione culturale e ideologica che il tuo blog cerca di scalfire, l'idea che il dolore del parto c'è sempre stato e che è empio toglierlo - una concezione "asiatica" della tradizione, se mi passi l'immagine - e che interferisce continuamente nella discussione.

    Però, una volta sgombrato il campo da questa componente non trovo affatto peregrine le perplessità degli operatori sul bilancio costi/benefici, esattamente come per il taglio cesareo. Giustamente Valeria cerca di disseminare con il suo blog dati e letteratura che propendono per un bilancio costi/benefici a tutto vantaggio della mamma perché è su questo che si può cambiare rotta. Secondo me.

    Giustamente nel blog di Loredana Lipperini è stato citato Michael Jackson come esempio di paziente che potrebbe trascinare il medico in un inferno di trattamenti inutili e dannosi. Certo che con i soldi troverai sempre un Conrad Murray disposto a farteli, ma di un "medico" del genere io sinceramente non so che farmene.

    RispondiElimina
  20. maia stiamo dicendo la stessa cosa.
    Però se una non vuole in nessun modo partorire vaginalmente credo che sia suo diritto ottenere il cesareo. Magari pagando per carità.
    Ma discutiamone.
    E' lo stesso discorso del parto in casa. Non si può obbligare per legge a partorire in ospedale....

    RispondiElimina
  21. Quel che ha scritto Cecilia - dal poco che ne so e che ho letto - è parere condiviso da larga parte dei giuristi o di studiosi del diritto. D'altra parte anche i medici hanno le loro ragioni. La trasformazione della persona da paziente in carico al medico a paziente consapevole ha bisogno di una cultura condivisa, tesa ad evitare gli eccessi. "Di pancia" capisco bene il comportamento del medico su cui ha scritto Vito. Di testa mi rendo conto non sia vivibile un modello in cui il dottore chiede al paziente se ha intentato cause ad altri medici. Anche questa è un abdicazione del sistema sanitario nazionale. Poiché sono persuasa della buona fede di fondo della gran parte dei medici e della gran parte degli avvocati - credo urga un sistema per scambio di saperi e prospettive.
    barbara

    RispondiElimina
  22. Io credo che il punto cruciale di tutto sia quello messo in luce da Barbara:

    c'è una ovvia e quasi non discutibile imparità tra il professionista (in questo caso il medico) ed il cliente (il paziente).
    Motivi: diverse competenze e quindi anche difficoltà a capire certi linguaggi, comportamenti che possono andare dai più corretti, umani ed alla mano ai più freddi, distaccati e quasi seccati, differenti posizioni delle parti: uno ha un evidente bisogno per questioni di salute personale e l'altro invece sta benissimo e ha il compito di curare, ecc ecc

    Da qui le scelte del paziente , per vari motivi, possono essere in realtà poco consapevole e dettate invece da una estrema fiducia oppure al contrario rassegnazione.

    In mezzo sta l'infomazione troppo spesso fatta "ad hoc" per opportunità del medico, della struttura o per sue filosofie personali (mi riferisco alle ost talebane). Ma ci sono anche un sacco di persone credulone o che seguono le mode (vedi cliniche private....ad es) senza cercare di verificare e di confrontare le info altrove. Oppure quelli che quando inizi a parlare ti mettono a tacere affermando che non vogliono sapere NULLA ...che sarà quel che sarà....oppure perchè sono terrorizzati e meno si sa meglio è.

    La colpa può stare da entrambe le parti e poi dipende dai singoli e dai casi.

    Geka, bisogna però dire a Cecilia che risponda.

    Le domande poste sono troppo importanti!

    RispondiElimina
  23. Concordo con Luna e Barbara. Va recuperato un rapporto di fiducia tra medico e paziente senza tornare indietro.
    Occorre uno sforzo da parte di tutti.

    Luna Cecilia ha veramente poco tempo ma sono certa che risponderà appena può :)

    Sul cesareo. Vanno definiti alcuni casi secondo me da garantire se non gratis con un ticket politico.
    Parlo delel multipare con esperienze disastrose alle spalle, quelle con attacchi d'ansia ecc (ricordate il parto di Mariquita? In gro per la toscana ad elemosinare la certezza della peridurale dopo un primo parto veramente sfortunato).
    Va evitata secondo me alal donna, un'attesa di 9 mesi dove non si sa di che parto partorire.
    Occorre inoltre garantire tutte le "armi" a disposizione. Peridurale prima di tutto. Forse la serenità di sapere che si potrà comunque scegliere in qualsiasi momento un'opzione o un'altra potrà evitare un intervento chirurgico.

    RispondiElimina
  24. So che Cecilia ha tempo zero. Ma ci spero.

    Io sono contrarissima al cesareo privato su richiesta della apziente. Questo alimenterebbe ancora di + le cliniche private, che già li fanno con disinvoltura e spesso senza o con poca sicurezza.

