lunedì 22 agosto 2011

Olanda | Paese che vai, parto che trovi

Metto in primo piano l'intervento di ml (che ringrazio per il contributo). 
E faccio subito una domandina. Quanto costa il parto in ospedale per una che magari non ha l'assicurazione top?





Ciao a tutte,

Leggo sempre il blog anche se non commento mai.

Io vivo in Olanda, non sono l'amica di Francesca (Hort de Carmen) ed in effetti ho una esperienza diversa da quella che lei riporta.

Io ho avuto due bimbi, nel 2008 e uno fresco fresco nel 2011.
Entrambe gravidanze fortunatamente fisiologiche, per cui non e' previsto che tu vada in ospedale.
In entrambi i casi l'ostetrica mi ha fatta andare in ospedale solo all'ultimo (piu' di 5cm di dilatazione), per entrambi ho fatto solo tre ore in ospedale, poi a casa.

Per il primo parto, credo per errore dell'amministrazione, non ho dovuto pagare niente. Per il secondo l'ospedale ha mandato il conto alla mia assicurazione: 500 euro di cui loro coprivano solo 310... Indovinate chi ha pagato i restanti eurini? (notare che ho un'assicurazione sanitaria chiamata top, la piu' alta, che mi costa circa 140 euro al mese)

Gli "olandesi" vogliono il parto in casa perche' piu' economico (stesso motivo per cui usano le biciclette... o qualcuno pensa che lo facciano per l'ambiente?), ma sempre piu' gravide-olandesi stanno chiedendo il parto in ospedale anche senza indicazione clinica.

Il servizio sanitario qua in Olanda e' in generale (quindi non solo in gravidanza/maternita') mediocre, pochissima prevenzione, tutto viene curato dal medico di famiglia (solo lui puo' darti una lettera per andare da uno specialista) che spesso ti da consigli della nonna.

Sull'epidurale:
per il primo l'avevo chiesta in anticipo alle visite, ma quando entrai in travaglio mi fecero stare a casa fino ai 5cm (una visita alle 22:30 che gia' soffrivo tantissimo e ero a 2 cm, seconda visita alle 3:30 ed ero gia' a 5), tra viaggio e arrivo in ospedale ero ormai dilatata e ormai traumatizzata dal dolore.

Per il secondo mi hanno detto di ricordarglielo piu' spesso che volevo l'epidurale, ma in questo caso ho avuto un parto lampo quindi niente epidurale di nuovo. Ho letto articoli che dicono quanto sia osteggiata l'epidurale qua in Olanda.
Sull'assistenza: la gravidanza fisiologica e' seguita solo da uno studio di ostetriche private, e sono previste due ecografie (datazione e morfologica). Le stesse ostetriche vanno a casa per le visite e il parto.

Se partorisci a casa devi avere anche una kraamzorg (una specie di levatrice, ha un diplometto per la professione, non e' un'infermiera).

Se partorisci in ospedale per scelta tua sara' la tua ostetrica a venire in ospedale con te, l'ospedale ci mette un'infermiera di supporto. In entrambi i casi l'ostetrica fino a che non sei a piu' di 5cm non sta con te (viene, ti visita e se ne torna via)

Non mi risulta che ci sia un'ambulanza sotto la porta di casa della partoriente, l'ostetrica controlla l'accessibilita' della casa per eventualmente coinvolgere i vigili del fuoco (le barelle non passano per le scale strette delle case tipiche olandesi del centro)

Poi posso raccontare esperienze di mie amiche qua.
Una al primo figlio, parto in casa. Tutto bene per il bimbo, ma l'emorragia per lei non si arrestava e quindi l'hanno dovuta portare in ospedale, ovviamente il neonato li ha dovuti seguire.
Un'altra mamma anche lei al primo, voleva partorire in vasca a casa. Dopo tutta una notte in cui e' stata bloccata a due cm con l'ostetrica che alla fine provava con il metodo con le scossette elettriche (TENS) (unico metodo che l'ostetrica poteva usare a casa. oltre a massaggi ecc...) e che assolutamente non la voleva far andare in ospedale, alla fine l'hanno fatta andare e si è sbloccata solo dopo l'epidurale.

Il sistema di parti in casa olandese non puo' essere semplicemente importato perche' ha molti altri aspetti (come la kraamzorg di cui ho accennato prima) che per ora in Italia non sono nemmeno presi in considerazione.

Inoltre per le generazioni future eviterei proprio di richiedere sovvenzionamenti, o il parto in ospedale diventerà alla lunga uno sfizio a pagamento come qua in Olanda.
Sono qui se avete qualche curiosita' e continuero' a leggervi perché questo blog è veramente troppo interessante.

64 commenti:

  1. Se tu sai rispondere ti porgo un paio di domande:

    1. i ginecologi in tutto questo come vengono inquadrati?quale ruolo hanno?non li hai nememno nominati

    2. le ecografie chi le fa?

