mercoledì 28 dicembre 2011

Aborto, obiezione e anestesisti latitanti

Visto che Sara è rimasta interdetta alla notizia che sì, ad obiettare (in massa) non ci sono solo i ginecologi, ma pure anestesisti, ostetriche e infermieri, beh penso valga la pena tirare fuori dai miei preferiti questo vecchio articolo sul San Camillo di Roma.


Aborto: odissea al San Camillo, con (quasi) tutti anestesisti obbiettori
Una lettera conferma la denuncia della dottoressa Scassellati, che intervistiamo.
La notizia, sia pure in piccolo, sui giornali romani ci è arrivata. Ma la notizia non è così piccola, perché spiega che in uno dei più grandi ospedali romani - il San Camillo Forlanini - i medici non obiettori per quanto riguarda l'aborto sono rimasti in tre. E la fonte è insospettabile.

La notizia l'ha data, infatti, la dottoressa Giovanna Scassellati, direttore del reparto di Day Hospital - Day Surgery L. 194/78 (la 194, per chi non lo sapesse è proprio la legge in vigore in Italia sull'aborto) e responsabile del Centro di riferimento regionale. Il Day hospital è anche il Centro regionale per l'assistenza ed il trattamento chirurgico delle complicanze sanitarie correlate alle mutilazioni genitali femminili.
I ginecologi disposti ad effettuare interventi di interruzione di gravidanza - aveva detto la dottoressa Scasselati - sono ormai una “specie in via di estinzione”. Quindi abortire - legalmente - diventa “molto difficile”.


Una lettera denuncia e conferma

Un'agghiacciante conferma arriva stamattina da una lettera pubblicata nella sua rubrica quotidiana da Corrado Augias. "Proprio al San Camillo - scrive la lettrice - tre anni fa ho effettuato una Igv a causa di una grave malformazione del feto. Tralascio ogni considerazione sulla sofferenza di una simile scelta; una donna che arriva a 21 settimane il figlio lo voleva proprio.
Tralascio anche la sofferenza che la scelta mi comporterà per tutta la vita, perché l'aborto - a differenza di quanto spesso raccontano - non è mai un 'ripiego' facile.

Assolutamente ingobile è che io avevo bisogno di una epidurale per effettuare l'interruzione, ero molto agitata, avevo paura, avevo effettuato meno di un anno prima un cesareo per far nascere la mia prima figlia, ma gli anestesisti erano tutti obiettori. Passavano medici e ostetriche e mi dicevano che stavo facendo la cosa giusta, ma erano tutti obiettori".

E la lettrice così continua: "Non per motivi di coscienza (se mai in una struttura pubblica fosse lecita una simile possibilità) ma di carriera. Ero stata “appoggiata” con il lettino fuori le sale parto in attesa delle contrazioni forti. È straziante sentire i figli degli altri che nascono mentre tu non vuoi (e dico “vuoi” assumendomi tutte le responsabilità) far nascere il tuo.

Avevo dolori terribili, alla fine la dottoressa si è dovuta attaccare al telefono urlando come un pazza che mandassero l’anestesista del reparto dell’Ivg, l’unico in servizio non obiettore. Dopo lunghe ore di attesa mi fa finalmente l’epidurale. L’effetto dura poche ore (per interrompere una gravidanza avanzata ci vogliono a volte anche due giorni), quindi siamo da capo: non si trova un anestesista per ricaricare l’analgesico.

Ricordo ancora una anestesista tanto affettuosa che mi è venuta vicina a darmi conforto, ma nemmeno lei poteva fare nulla, era obiettrice. Così le ostetriche: so che poi mi ha aiutato la dottoressa per far finire quel calvario cercando di sostituire le ostetriche latitanti. Finale della storia: un’ostetrica dal cuore buono subito dopo l’espulsione del feto mi si è avvicinata e mi ha chiesto se volevo fargli il funerale: una simile domanda è prevista dalla legge!".

Solo un caso isolato?
Ma si tratta solo di un caso raro e isolato? Non per ogni ospedale italiano è possibile reperire il dato del numero di medici obiettori rispetto a quello dei medici non obiettori. Quello che è certo è che dagli ultimi dati disponibili, resi noti dall'Istituto Superiore di Sanità e poi inviati al ministero della Salute per la relazione sulla legge 194, il 60% dei ginecologi italiani è obiettore di coscienza.
Questo vuol dire che il numero degli obiettori in quasi tutte le regioni italiane è molto elevato, con punte massime in Basilicata con il 92,6% e in Veneto con l'80,5%.