    Sono contraria cmq al privato in genere.

    Se in tutti gli H italiani venisse offerta senza pregiudizi l'analgesia epidurale verebbero abbattutte quasi tutte le richieste materne di tc. E non si porrebbe + il problema.

    Ne sono sono certa.

    RispondiElimina
  25. Bellissimo dibattito nei commenti. Il livello degli interventi è così alto che un po' mi vergogno a dire la mia, molto più terra terra, però ci provo. Mi sta bene il diritto delle partorienti ad avere il trattamento che richiedono, ma non dovrebbero esserci dei limiti? non andrebbe anche contro la deontologia del medico fare un cesareo= intervento chirurgico non necessario perché così richiede una donna in forte sofferenza? leggendo il post mi saliva un po' di disagio all'idea che la conseguenza delle applicazioni della legge così come sono proposte qui possa essere chirurgia on demand. O non ci ho capito niente io?

    RispondiElimina
  26. Anch'io quoto Luna. E mi piace ricordare che ciascuno di noi, nella sua vita, si trova a ricoprire la parte debole (asimmetrica) di una relazione. Il paziente col medico, tuttavia il medico è anche un cittadino/a che, a sua volta, avrà la stessa posizione di asimmetria rispetto ad altri mestieri come quando si rivolge a un avvocato, a un commercialista o a un altro professionista altamente specializzato - dall'idraulico all'architetto. Dunque questa asimmetria non è mai totale bensì ricoperta "a giro" da ciascuno di noi nelle diverse condizioni della vita. Forse rammentare a se stessi ciò potrebbe aiutarci a ricostruire relazioni medico/paziente più fiduciose. Ultimo ma non da ultimo, è del tutto disdicevole nella mia modesta opinione che gli ospedali abbiano indirizzi ideologici - come, per esempio, qui la peridurale non la somministriamo per principio perché siamo per il parto naturale.
    barbara

    RispondiElimina
  27. Ricostruire il rapporto di fiducia medico paziente. siamo tutti d'accordo,ci si 'quota' nei post,si cerca di capire il 'disagio' della 'controparte' (sì, perchè senza recuperare questo rapporto medico e paziente sono controparti fin dall'inizio), ma c'è qualcuno propositivo? Come si fa? Da dove si comincia? Non lo so. Posso provare a Cominciare dalla stampa? Come faccio io cittadino a riconquistare una fiducia che 1)i media 2)i legali , mi dicono di non avere? La notizia di malasanità non manca mai, un post come quello che stiamo discutendo ci dice che Vorrei allora scrivere qualche dato che magari non tutti conoscono, anche per allontanare l'aggettivo 'terroristico', che anche recentemente è stato affibbiato al blog. Sapete che dal 2009 è stata istituita una commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari
    Vorrei soltanto riportare un dato di fatto, che dovrebbe far pensare a quanto si fa sensazionalismo sulla malasanità._________ segue

    RispondiElimina
  28. Questa commissione ha effettuato un' indagine in 90 procure, il risultato è clamoroso, ma nessuno sembra abbia avuto interesse a diffonderlo.In breve , copio - incollo :
    "per quanto riguarda le lesioni colpose, su 901 casi riguardanti personale sanitario, di cui 85 interessanti la gravidanza, il 40% è stato archiviato subito e per quelli che risultano conclusi sono state registrate 2 condanne. Per l'OMICIDIO COLPOSO, dei 736 casi ascrivibili a personale sanitario, il 35% viene archiviato prima del processo e tra quelli giunti a conclusione nessuna condanna è stata rilevata". Le conclusioni che si possono trarre sono: o scandalismo è sinonimo di giornalismo, oppure i tribunali sono 'di parte' e il giusto 'peso' della sanità lo danno solo i giornali.
    Con questo non voglio assolutamente dire che tutte le iniziative,recenti (Risk management), per il controllo dell'errore medico, vadano ridimensionate e che le strutture che abbiamo siano al top per scongiurare l'errore umano (che quando c'è deve essere giustamente perseguito).
    Tutto qui, scusate l'OT, ma in attesa delle risposte del legale, mi è 'scappato questo post, che dovrebbe ancora una volta far riflettere chi pensa che medicalizzazione sia anticamera di danno. L'esempio che ho letto sopra dell'isterectomia per emorragia dopo TC che, in sede giudiziaria non è stata imputata a colpa di qualcuno, ma che verrà risarcita, mi lascia sbigottito. Intendiamoci, anche a me piacerebbe entrare in una zona franca (Ospedale) dove, se mi capita qualcosa, lo Stato (perchè se paga l'assicurazione dell'USL poi siamo noi che paghiamo)mi dia la consolazione del rimborso anche se la colpa è di madre natura e della medicina che ancora non è scienza perfetta ma perfettibile; anche a me piacerebbe.