    3. le ostetriche che seguono un parto a casa sono una o due?hanno una cartella (partogramma) che compilano e poi danno (o la copia) alla donna?come monitorizzano il battito fetale e le contrazioni? Mettono tutto per iscritto?Visite, monitoraggio, rilevazioni di pressione arteriosa materna ecc?

    4. Se accade qualcosa prima dei 5 cm (Limite minmo di dilatazione per avere un'assistenza), chi se ne accorge?

    5. Qual'è la distanza massima tra casa ed ospedale consentita per espletare un parto in casa?E' prevista una distanza minima?

    6. Qual'è il numero minimo di parti /anno a cui le ostetriche devono dimostarre di assistere per poter seguire un parto in casa?

    7. Le ost hanno obbligo di continui aggiornamenti in materia di ostetrica/rianimazione neonatale e come li dimostarno? Vengono controllati?

    ...grazie....

    Luna

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  2. @Luna

    Mi piace molto quest'impostazione pratica. Vengo da una miriade di studi e controstudi citati nel penultimo post ; è davvero lana caprina.
    Le conclusioni si trovano già nei primi post:

    ‘con un'accurata sorveglianza è possibile che sia necessario un trasferimento ma non certo le urgenze catastrofiche con cui si terrorizzano le partorienti che fanno scelte diverse. ‘
    (Anna con marito ospedaliero che si è consultato con ginecologi, per il parto a domicilio)

    ‘non è provato che partorire in casa sia più pericoloso che farlo in ospedale’http://onlinelibrary, http://www.saperidoc.it etc etc etc
    Tiz, ecomamma

    Quello che a me piacerebbe fare è informare : abbiamo passato gran parte del tempo sul blog a contribuire al terrore per la medicalizzazione del parto: vorrei trovare il tempo per INFORMARE per quale motivo il parto a domicilio è un salto indietro nel tempo, ma senza affannarsi a cercare articoli olandesi o australiani. Noi quando lo pensiamo non pensiamo a nessuno studio in particolare, ce lo dicono i nostri studi, la routine di tutti i giorni; ci basta questo per essere convinti, magari condividendo una piccola parte di queste informazioni otteniamo lo stesso risultato: informare che il parto a domicilio può uccidere il neonato che i genitori aspettano con trepidazione. Per colpa loro! Mi piacerebbe mandarti qualcosa su cui poter lavorare insieme. Potremmo sempre dire di averci provato. Che ne dici?


    'I ginecologi è da anni che stanno scappando dalle sale parto. Troppe rogne, troppe cause.
    Son lì che sperano di passare il testimone alle osteriche. Questo punto ti sfugge e sempre ti sfuggirà... ciascuno si piglia lo studio che vuole.
    Gekina, donna di buon senso (di questi tempi non sembra ma è un enorme complimento).

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  3. Logicamente Vito.
    Ma allora, perché ci sono ginecologi e ostetriche che, pur lavorando in ospedale dicono esattamente l'opposto? Cioè che il parto a domicilio, se ben seguito e con tutte le condizioni ottimali, si può fare? E non parlo solo di medici e ostetriche che in questo ci guadagnano (cioè quelli che i parti in casa li seguono), ma anche da chi non ha alcun interesse in merito.
    Pensiamo, ad esempio, a tutto il personale del sant'Anna. O a quello dell'ospedale dove lavora Marisa che scrive, sempre due post fa "non c'è un atteggiamento pèregiudizialmente negativo sul parto in casa". Eppure parliamo sempre di medici e operatori in generale che fanno lo stesso lavoro vostro.

    Quindi quando scrivi: "informare che il parto a domicilio può uccidere il neonato che i genitori aspettano con trepidazione. Per colpa loro!" per me fai inutile terrorismo, non informazione. Anzi, semmai disinformazione.

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  4. @Tiz
    Detto in modo brutale, certo: 'il parto a domicilio può uccidere il neonato', se ce la fa ad essere neonato, altrimenti può uccidere il feto o può rendere il neonato un neuroleso.
    non mi interessa la dietrologia,specie quella dei ginecologi ed ostetriche che si prestano a questa 'roulette russa' : vorrei sentir parlare di casi clinici, di eventi ipotetici ( e forse anche realizzatisi), di medicina, quella seria; quella che ci rende convinti che siete tutte inebriate dalle vostre personali esperienze meravigliose filate lisce e per questo piene di entusiasmo da ritenervi divulgatori della buona novella del parto a domicilio; la vostra è la vera disinformazione; se mi si concede un po' di tempo vi parlerò un po' di medicina, quella fatta di tanti casi, che fa sì che i libri siano dei tomi e che volendo il medico non smetta mai di studiare; qui non stiamo parlando di vaccinare sì vaccinare no, delle migliaia di riviste carta straccia che ci parlano degli esiti del parto medicalizzato Vs quello domiciliare; stiamo parlando di ciò che per noi è ovvio, di conquiste raggiunte in anni, decenni di conoscenza medica.
    Peccato che nessuno degli addetti ai lavori vi informi: ah già non vi informerebbe,farebbe terrorismo.
    Una proposta.
    Perchè , se ti va e vuoi davvero argomentare, non ci racconti come sei stata seguita a casa e rispondi alle domande fatte da Luna nel primo post, sempre che tu non lo abbia già fatto altrove , nel qual caso sarebbe gradito il link.