Rilevante concentrazione nel Centro Italia
Una concentrazione rilevante la troviamo in centro Italia con il 70,3% e anche il numero degli anestesisti obiettori di coscienza è notevolmente aumentato.
Il reparto maternità del San Camillo è un padiglione a parte e il reparto in questione si raggiunge attraverso una sorta di scaletta di emergenza di ferro che porta in un sotterraneo, un posto che letteralmente non si vede. Lo troviamo come sempre: pieno di donne che aspettano.
La dottoressa Scassellati ha il suo piccolo ufficio accanto alla sala operatoria, il telefono squilla in continuazione, le carte che la burocrazia impone riempiono gli armadi, ma l'energia di questa donna non viene mai meno mentre ci racconta solo ciò che accade giorno per giorno da anni.

Siamo una minoranza
“Qui siamo una minoranza a non essere obiettori, gli anestesisti non si trovano. Non si può affrontare questa mole di lavoro in tre. Gli ospedali di Roma non garantiscono questo servizio e non è solo un fatto etico. È un lavoro malpagato”.
Questo angusto posto è altamente qualificato e si occupa di un terzo degli interventi della regione Lazio, un centro di eccellenza che assiste anche molte donne del Sud e oggi donne straniere.
“La professione di un ginecologo è far nascere bambini ma qualcuno deve anche svolgere questa parte che ha tante implicazioni personali e sociali”.
Da sempre esistono le gravidanze indesiderate per i motivi più disparati e c'è ormai da lungo tempo una legge dello Stato rafforzata da un referendum popolare. “I problemi con questa legge ci sono da sempre, l'iter che una donna deve seguire per l'interruzione volontaria di gravidanza non è semplice, prendere un appuntamento per interrompere la gravidanza è solo l'inizio di una vera e propria odissea tutta italiana”.

I movimenti anti-abortisti in corsia
Un viaggio tra ambulatori, accettazioni, colloqui, visite ginecologiche ed ecografie e la presenza dei volontari del Movimento per la vita in corsia. Di fatto è a rischio l'applicazione della legge 194, mentre le strutture pubbliche dovrebbero avere l'obbligo di garantire il servizio di interruzione volontaria della gravidanza.



E gli aborti clandestini?
“Il fatto - continua la dottoressa Scassellati - è che non credo siano diminuiti gli aborti, ci sono medici che si dichiarano obiettori e poi praticano aborti clandestini, è una fatica immensa lavorare in queste condizioni”.
La dottoressa ha accumulato un impressionante numero di giorni di ferie arretrate e il problema non sembra essere etico quanto politico, economico e - non ultimo - il tentativo di non rimanere legati a questo ambito e fare carriera. La questione è ovviamente molto complessa e la dottoressa non manca di osservare che la generazione sia cambiata e che c'è anche in parte una responsabilità femminile, “le donne sono tutte cesarizzate, sono spesso loro stesse che richiedono questo tipo di intervento”.



Scarsa informazione anche sui contraccettivi
Così come scarsa è l'informazione sui tempi dell'interruzione di gravidanza, sui metodi contraccettivi, sulla pillola del giorno dopo e sulla tanta discussa RU486. Se in paesi come Francia, Gran Bretagna e Svezia nel 2006 più di un quarto delle donne ha scelto l'aborto farmacologico, in Italia il ricorso alla pillola RU486 è ancora alla fase sperimentale: “Anche questo è un problema politico” prosegue la Scassellati, “in altri paesi c'è da anni, qui si deve fare la sperimentazione, si fanno fare relazioni sull'argomento a chi non ne sa nulla. La RU486 permette l'interruzione della gravidanza prima, in tempi più brevi e con meno rischi, in Europa siamo solo noi e l'Irlanda ad avere problemi con questo farmaco. Le donne sono passive.”

A Londra ad abortire
Così passive che molte ricorrono non solo agli aborti clandestini già citati ma è in aumento il numero delle donne che, come negli anni settanta, si reca a Londra ad abortire. Ovviamente chi ne ha la possibilità economica. “C'è un controllo sulle donne, in Italia si fanno pochi figli, ma non si pensa alle politiche per favorire la maternità. Questo paese sta diventando impossibile da vivere”. Il dato che ci forniscono è sconcertante, la prima causa di interruzione della gravidanza è per motivi di lavoro, le donne hanno paura di perdere l'occupazione. Di queste molte sono straniere. La situazione in questo caso è ancora più tragica, il progetto di mediazione culturale che va avanti da anni rischia di interrompersi. I pagamenti del 2008, quindi quelli relativi al lavoro già svolto, non sono ancora arrivati e sembra non esserci la volontà del Comune di Roma di rifinanziare il progetto. “Mi hanno detto che non c'è bisogno di questa mediazione culturale, che le donne straniere non hanno bisogno di un servizio in più rispetto a quelle italiane”.