    RispondiElimina
  29. Ultima domanda al legale, che sposta tutto il problema del San Gerardo fuorilegge sui favori al personale interno (che esistono sicuramente come esisteranno, penso , in molti altri ambiti lavorativi ma nella sanità fanno ancora più 'specie'), quando leggo:

    'Un esempio pratico di applicazione della potestà medica contro la volontà della partoriente è la pratica ostetrica al San Gerardo di Monza: i sanitari ritengono che sia buono e giusto che la donna partorisca con dolore, e non ha il diritto di chiedere un'analgesia per non soffrire'.

    Allora, la situazione qui è chiara. C'è una legge dello stato che inserisce l'epidurale nei LEA. Ma è lo stesso stato che non riesce a far fronte a tutte le richieste. Se quel 23% è al di sotto delle disponibilità fornite al punto nascita, che potrebbe erogare ad es. non il 23% ma il 60% di peridurali, è l'USL in questione fuorilegge. Chi lo deve decretare questo? Una sentenza perchè una singola donna intenta una causa pagando un singolo avvocato?

    RispondiElimina
  30. Io invece sono favorevole al cesareo su richiesta. Va da sé che tale pratica non va incoraggiata, che bisogna informare per filo e per segno circa i rischi che tale intervento comporta, che bisogna adoperarsi perché a tutte sia garantio un valido servizio di analgesia e, in generale, una valida assistenza durante il parto, però, se nonostante tutto la donna vuole il cesareo, che cesareo sia. Non vedo perchè eseguire un cesareo su richiesta andrebbe contro la deontologia del medico, visto che l'intervento serve a tutelare il benessere psicologico della paziente. Con lo stesso principio sarebbero da condannare, ad esempio, tutti gli interventi eseguiti, anche nel pubblico, a fini fondamentalmente estetici. Poi francamente non mi pare che in Italia sia così difficile ottenere un cesareo su richiesta, anche in ospedale: basta scegliere un ginecologo che sia morbido a riguardo. Può essere più difficile per chi non si fa seguire privatamente, ma proprio per questo io sono dell'idea che il cesareo debba essere una scelta possibile, per chi di parto vaginale proprio non ne vuole sentir parlare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Crotone-malore-dopo-un-parto-cesareo-ragazza-di-18-anni-muore-in-ospedale_312879919107.htm

      Se si legge di malasanità, purtroppo le sequele peggiori sono proprio dopo un cesareo.
      Magari basta riflettere su questo aspetto per capire che alcuni medici non sono proprio così sereni a praticare un cesareo su richiesta materna.

      Elimina
  31. @ Vito

    "Ricostruire il rapporto di fiducia medico paziente. siamo tutti d'accordo,ci si 'quota' nei post,si cerca di capire il 'disagio' della 'controparte' (sì, perchè senza recuperare questo rapporto medico e paziente sono controparti fin dall'inizio), ma c'è qualcuno propositivo? Come si fa? Da dove si comincia? Non lo so. "

    Sono noiosa, ma secondo me la pratica della valutazione anonima del reparto sarebbe uno strumento valido. Chi non è contento, fosse anche solo per un infermiere molto sgarbato, trova immediato sfogo e dà un feed-back prezioso alla direzione. Inoltre nello stesso foglietto si possono dare informazioni rispetto al meccanismo di reclamo all'URP e all'audit per i casi più gravi. Sono tutti sistemi di monitoraggio interno in cui il paziente si vedrebbe ascoltato dalla ASL e tutelato, rispetto al singolo medico, da parte della struttura (e non da un avvocato). L'utente capisce benissimo se il feed-back viene ricevuto con attenzione o meno, basta che ci sia la volontà di farlo.

    RispondiElimina
  32. AL volo.
    La proposta di mai mi pare una delle tante.
    Da parte dei medici ci dovrebbe essere un piccolo sforzo nel compilare i partogrammi (ad esempio). O nell'evitare di far sparire tac in caso di contenzioso (tre casi segnalati alal sottoscritta per danni neurologici al neonato. Oltre alle tac sono state manomesse le cartelle con gli orari di inizio travaglio, rottura delle acque ecc...).

    Non voglio dire che accada sempre... ma succede e questo non aiuta ad aver fiducia.

    Da aprte dei pazienti si dovrebbe riscoprire il valore positivo del rapporto di autorità (chiamiamolo così và). Ossia l'assimetria di cui parlava Barbara.

    Inutile giraci tanto attorno. Se mi si rompe la tubatura dell'acqua e chiamo l'idraulico è lui, con magari il suo diplomino da terza media, a sistemarmi la casa allagata. E io mi affido a lui e mi fido. E lo pago pure tanto. Perchè di tubature non ci capisco un tubo.

    Capisco che affidarsi a qualcuno quando è in gioco la nostra pelle o quella di un nostro caro... è operazione a volte difficile. Ma basta pensare a quante volte lo facciamo (quando prendiao un aereo, quando saliamo in funivia, quando montiamo in bici) per metetrci un pelino più sereni.

    E navigare su internet ok. Ma rammentarsi che anche un mese di google non ci può regalare conoscenza ed esperienza di chi ha studiato per anni e lavorato - per anni ancora - in ospedale.

    RispondiElimina
  33. Hai fatto un bell'esempio, l'idraulico: non mi sembra che sia una categoria particolarmente amata ;-) Il fatto è che secondo me in Italia in questi ultimi 15-20 anni si è rotto un patto di fiducia fra quasi tutte le categorie, basti pensare a quel che si dice degli insegnanti cialtroni, i poliziotti panzoni, gli statali fannulloni e i liberi professionisti evasori.
    Per recuperare la fiducia reciproca occorre vedere che i furbi e i lavativi vengono sanzionati in quanto furbi e lavativi, cioè che ci sia una supervisione che funzioni. Altrimenti il singolo lavoratore onesto si sente fregato e messo con le spalle al muro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Temo non sia solo questo.
      Premetto che chi sta poer fare sto discorso crede profondamente nella libertà dell'individuo e fino a prova contraria mi sento di sinistra (anche se questo blog sta mettendo a dura prova le mie posizioni politiche :) ).

      I genitori non hanno più rispetto degli insegnanti (e per transitività neppure i loro figli) per quell'azzeramento dei rapporti asimmetrici accennati da Barbara.

      Per quanto possa sembrare illiberale e fascista esistono rapporti così, sempre. I genitori non sono alla pari con i figli e viceversa ecc...

      Accettare l'autorità del medico in forza della sua esperienza/conoscenza non vuol dire affidarsi ciecamente a lui.
      Significa riconoscere una competenza che molti non hanno.
      E sentirsi liberi di fare le domande più cretine.
      Anche chiedere: "Ho letto su internet...", ma come domanda, non come "Ho letto su internet dunque so".... scusate ma sono di frettissima e non ho molto tempo per spiegarmi meglio...
      spero sia chiaro il discorso.

      PS discorso che va esteso a tutte le categorie. ANche agli idraulici "Ho lketto su internet che tizio ha cambiato le tubature per metà del prezzo che vorrebeb farmi lei..." a me ha funzionato (con l'elettricista in verità).

      Elimina
  34. @Maia
    @Geka

    Trovo le vostre riflessioni specchio fedele di una società che è lentamente (dall'avvento della TV!) ma costantemente ed incessantemente cambiata nei rapporti del singolo con la cosiddetta autorità (in qualsiasi settore). inutile sprecare tante parole, da una parte ci sono coloro che sanno, dall'altra un tempo c'erano coloro che non sapevano e si affidavano. Adesso dall'altra parte ci sono coloro che possono documentarsi e che non si affidano ( o fidano, non cambia niente). Cito le affermazioni di Mammamia del post passato, ma questo può valere per questioni di qualsiasi natura:

    'la distocia avviene prevalentemente per condizioni di stress della madre'
    Alla mia richiesta riguardo le 'fonti' ecco la risposta:
    'non si fondano su nessuno studio, ma con l'approccio generale dei reparti di ostetricia in italia, non faccio fatica a credere che dare un figlio alla luce sia qualcosa di altamente spiacevole e difficile'.
    Sono convinto che la signora sia colta e non una sprovveduta.
    Lo stesso : ho letto il link qui a fianco che gestisce Maia (il mio parto,
    sarebbe capitato anche in ospedale,
    3 giorni fa) e leggere che se quello che è successo alla signora a domicilio fosse successo in H la signora sarebbe stata isterectomizzata per motivi di tempo è un po' la stessa cosa. Ma ripeto, non vale solo per la medicina, vale per tutti gli altri ambiti professionali che coinvolgono la nostra attuale società. Il rapporto di fiducia , sono molto pessimista è perso. Ho cercato di far capire quanto la malasanità sbandierata dai giornali sia un bluff: ma vedo che la cosa non interessa neppure tanto; poi si fa molta confusione. I giornali non fanno sensazionalismo sulla maleducazione dei sanitari, sull' 'infermiere molto sgarbato' o sulle inascoltate richieste di cesareo. Lo fa presentando la classe medica come incapace, cinica, avida (nessuno dice che di questi esemplari non se ne trovino, diciamo solo che si esagera), quello della poca 'umanità'è un capitolo a parte; anche quello da affrontare e che non riguarda purtroppo solo la sanità. Sarò molto pessimista ma non vedo nessuna soluzione efficace per riportare questo rapporto, perchè questo presuppone che cambi questo atteggiamento 'medio' dell'una e dell'altra controparte: questo mi sembra davvero impossibile.Leggendo il blog tutte le speranze vengono riposte nelle 'denunce', di qualsiasi tipo. Per me sono lecite e doverose, ma per le istituzioni che regolano adesso la sanità, queste saranno, anche quando giuste, l'unico modo , paradossalmente, per dare più fiducia al malcapitato utente della sanità.