23 commenti:

  1. L'argomento mi fa rabbrividire, amareggiare ed incazzare.
    Vorrei scrivere tante cose, ma non ho tempo ora.
    E allora mi limito a porre questa domanda: una donna che chiede una terapia antalgica per i dolori delle contrazioni che un aborto tardivo purtroppo provoca, davvero può sentirsi dire un NO per motivi di obiezione?
    Ovvero, tradotto in altri termini, da un punto di vista legale , DAVVERO SI PUò NEGARE una terapia ANTALGICA ad una persona che sa che andrà incontro a dolori allucinanti o che sta soffrendo tanto e la richiede? Può un anestesista barricarsi dietro la "scusa" dell'obiezione di coscienza per rifiutare di sedare i dolori? Davvero da un punto di vista giuridico il dolore può essere suddividiso a seconda della sua origine e pertanto si può scegliere se trattarlo oppure no? E quindi permettersi di giudicare quel DOLORE NON MERITEVOLE DI TRATTAMENTO perchè derivato da un atto in cui peraltro NOI (anestesisti) non veniamo coinvolti da un punto di vista operativo in nessun modo (mentre le ost ed i gine si) ma siamo chiamati solo a sedarlo?
    Spero che passi per di qua un legale e mi chiarisca questo punto, secondo me fondamentale ! Ci terrei tanto approfondirlo .
    Per inciso noi mettiamo gli elastomeri endovena con morfina e fans a dosaggi post-chirurgici : coprono i dolori molto bene e non ci caricano di alcun lavoro. Quindi l'epidurale non è l'unica scelta terapeutica e se vogliamo forse è pure inutile, potendo usare la via endovenosa (eliminando le complicanze dell'epidurale).
    Da noi l'elastoemro lo mettono TUTTI. E 2/3 di noi sono obiettori!
    luna

    RispondiElimina
  2. Luna attendo anch'io lumi normativi.
    L'articolo che ho postato fa veramente paura... ma se leggerai il libro di Chiara Lalli temo ti terrorizzerai molto di più :(

    RispondiElimina
  3. faccio un conto: faccio l'anestesista dal 1990. Ho girato province piemontesi (ops, io sono rimaste alle vecchie 5), tra ospedali piccoli, medi e gradi. Da studentessa ho girato tutti gli ospedali di torino.
    Gli anestesisti obiettori, che non fanno Ivg, ci sono e sono tantissimi.
    Anestesisti che si rifiutano di fare terapia antalgica, a priori, non ne ho mai trovati, ma mai mai, nemmeno sentiti.
    La peggior schifezza l'ho vista fare da un primario ginecologo: se beccava una donna con una gravidanza extra uterina, e non era sposata, le faceva a priori un taglio xifo pubico. Così impara, diceva. E ogni mattina, tibrava l'ingresso e poi andava in chiesa.

    RispondiElimina
  4. Di casi da denuncia tutti noi potremmo raccontarne a iosa. Anche il primario del S.Camillo in questione ( e lui forse potrebbe denunciare lo stato perchè magari nel suo servizio non c'è un n° sufficiente di anestesisti- parlo per assurdo perchè non mi piace fare illazioni contro chi non può replicare). Perchè?
    Perchè, e rispondo anche a
    @Luna
    fare le anestesie per le interruzioni prevede sicuramente la possibilità di obiezione, ma riguardo l'analgesia non penso proprio: la legge 194 afferma che il medico non può esimersi dall'attività (IVG) quando questa sia assistenza antecedente e connseguente all'intervento.Quindi è il ginecologo che provoca l'aborto : nel caso dell'IVG la donna rischierebbe la vita senza anestesia, quindi l'anestesista obietta. Ma, così come non può obiettare per la visita (antecedente all'aborto) non può, penso sempre IO, obiettare per l'analgesia (nell'aborto terapeutico), perchè questa è un atto conseguente all'aborto già messo in atto dal ginecologo (induzione del parto), e l'anestesista non 'provoca' un bel niente.
    Vito
    PS
    Auguro a tutti tanta felicità per l'anno nuovo.

    RispondiElimina
  5. sono d'accordo con te, Vito.
    Mi chiedo come facciano quei ginecologi che fanno interruzioni nel loro studio privato... Forse la donna non rischia sempre la vita ma di certo ha un male porco.

    So che all'estero le cose stanno diversamente.
    So che la parte peggiore della faccenda tocca ai ginecologi, noi... le teniamo ferme ;-) (scherzo, neh!) come facciamo in tutti gli interventi chirurgici....;-)
    Perchè i miei colleghi ecc ecc....
    Guarda non capisco. Nel nostro mestiere ci sono un sacco di procedure a cui dobbiamo assistere e prestare opera che sono noiose, assurde, seccature. La sedazione per un ivg, non è una cosa così seccante, da sfruttare la scusa per togliersela. Tutti questi cattolici praticanti e ligi io non li vedo.
    Non so proprio darmi una spiegazione.