    RispondiElimina
  35. Ho letto con molto interesse lo studio della commissione citata da Vito, tant'è che sto cercando di procacciarmene la copia integrale che, per ovvi motivi di spazio, non poteva essere postata. Dal mio punto di vista - limitato - non c'è niente di male nelle relazioni asimmetriche e il diritto - non gli avvocati, proprio il diritto - ha una certa difficoltà ad assimilare questo concetto quando concepisce le leggi regolanti la civile convivenza. Su questo blog si è invitato spesso a denunciare, credo a volte sia un passaggio ineludibile soprattutto se si chiama in causa la struttura e non il singolo medico o operatore sanitario. A mio modestissimo avviso, però, è del tutto inutile individuare nel colpevole la stampa cattiva, o la televisione o Internet. C'è stato proprio un passaggio culturale da parte dei pazienti, stufi (a torto o a ragione) di essere nelle mani di persone che non si peritavano di spiegare loro cosa avevano o cosa stavano facendo. Sto parlando di una cinquantina di anni fa, non di oggi. Riequilibrare i rapporti necessita di una cultura condivisa da cui siamo lontani e di uno scambio di saperi tra diversi soggetti - medici, avvocati, giuristi, ecc.
    barbara

    RispondiElimina
  36. @Barbara
    Riprendo le trasmissioni, dopo screzi da parte mia sopiti, se vuoi. Purtroppo scrivo a sprazzi, fra una ninna nanna andata a buon fine e qualche minuto di libertà al pc inaspettato.Vorrei fare solo un appunto su quanto scrivi della 'civile convivenza' e del recupero della fiducia medico paziente. Non intendevo attribuire TUTTE le colpe a 'stampa cattiva, o la televisione o Internet' (una parte indubbiamente). Mi riferivo proprio a quello che tutti chiamiamo progresso, se fra i suoi connotati ci includiamo la crescita culturale di un N° sempre > di persone. Inutile prenderci in giro: se vai in H. per partorire, quanto può cambiare la tua opinione riguardo il medico quanto questo sappia " spiegare" + o - bene "cosa" ha fatto? Su questo blog sei arrivata ad essere minacciata di querela, ci siamo scritti parole pesanti semplicemente discutendo di questioni sulle quali non eravamo d'accordo. Eppure ti assicura che non ho mai scritto con la volontà di prenderti in giro per divertimento. Prova ad immaginare tutto questo in un H., dove vai per partorire ed invece ... omissis per scaramanzia. Perchè sono così pessimista, come scrivevo sopra? Il progresso, sì: è inevitabile e giusto (scrivo terra-terra) ma comporta sempre aspetti negativi. L'ambiente ad es. non ha beneficiato sicuramente del 'progresso'. Entro nel tuo orticello: l'etica. L'acquisizione di una coscienza laica nel mondo occidentale siamo sicuri che abbia cambiato in meglio l'etica degli individui? Con questo, tanto di cappello alle intelligenze sopraffini di molti atei, ma dagli anni '80 si può parlare per le moltitudini (di genti, soprattutto occidentali) di edonismo, di un Dio danaro più forte di qualsiasi altro Dio? Quello che tu chiami 'scambio di saperi tra diversi soggetti - medici, avvocati, giuristi, ecc. ' , mi sbaglierò, ma denota proprio questo, se portato in sanità: nella società attuale si entra in H e se ne usciamo bene tutti hanno fatto il loro dovere o se si pensa non lo abbiano fatto si può lasciar perdere. Se si va a partorire e il tutto finisce con un isterectomia (vedi il caso clinico di Luna)è la rotine (fiducia o non fiducia in quel medico)aprire un contenzioso. Inevitabile che lo 'scambio di saperi tra diversi soggetti - medici, avvocati, giuristi, ecc.' porti a questo. La fiducia, di fronte al danno subito, ha bisogno della conferma data dallo 'scambio di saperi tra diversi soggetti - medici, avvocati, giuristi, ecc'.Ergo va a farsi benedire. Finisco scrivendo che ho letto gli esiti della commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari nel dicembre scorso. Non dovresti avere difficoltà cercando semplicemente anche su google. Se ho tempo ti cerco il link,se vuoi.