    RispondiElimina
  6. auguroni a tutti per questo 2012 in arrivo.
    @ Luna, Vito, Valeria,
    si può tentare di dare una risposta a questo mistero? Le chiese sono vuote la domenica, ma gli ospedali pullulano di obiettori...
    Gli anestesisti del San Camillo che rifiutano la prestazione ad aborto quasi fatto, se diamo credito alal versione di Vito (che è quella del buon senso... ma non è detto che la norma lo prenda sempre in considerazione) , mi sembrano un esercito di conformisti. Probabilmente obiettare ha una qualche utilità (di carriera?) a noi sconosciuta che "obbliga" il medico a scegliere questa strada.
    Una spiegazione ci deve essere. Il fenomeno ha una certa rilevanza per poterlo definire "casuale"...

    RispondiElimina
  7. Ciao a tutti,

    saluto in particolare Marisa con un grande inboccallupo :-D

    Complimenti a Miss Spritz per l'indignazione e il senso civico, continua così ;) Io ho iniziato ad interessarmi all'argomento parto dopo esserci passata, più che altro per ignoranza e incomprensione della materia... per me il mondo della maternità era solo vagamente immaginabile.

    Sulla diffusione degli obiettori di coscienza in una società scristianizzata:

    1) Ricordo un'intervista rilasciata al tg regionale del Veneto ormai molti anni fa da una consigliera del PCI - ricordo anche il nome, L. Biasibetti - in cui denunciava la carenza di ginecologi non obiettori e sosteneva che un medico per avanzare in carriera fosse caldamente invitato a fare obiezione.

    2) In aggiunta a questo, a volte mi chiedo se chi oggi sceglie la specialità ginecologia si ponga sempre seriamente il problema dell'IGV. Non è che chi sceglie ginecologia ha soprattutto in mente di seguire delle nascite e accantona il problema delle interruzioni? Chiaramente non penso che gli specializzandi siano degli sprovveduti, ma forse il sapere che puoi fare l'obiezione e che in ogni caso sarai in maggioranza, ti permette di scansare il problema a priori.

    3) Non ho capito dal commento di Valeria se gli anestesisti che obiettano per l'analgesia in travaglio di IVG, lei ne ha visti oppure no. Il ragionamento di Vito sulla differenza fra anestesia e analgesia non fa una piega, ma temo che anche lì si finisca nell'umano ragionamento "Nel nostro ospedale non lo fa nessuno, di certo non vado a mettermi in velata contrapposizione ai colleghi".

    RispondiElimina
  8. 4) Comunque anche se le chiese sono vuote, l'Italia è sempre meno uno stato laico.
    Ricordo la "crocifissione" mediatica dei professori di fisica della Sapienza che hanno osato polemizzare con il rettore per aver invitato il Papa a presenziare l'apertura dell'anno accademico.

    RispondiElimina
  9. Comunque anche se le chiese sono vuote, l'Italia è sempre meno uno stato laico.
    Ricordo la "crocifissione" mediatica dei professori di fisica della Sapienza che hanno osato polemizzare con il rettore per aver invitato il Papa a presenziare l'apertura dell'anno accademico


    Maia assolutissimamente d'accordo con te. Il problema non è CL, il Vaticano, Madre Natura e la Dea Madre. E' la laicità che si sta perdendo in nome di filosofie, dogmi.

    Si può essere dei buoni cristiani e praticare la laicità. Si può essere atei devoti e dimenticarsi il valore della laicità.

    E poi c'è un conformismo dilagante. Il medico che accetta l'obiezione come assicurazione per una probabile carriera ad esempio.

    Ma la domanda è... ma perchè lk'obiezione dovrebbe faciliare la carriera?

    RispondiElimina
  10. Conosci l'immagine alpinistica della "cordata"? Significa essere inseriti in un piccolo gruppo di arrampicatori - in questo caso carrieristi. Ogni cordata ha una testa, cioè un grande vecchio (più difficilmente una grande vecchia), che difficilmente va contro le posizioni più consolidate. Su una spinosa questione bioetica, in Italia è più rassicurante il medico che obietta.

    RispondiElimina
  11. La questione legale l'ha inquadrata Vito.

    Io aggiungerei che a proposito degli atti che avvengono prima e dopo l'IVG per esempio l'infermiere non si può rifiutare di trasportare il paziente, di fare la tricotomia, di dare tutta l'assistenza possibile che non sia connessa all'assistenza diretta all'intervento in sala operatoria.

    Detto questo mi sembra assurdo che un anestesista non possa sedare il dolore...
    con o senza il dolore l'aborto avverrebbe comunque, più che un atto di obiezione visto in questa ottica il rifiuto degli anestesisti appare come un atto di sadismo.


    Una cosa non mi è chiara...

    Nel post la proposta di funerale è vista quale elemento negativo?

    Io francamente non la vedo così, anzi.

    La legge italiana non prevede per il personale sanitario l'obbligo di informare la puerpera che abbia partorito un feto morto di EG inferiore alle 28 settimane della possibilità di gestire personalmente il seppellimento e l'eventuale cerimonia funebre.

    Sarebbe infatti premura della donna (già psicologicamente atterrita) comunicare al personale di non smaltire quale rifiuto sanitario il prodotto abortivo entro le prime ore dopo il parto...

    A questo proposito ora cercherò la norma precisa e vi linkerò dei racconti di madri che non prospettando affatto la morte del loro feto si sono trovate ad accettare inconsapevolmente e tacitamente lo smaltimento dello stesso.

    E' solo nella regione lombardia che da poco tempo vi è l'obbligo di comunicare alla madre le possibilità di gestione del feto, quindi atti simili compiuti in altre regioni sono da giudicare quali atti di gentilezza e non di fanatismo religioso.

    Queste le norme:http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=seppellimento%20feti%20associazione&source=web&cd=3&ved=0CCwQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.ciaolapo.it%2Findex.php%3Foption%3Dcom_docman%26task%3Ddoc_download%26gid%3D184%26Itemid%3D93&ei=is79Tt39N-Pm4QTYs7SSCA&usg=AFQjCNHzi57mKw8GrKWYyZm7SwkfKjQWfA

    Queste le testimonianze:http://www.laquerciamillenaria.org/sepoltura_feti.pdf

    Vi saluto, ribadisco che sono in pieno accordo con quello che è il nocciolo centrale del discorso, ma che sono stata appunto colpita dalla parte riguardante la proposta di funerale perchè me ne sono occupata per mio interesse poco tempo fa.

    Un abbraccio a tutti e buon anno.

    RispondiElimina
  12. io di anestesisti che rifiutano l'analgesia in caso di aborto terapeutico non ne ho mai nè visti nè sentiti.
    Di anestesisti che rifiutano di fare l'anestesia per l'intervento di interruzione, una marea.
    Poi c'è da dire che spesso gli anestesisti sono un po' controtendenza, sono personaggi un po' strambi, molto individualisti, e se ne fregano assai del "qui si fa così".
    Ma a leggere le storie su questo blog, mi sembra di vivere su un altro pianeta..........

    Nell'ambiente anestesiologico, a livello di carriera, credo che essere o non essere obiettore conti un fico secco, ma proprio manco ci si pone il problema.

    RispondiElimina
  13. @ @_@
    Chiedere a quella donna, dopo il trattamento indegno e crudele che ha subito, se vuole fare il funerale al feto (potremmo discutere quando il concepito diventa persona. SU questo la nora pone un quando ababstanza chiaro) non solo è ridicola.... ma ignobile.
    DOveva essere chiesto prima e solo dopo che a quella poiveretta fosse stato garantito un trattamento degno.

    Così n0n è stato...e quindi la richiesta non solo mi sembra un tentativo di far sentire in colpa la poveraccia (era una persona, hai deciso di eliminarla.... facciamole il funerale), ma dimostra che il concepito ha una sua dignità sempre, una donna che decide per un IVG vale meno di una bestia.


    @ Valeria,
    Ilich è una fonte inesauribilke di riflessioni.
    QUello che dici meriterebbe un lungo post.
    Condivido i tuoi interrogativi come condivido il pensiero di Valentina (miss Spritz :)).
    Ora volo a scodellare la cena da brava mammina italiana ;)

    RispondiElimina
  14. Il fatto che spesso si pensi molto di più (o meglio solamente) al feto che alla persona che si snoda intorno all'utero che lo ospita è senza dubbio reale ed incontrovertibile,
    come è allo stesso modo doveroso che si faccia di più per tutelare le donne che partoriscono a prescindere che il frutto del concepimento sia vivente,
    morto
    o abortito in modo volontario...

    L'argomento di cui parlo io viene "dopo", sia che la donna sia stata trattata rispettosamente,
    sia che abbia sofferto come un animale.

    Per come la vedo io parlare senza misticismi e con razionalità ad una donna del fatto che il suo fetino può percorrere diverse strade può aiutare e può prevenire sofferenze e rimorsi non di poco valore che si andrebbero a sommare in un futuro non lontano al dolore ancora vivo dell'esperienza abortiva stessa.

    A me non sembra assurdo...
    Mi pare rispettoso.
    Io non mi rivolgerei di certo dicendo "facciamo il funerale?" ma piuttosto cercherei di spiegare semplicemente la realtà dei fatti.

    Una domanda:

    In un'ottica di assistenza ideale che comprenda epidurale, personale attento e numericamente sufficiente, rispetto per la donna ecc. vedreste comunque come inadatta una spiegazione a proposito del seppellimento e dell'eventuale funerale? (sempre spiegato in modo tecnico e non mistico-religioso-colpevolizzante).