    RispondiElimina
  37. Vito accolgo l'ascia di pace, d'altra parte le polemiche esistono e io non certo una persona di buon carattere. Spero, questa volta, di riuscire a spiegarmi bene e a non dare adito a fraintendimenti. 1)Sono persuasa non sia possibile eliminare l'asimmetria nei rapporti tra medico e paziente. E' una condizione che contiene anche molto di buono: il medico ha delle competenze utile per il paziente, sia esso una partoriente, uno col ginocchio rotto, o un malato di cancro e tutto quello che passa in mezzo a queste condizioni. Il sapere dei medici e del personale sanitario è una risorsa preziosa per la società. Ci siamo - tutti - troppo in fretta dimenticati i dati della mortalità (non solo delle partorienti e dei nascituri, ma di chi aveva una cardiopatia per cui non esisteva soluzione. Il progresso è un bene. L'allungamento della vita può essere una benedizione. 2) Persino gli ospedali - certo a macchia di leopardo - sono di molto migliorati rispetto a quelli visti dai nostri nonni. Alcune zone fortunate del paese hanno ambulatori sul territorio. 3) Nella mia personale esperienza (non pretendo esaurisca il mondo) l'incontro con la sanità pubblica è stato fortunato - anche quando i medici non sono riusciti a guarire la persona in cura non mi ha mai sfiorato l'idea che non stessero facendo il massimo e non ho individuato trascuratezze o altro. E sai come si diventa sensibile quando il ricoverato è una persona cara. 4) Sempre la mia personale esperienza mi induce a pensare che molte persone sono convinte dell'onnipotenza della medicina. Il che purtroppo non è - e non perché i medici non studiano abbastanza ma perché ci sono dei limiti, delle malattie per cui ancora non c'è guarigione.
    barbara (1/segue)

    RispondiElimina
  38. barbara (2)
    Quando è morto mio padre - ottimamente curato e assistito, non sono stati gli avvocati a darci la caccia ma molte persone normali per le quali era inammissibile che una persona potesse morire nonostante le cure. A nessuno di noi è venuto in mente di chiamare un avvocato o di denunciare quei medici. Avevano fatto il possibile e non è certo colpa loro se non esiste una cura definitiva per tutti i tipi di cancro. 3) Capisco la pressione cui può essere sottoposto un professionista, che lavora molto spesso in strutture fatiscenti, stretto dall'esigenza di curare e quella di sopravvivere curando senza lasciarci lui o lei la pelle o la reputazione. Credo con questo di aver chiarito la mia posizione rispetto al personale sanitario.
    Cecialia pone un punto di vista diverso, che è quello della giurisprudenza. E trovo sia interessante per tutti comprendere come la legge ci vede. Da un punto di vista teorica - almeno nella mia modesta opinione - definire un atto illecito anche quando va a buon fine è illecito se è praticato contro la volontà del paziente mi pare poco assennato. Tuttavia non penso questo sia un "delirio" di Cecilia un orientamento della giurisprudenza. Per quanto mi riguarda, trovo che le buone leggi siano quelle calate nella realtà delle cose. Adesso butto lì una sciocchezza - correggetemi se vado fuori - ma la stessa organizzazione degli ospedali e degli ambulatori non permette ciò che la legge dà per scontato. Sarebbe davvero impossibile parlarsi tra medici e giuristi - al di fuori delle aule dei tribunali per trovare dei punti di condivisioni - anche passando per scazzi feroci? (2/segue)
    barbara

    RispondiElimina
  39. Barbara (3)
    Tutte le persone che scrivono qui - in primo luogo la padrona di casa, hanno a cuore la sanità pubblica. Senza i lavoratori è un simulacro vuoto. Incontriamoci, litighiamo, proviamo ad avanzare delle proposte. Davvero per me - e credo per moltissimi lettori di questo blog - è intollerabile l'idea che un gruppo di lavoratori debba vivere con la spada di damocle della denuncia personale. E' altrettanto inaccettabile però - e qui torno sul parto - che la partoanelgesia non sia non dico promossa ma seriamente ostacolata. Probabilmente anche da modelli di organizzazione interna non dipendenti dalla volontà dei medici o degli operatori. Abbiamo bisogno di allearci - anche litigando. Cecilia non è nemica dei medici e i medici non sono il bersaglio di Cecialia. Dobbiamo incrociare i saperi e le difficoltà sul campo per difendere ciò che - a oggi - è l'ultimo baluardo per difendere la salute di tutti. Pensiamoci. Sarò lieta di avere gli estremi del documento citato.
    barbara

    RispondiElimina
  40. Barbara, Vito,
    felice che l'ascia di guerra sia stata sotterrata. Così mi smazzo meno a fare la moderatrice :)

    @ Barbara,
    condivido il tuo pensiero (ma già lo sai). Vito si riferisce a questo:
    http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=6770

    Non ho ancora reperito i documenti ufficiali, ma avevo già postato nei gruppi facebook l'articolo.
    L'argomento meriterebbe un post. Purtroppo in questo periodo faccio non poca fatica a seguire il blog e ad approfondire certi argomenti.