    @-;--

    RispondiElimina
  15. @ @_@
    Onestamente quando una donna DECIDE di abortire per X motivi credo che non abbia poi tanta voglia di fare un funerale al feto.
    A che pro? Ha deciso di interrompere la gravidanza.... un funerale che senso avrebbe? Un funerale lo si fa a una persona, a un animale domestico che ha condiviso con noi parte della nostra vita...
    Per carità, agari alcune la prenderanno come carineria... ma non sarebbe meglio che a chiederlo fosse la madre e che in caso di silenzio i sanitari non si prodigassero tanto con le gentilezze?

    Poi lo stupore per il funerale mi sembra ovvio... ma come! La fanno soffrire come una bestia, si scusano a turno ma loro non possono fare nulla (sono obiettori).... e poi?! E poi improvvisamente provano umana pietà, gentilezza e attenzione per quel microcorpicino abortito e la mamma mancata che ha deciso di non farlo nascere.

    Onestamente? Mi pare un po' la storia della separazione-divorzio... che motivo c'è di far passare tre lunghissimi anni a due persone - solitaente adulte e vaccinate - che hanno deciso di farla finita con il legame matrimoniale?

    Ecco una donna sìdecide di abortire, non vuole il funerale... a che cavolo può fregare all'osterica ("gentile") di turno se poi questa donna si torturerà con l'iagine ai vista di un fetino abortito?

    Che poi @_@ abbi pazienza... ma a nessuno viene in mente che a volte i sensi di colpa, l'idea di non aver dato degna sepoltura ecc... non sono altro che frutti di un'influenza esterna?

    Maq poi sono solo io la cinica che trova terrificante questa cosa qua? E cioè, io donna decido di non far nascere mio figlio per grave malformaione genetica. Il frutto che porto nel grembo è un ovulo fecondato che sta iniziando il suo percorso di divisione e moltiplicazione. Per alcuni è una persona già dal concepimento, per altri solo dopo 4 mesi circa... per altri quando nasce ecc... Il funerale da al concepito una dignità di persona (almeno questo sembra a me).

    Ora la madre decide di "UCCIDERE" IL FETO. vA IN OSPEDALE per l'IVG, la trattano come la trattano... e poi chiedono al "killer" se vuole il funerale della sua vittima?
    Scusate se sto usando immagini forti.... ma a me sembra realmente paradoissale la richiesta dell'ost di un funerale...

    Altra faccenda sono i riti funebri a bambini nati morti, a feti deceduti a termine gravidanza o all'inizio.... lì non c'è volontà ma casualità.
    Per me counque dovrebeb essere il ginecologo che ha in cura la donna a parlare di questa possibilità, magari indirizzando la donna a uno psicologo... anche se onestamente... funerali ai feti chiesti in ospedfale mi sembrano reaklmente una stranezza...

    Quando mia zia è morta non c'è stato un solo medico/infermiere che si fosse informato circa il rito funebre... ecco e se nel caso in questione (e in tutti gli altri) il persdonale ostetrico si facesse un po' gli afafracci suoi?

    RispondiElimina
  16. Mi sono accartocciata per commentare questi ultimi interventi, per cui chiudo e vi auguro:

    Buon 2012 !

    RispondiElimina
  17. Che si debba chiedere "prima" in ogni caso, se si vuole un funerale o che altro, sarebbe il caso, anche se anche prima è una domanda che io stessa farei fatica a fare, perchè...., mi vergnerei, mi sembrerebbe una cattiveria ulteriore, un insistere ulteriormente...
    Per come la vedo io, nei numero fogli di burocrazia, consensi, e compagnia che si fanno firmare in questi casi, basterebbe mettere una frase da crocettare: desidera un rito religioso per il feto? si no.

    Gli scatolini prodotti dalle ivg, ai tempi.... chiesi che ne facevano: mi fu risposto che li tenevano, facevano un funerale, una benedizione collettiva e poi li seppellivano in un luogo che non so, nei cimiteri.
    Non mi sono mai presa la briga di cercare quel luogo in un cimitero.
    Non mi sono mai presa la briga di verificare se questa procedura è ancora effettuata, ma credo di sì.
    Di certo non viene chiesto il parere di nessuna mamma mancata. Cattoliche, mussulmane, indiane o che altro...
    Noi abbiamo il 40% di straniere varie, quindi vedo le usanze diverse anche durante l'assistenza al parto di donne ocn culture diverse.

    Forse era giusto 20 anni fa, quando in fondo tutti i cittadini italiani erano cattolici, più o meno di fatto, e i non cattolici esprimevano a priori le loro esisgenze diverse (parlo di valdesi, e ebrei, ai tempi l'immigrazione era ancora agli albori). Ora gli italiani, nella nostra realtà ostetrica, forse particolare, sono solo più il 60%, di valdesi ne conosco uno, uomo peraltro, e qui di ebraici non ne ho mai incontrati. Ma di mussulmani ce ne sono tanti, come di cristiani di altre congregazioni. Abbiamo tolto i crocefissi nelle classi dei nostri figli, per non offendere le minoranze, e sono praticamente spariti anche dalle sale operatorie.
    Un tempo il parroco passava una volta all'anno a benedire le nostre sale, e mi ricordo che quando venivo chianmta in reperibilità per una rianimazione urgente spesso arrivavo con il sacerdote, che comunque dava la sua benedizione, indipendentemente dall'effetto delle mie pratiche.
    Cose sparite anche quelle.
    Ma il funerale ai feti si fa, comunque ed indipendentemente.
    Non credo che una benedizione in più o in meno turbi l'assetto socio-politico italiano.
    Anche se viene data di default in uno Stato "laico".
    I problemi seri sono a monte, vedo da quanto leggo qui.

    Sarebbe giusto, visti i tempi, chiedere se la donna ha desideri in proposito, con una banale domanda fatta tra le mille a cui devono rispondere sui fogli di consenso.

    Ma vi dico anche che le direzioni sanitarie ci stracciano i marroni con i loro fogli inutili e le loro seghe mentali, abbiamo cartelle piene non di diarie, ma di folgi e fogliacci, consensi, informative..., diventiamo più isterici per compilare i percorsi, i protocolli, le check list, le procedure e una sacco di altre menate che ci vengono chieste dall'ufficio qualità, che mai e poi mai, però scende dai suoi piani alti a vedere la qualità vera....che per l'attività sanitaria vera e propria.....cosicchè penso che nessuno di noi si sogni di scatenare il delirio burocratico anche su questo, che in fondo sarebbe banale da fare, una riga in più da aggiungere in foglio a mio vedere.

    Come al solito, questo verrà letto, da chi delira a priori contro tutti medici, come l'ennesima vigliaccheria, tortura rivolta alle donne, noi nazifasciscisti medici, corporativistici, sadici e quant'altro. Già lo so.

    Me ne farò una ragione.:-(

    RispondiElimina
  18. @ gekina:
    ti dirò, nonostante i supposti maltrattamenti che subiscono le donne (dico supposti, perchè sono asolutamente certa che non avvengano dappertutto, solo per quello, non perchè intenda dire che non si verifichino), nonostante le numerose ivg usate come mero anticoncezionale (che non mi crediate lo capisco, ma anche quella è realtà toccata con le mie mani), ci sono tante donne che in quelle occasioni piangono e si disperano. Che spesso reggono all'inizio, ma alla fine dell'anestesia, effetto o no dei farmaci, della tensione allentata, dei pensieri che finalmente emergono, finiamo per consolare, tenerle loro compagnia finchè non rientrano in stanza, nessuno qui nega una carezza su una guancia, un contatto umano vero che le faccia sentire accolte non giudicate... ecco molte ma davvero tante di queste ci chiedono: di che sesso era...?
    Nessuno guarda questo particolare, lo so sa nelgi aborti terapeuci avanzati, ma nelle classiche ivg, nessuno si sogna di pensare nemmeno di chiederselo.
    Ma le donne invece ce lo chiedono spesso.
    E la risposta che sappiamo dare è sempre la stessa: non lo possimao sapere, ma non ci pensi, non insista su questo pensiero che le provo ancora più dolore...
    Forse lo vorrebbero il funerale, chi lo sa...
    Tu avresti il coraggio di chiederlo loro?
    Io no, con tutta l'empatia che mi rende famosa in questo luogo, non ce la farei, nè prima nè dopo.
    Se un Dio buono esiste, un Dio unico albero da cui osno nati i rami delle tante religioni, come diceva Gandhi, una benedizione abche per loro, piccoli esseri mai nati, che li condiseriamo persone o no, che ci fa?
    Abbiamo la necessità urgente di preoccuparci dei vivi, di usare energie e forze per le schifezze che accadono.
    Io lascio perdere i morti.

    Anche se ripeto, la postilla su eventuali desideri religiosi, ce la vedrei bene, sottolineo.

    RispondiElimina
  19. Valeria questo paese ha vissuto senza crocifissi in luoghi pubblici - ospedali - tribunali - scuole pubbliche - dal 1861 fino al 1929. Un regio decreto del 1931 lo reintrodusse ufficialmente accompagnato alla foto del re. Se valga di più un regio decreto mai abrogato o la Costituzione è ancora materia di dibattito tra i costituzionalisti.

    RispondiElimina
  20. all'anonimo:
    embè??

    RispondiElimina
  21. Trovo solo divertente come la gran parte degli italiani sia persuasa che la presenza di segni religiosi in luoghi pubblici ci accompagni dalla fondazione. Non è così - è stata (è ancora) una piccola parentesi. Prima del 1929 (in via ufficiosa con una circolare per le scuole) e poi ufficiale col regio decreto, questo paese ha felicemente o infelicemente vissuto con spazi pubblici privi di qualsivoglia riferimento alle religioni. Senza nocumento alcuno per i credenti cui la libertà religiosa non è stata mai, per fortuna, conculcata.