    Vorrei segnalare che l'articolo in questione (riporto l'cchiello per chi ci legge)....

    I dati resi noti recentemente dalla Corte di Cassazione e dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori medici dimostrano l’inconsistenza delle accuse contro i sanitari accusati di malpractice. Ma il contenzioso cresce e per questo occorre recuperare il rapporto fiduciario con il paziente.

    mi è stato segnalato dalla coordinatrice del Troibunale per i Diritti del Malato della Riviera del Brenta. A riprova - caso mai ce ne sia bisogno - che le associazioni che rappresentano i pazienti, hanno ben chiaro il valore/sforzo del lavoro degli operatori sanitari tutti.

    RispondiElimina
  41. Al volo
    @Geka
    grazie del link e di avermi rispiarmato la ricerca. Vorrei che però le conclusioni di questa Singola, recente inchiesta non venissero lette con un 'lasso': le associazioni che rappresentano i pazienti, hanno ben chiaro il valore/sforzo del lavoro degli operatori sanitari tutti. Per mancanza di tempo cito solo una conseguenza di quanto si puà evincere: se uno studio legale promette il compenso a risultato raggiunto mente sfacciatamente, perchè nessuna azienda ottiene plusvalenze pagando 2 e guadagnando 1. A questo si aggiungono tutte le considerazioni sulle colpe dei media cui ho già accennato etc.
    @Barbara
    Apprezzo quanto scrivi ma per me il simulacro rimane non vuoto ma pieno di operatori che cominciano ad essere, minimo, SCOCCIATI da questa deriva legale esagerata. Inutile parlare del mio atteggiamento (posso dire che faccio il mio lavoro con tranquillità ma non interessa a nessuno qui, dobbiamo guardare ai grandi numeri). Nell'ultimo post ho parlato di pessimismo legato a cambiamenti della società.
    L'evasione fiscale (sia quella dovuta al riciclaggio di danaro sporco che quella dei singoli lavoratori) ammonta a 120 miliardi circa. Quanti governi si sono succeduti senza risolverla? L'evasione è un male attribuibile ad una società o no? Nei Paesi Scandinavi ci additano come ladri. Chiaramente il paragone è forzato, ma vedo un paese dove la spinta alla querela è ritenuta normale; non sto a ripetere tutte le mie considerazioni precedenti, ti dico solo che quando leggo "incontriamoci, litighiamo, proviamo ad avanzare delle proposte", lo farei volentieri se ritenessi possibile risolvere il problema in questo modo.
    Ma in una società dove ogni SINGOLO evento inaspettatto, o non voluto, o su cui non c'è accordo unanime è necessario "uno scambio di saperi tra diversi soggetti - medici, avvocati, giuristi, ecc." questo, opinione personalissima,mi dice che la situazione resta tale e quale all'attuale.

    RispondiElimina
  42. Scusa Vito non voglio assolutamente entrare in polemica con te. Tuttavia i saperi devono incontrarsi per conoscersi a vicenda. Ti pare normale che la definizione giuridica (chiedo scusa a Cecilia se sto sbagliando termine) del malato e dei suoi diritti sia così differente da come la percepiscono gli attori (medici e operatori)? Non si tratta di attribuire ragioni o torti ma di comprendersi - la giurisprudenza e la medicina, a quanto pare, hanno smesso di conversare. E' ora di ricominciare. Detto questo, credo il mondo e la società siano nettamente migliorati rispetto a 70 anni or sono.
    barbara

    RispondiElimina
  43. 'il mondo e la società siano nettamente migliorati rispetto a 70 anni or sono'.
    Potrei pensare il contrario? La precisazione che il progresso si accompagna sempre a regressi ( ho citato l'ambiente: la parola inquinamento la correli in qualche modo a quella di progresso o no?). I medici dialogano con i giuristi solo per sapere cosa dice la legge: magari fosse possibile cambiare la legge con semplici 'incontri' fra medici e giuristi.
    Senza nessuna vis polemica
    Vito

    RispondiElimina
  44. A riprova di quanto dico puoi vedere come nessuno dei sanitari del blog abbia detto a Cecilia che sbaglia (come spesso viene contestato a noi quando scriviamo di medicina), le abbiamo posto solo molte domande, pur nella quasi certezza di non ricevere risposte. Abbiamo sì espresso opinioni personali in merito a quanto scrive, ma penso che nessuno si illuda di cambiare una virgola di qualsiasi comma di qualsiasi articolo di codici e codicilli.
    Vito

    RispondiElimina
  45. Non so Vito, deve essere un tratto caratteriale - forse sono eccessivamente ottimista. Ma sì che si può cambiare -)
    barbara

    RispondiElimina
  46. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  47. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  48. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  49. @LUNA

    Si è aperta un'inchiesta. Tutti i medici alla sbarra per capire se avevano proceduto correttamente o meno. (anestesisti compresi).
    Un sacco di soldi , tempo e rotture di palle spesi. Rabbia da parte dei colleghi che non vi racconto! Sgomento da parte di tutti gli altri per ciò che i colleghi stavano passando.
    Tutto ciò PER AVER SALVATO UNA VITA .
    Conclusioni:
    tutti assolti perchè non sono state ravvisate colpe ; tutte le procedure effettuate sono state giudicate corrette.
    Probabilmente la donna verrà RISARCITA profumatamente dall'azienda per "solo" i danni psicologici.