    RispondiElimina
  22. buon anno Gekina e tutte/i

    Voglio condividere questo bell'articolo di Ida Dominijanni, uscito giovedi' scorso sul "Manifesto".

    Zilia

    Non nati, ma morti e sepolti

    Camelie bianche e angeli alati. Piccole lapidi di marmo bianco, tutte uguali, con sopra inciso un nome in codice, o anche «di fantasia», per i feti che vi verranno deposti. «Un’oasi di pace», promettono i suoi ideatori, ma sembra piuttosto un inferno dell’immaginazione il «Giardino degli Angeli» inaugurato al Laurentino di Roma e destinato ai «bambini mai nati» a causa di un’interruzione di gravidanza, spontanea o voluta.

    I bambini mai nati sono bambini mai morti. E allora, se è ai morti che si deve sepoltura, perché volerli sepolti, considerandoli dunque morti? Perché creare per loro un cimitero (il secondo in Italia, dopo l’analogo milanese), ossia un luogo di pubblico compianto, che di fatto li equipara ai cittadini che furono e non ci sono più?

    Per andare incontro, sostiene la vicesindaco Sveva Belviso, alle esigenze «di chi vuole assicurare un luogo di sepoltura al proprio bambino non nato, che in mancanza di richieste esplicite verrebbe smaltito come rifiuto ospedaliero». Su richiesta, infatti, accade già adesso che dopo un aborto il feto venga riconsegnato alla madre. Col «giardino degli angeli», però, siamo un passo oltre il diritto personale al compianto del feto: si sancisce di fatto la sua istituzionalizzazione. Che implica l’equiparazine dei «non nati» ai defunti. Quei feti non sono più una possibilità di vita non realizzata: sono bambini morti. Con tutti i presupposti e le conseguenze che questo comporta.

    «Assolutamente no», dice Belviso, «il progetto non vuole intaccare i principi sanciti dalla legge 194». Invece li intacca eccome, conferendo di fatto al feto lo statuto di persona (morta) e di cittadino (con diritto di pubblica sepoltura). Qui non è affatto in questione il desiderio materno, o genitoriale, pienamente legittimo e comprensibile, di compiangere un figlio mancato. E’ in questione la creazione di uno spazio pubblico di materializzazione spettrale, e macabra, dei non-nati e non-morti in non-nati morti e sepolti, con la certificazione delle relative procedure amministrative (la richiesta della sepoltura dovrà essere inoltrata alle Asl che a loro volta la gireranno entro pochi giorni ai servizi cimiteriali). Uno spazio pubblico, un servizio pubblico, una procedura amministrativa bastano a definire una categoria della cittadinanza: la categoria dei non-nati e tuttavia morti, compianti come morti e tuttavia mai nati.

    E bastano a definire contemporaneamente gli esclusi e i reietti dalla medesima categoria. Che ne sarà infatti dei non-nati che non verranno sepolti, nel caso che le loro madri, o i loro genitori, li considerino effettivamente non-nati, dunque non-morti, dunque da ricordare, o da dimenticare, con un rito o un’elaborazione diversi dalla sepoltura? Se l’immaginario collettivo e la mano pubblica fanno spazio alla sepoltura dei non-nati, dove metteranno i non-sepolti, se non nello spazio ancor più spettrale di una colpa raddoppiata, che incombe sulla comunità senza nemmeno la copertura di una lapide?

    Ida Dominijanni

    RispondiElimina
  23. @ Zilia grazie :)
    La notizia l'avevoletta e mi devo ancora ripigliare. Dopo quest'articolo non miripiglio più...:(

    PS vedo di pubblicarlo nei prossimi giorni:)

    RispondiElimina

Il blog non è moderato, pertanto tutti i commenti verranno pubblicati (tranne insulti, spam e pubblicità).
Se non vedete il vostro commento è probabile che sia finito nella mia casella di spam. Provvederò a pubblicarlo appena possibile.



I commenti troppo lunghi non vengono pubblicati da blogspot. E' bene dividerli in più parti.



Vi chiedo di postare come utenti registrati. L'alto numero di anonimi crea molta confusione.



Per registrarsi non è necessario possedere un indirizzo Gmail o creare un account Google.


Per iscriversi bisogna andare sulla barra blu sopra il titolo del blog, e cliccare sulla parola "Entra" in alto a destra. Si viene indirizzati alla pagina "Blogger" di Google, dove bisogna
A) inserire il proprio account Google (email e password)
B) crearsi un account Google (cliccare su "Inizia"), fornendo il proprio indirizzo email e una password. Non serve avere un account con gmail, può andare bene qualunque email (yahoo, libero, hotmail ecc.).
Ritornare alla pagina del blog, e firmare i propri commenti scegliendo il profilo "Account Google"

 
Related Posts with Thumbnails