    Visto che l'avvocatessa non risponde,almeno tu puoi togliermi questa curiosità? Se non sono state ravvisate colpe perchè è previsto il risarcimento?
    Poi non insisto più, promesso.

    RispondiElimina
  50. Non è stata ancora stilata la decisione definitiva del giudice riguardo il risarcimento, quindi purroppo non ti so rispondere. Mi dispiace.
    Ma credo si tratti solo perchè questa "povera" donna sostiene in pratica di avere la vita psicologicamente rovinata perchè non può avere altri figli e perchè la figlia (che ora avrà 9-10 anni) sembra essere profondamente turbata (?) da ciò.

    Sai com'è....magari io domani mi sveglio e mi girano le palle perchè mio figlio picolo sta subendo tutta una serie di traumi psicologici (tra pianti, urla e digiuni) perchè la mamma lavora sempre (sic!) a la vede poco causa turni allucinanti che l'azienda impone...vado da un avvocato e chiedo i danni per ciò....magari chissà....riesco pure a vincere!

    RispondiElimina
  51. Mi intrometto solo per dire che nutro lo stesso pessimismo di vito.
    Onestamente credo che a breve la Sanità Pubblica non esisterà più.
    La colpa? Un po' di tutti.
    Dei sanitari che dopotutto non hanno poi molto da perdere (credo, Vito-Luna obiettate se dico cavolate).
    Dei politici che si sgravano di una pesante voce di spesa.
    E dei cittadini.

    Concedendomi un po' di licenza poetica, penso che la denuncia di danni psicologici e l'aumento del contenzioso legale medico/paziente, nasca anche da una sorta di mutazione genetica del "cittadino" che è diventato (e si sente) un consumatore/cliente.

    Così all'ospedale non si chiede di garantire sicurezza ecc... ma di rispettare - è il caso dell'argomento di questo blog - le diverse richieste delle mamme.

    Come a un supermercato, vogliamo trovare agopuntura, epidurale, cromoterapia, musica, vasche ecc...
    E se non ci sono ci incavoliamo e creiamo quel clima teso che poi porta a denunce facili.

    Non dico che questa mia teoria sia vera in assoluto, né che abbia un peso rilevante nella questione... ma per me è certamente motivo di socnforto e origine del mio pessimismo.

    RispondiElimina
  52. @Luna cara

    'la vede poco causa turni allucinanti che l'azienda impone...vado da un avvocato e chiedo i danni per ciò....magari chissà....riesco pure a vincere!'

    Ma sai che non ci avevo pensato! Veramente geniale. Se le assicurazioni risarciscono anche quando non ci sono colpevoli , mettiamoci in fila e facciamo tutti una bella class action per tutti i danni psicologici da carenza affettiva che facciamo subire ai nostri figli!
    :)
    Vito

    RispondiElimina
  53. Trovo molto spiacevole che l'avvocata non abbia più risposto ai quesiti posti. Mi è rimasto il dubbio serio sulla discrepanza fra la formulazione di legge e la sua personale interpretazione di avvocato.

    RispondiElimina

Il blog non è moderato, pertanto tutti i commenti verranno pubblicati (tranne insulti, spam e pubblicità).
Se non vedete il vostro commento è probabile che sia finito nella mia casella di spam. Provvederò a pubblicarlo appena possibile.



I commenti troppo lunghi non vengono pubblicati da blogspot. E' bene dividerli in più parti.



Vi chiedo di postare come utenti registrati. L'alto numero di anonimi crea molta confusione.



Per registrarsi non è necessario possedere un indirizzo Gmail o creare un account Google.


Per iscriversi bisogna andare sulla barra blu sopra il titolo del blog, e cliccare sulla parola "Entra" in alto a destra. Si viene indirizzati alla pagina "Blogger" di Google, dove bisogna
A) inserire il proprio account Google (email e password)
B) crearsi un account Google (cliccare su "Inizia"), fornendo il proprio indirizzo email e una password. Non serve avere un account con gmail, può andare bene qualunque email (yahoo, libero, hotmail ecc.).
Ritornare alla pagina del blog, e firmare i propri commenti scegliendo il profilo "Account Google"

 
Related Posts with Thumbnails