    Vito

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  5. @Vito se ti riferisci alle domande nel primo commento di Luna provo a rispondere, anche se lei le ha rivolte per altri scopi, quindi non avrò una risposta per tutto. Potrò dire solo qual'è stata la mia esperienza.
    1. i ginecologi in tutto questo come vengono inquadrati?quale ruolo hanno?
    Io sono stata seguita dalla ginecologa del consultorio (come per le due gravidanze precedenti) fino al termine. A 34 settimane ho iniziato anche le visite con l'ostetrica, dalla 37a una a settimana.

    2. le ecografie chi le fa? Le ecografie me le ha prescritte la ginecologa e le ho fatte all'ASL. 4 ecografie perché alla morfoligica avevano evidenziato un problema all'arteria uterina e mi avevano prescritto un'eco di controllo (inutile a detta sia della gine che del medico che poi me l'ha fatta, visto che quel parametro è normalmente fuori prima delle 28 settimane).

    3. le ostetriche che seguono un parto a casa sono una o due?hanno una cartella (partogramma) che compilano e poi danno (o la copia) alla donna?come monitorizzano il battito fetale e le contrazioni? Mettono tutto per iscritto?Visite, monitoraggio, rilevazioni di pressione arteriosa materna ecc? Nel mio caso era una. Ha compilato una cartella che ho sempre tenuto io con un'anamnesi molto più approfondita di quella che avevo in consultorio. Il battito me l'ha sempre controllato con "la macchinetta" (scusate, non conosco il termine e non ho voglia di cercarlo), sia durante le visite in gravidanza che durante il travaglio e la fase espulsiva. Tutte le rilevazioni (BCF, durata delle contrazioni, dilatazione ecc...) sono riportate in un grafico nella cartella. Compreso il calo del BCF che, come per il mio secondo parto si è verificato in espulsivo.

    5. Qual'è la distanza massima tra casa ed ospedale consentita per espletare un parto in casa?E' prevista una distanza minima? 20 minuti di strada, mi ha detto che è il massimo che accetta. Non abbiamo parlato di chilometri perché, come ben si sa, col nostro traffico non vogliono dire nulla.

    6. Qual'è il numero minimo di parti /anno a cui le ostetriche devono dimostarre di assistere per poter seguire un parto in casa? Non lo so come funziona, la mia ostetrica lavora in ospedale, segue una decina di donne all'anno tra quelle che vogliono partorire in casa e quelle che la vogliono per l'assistenza in ospedale (non ne prende due in contemporanea) più quelle che assiste nei suoi turni ospedalieri.

    7. Le ost hanno obbligo di continui aggiornamenti in materia di ostetrica/rianimazione neonatale e come li dimostarno? Vengono controllati? Quelle ospedaliere hanno l'obbligo? Non lo so. Io so che lei segue spesso aggiornamenti e corsi, ma non so se faccia parte della pratica ospedaliera o di una sua scelta.

    Aggiungo che più volte ha voluto mettere in chiaro che in qualunque momento (gravidanza, travaglio, parto) avremmo potuto trasferirci in ospedale. Per mia richiesta o per sua richiesta. Non voleva che io mi facessi una "storia in testa" e poi non riuscissi ad accettare qualche evntuale problema con una conclusione diversa da quella che desideravo (cioè partorire in casa).

    Adesso ho risposto al terzo grado di Luna. E vorrei anch'io una risposta: quei ginecologi che nonn si oppongono al parto in casa o addirittura che lo sostengono, sono tutti dei pazzi o dei farabutti? Perché se è così pericoloso non si leva una voce unanime?

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  6. Nel mio osp, non solo i gine, ma le ost stesse ( a parte una che ha partorito a casa e segue parti a domicilio) vedono come delle pazze chi assiste a domicilio e non condividono assolutamente.

    Vito, condivido tutto ciò che hai scritto.

    Tiz, troverai sempre controversie o non condivisioni o comportamenti discutibili in campo medico, non solo in campo ostetrico (vistoche ti chiedi come mai ci sono anche quelli che dicono che partorire a casa non è + rischioso dell'osp).
    Ad es: ci sono diversi medici di base e non solo che prescrivono farmaci al telefono senza vedere e visitare il paziente; ci sono meidci che si improvvisano semispecialisti e fanno infiltrazioni articolari-terapie specialistiche ecc in privato quale terapia del dolore; ci sono infermieri che in ambulanza senza presenza e prescrizione medica somministrano farmaci anche errati o non necessari o in dosi errate ai pazienti; ci sono medici che fanno solo attività ambulatoriale privata ,lontano da anni dalle realtà ospedaliere , che dispensano consigli allucinati su improbabili terapie , anche chirurgiche o addirittura entrando nel merito dell'anestesia da fare (!) senza avere alba di cosa si stia parlando; esistono medici - soprattutto all'estero - che con un miniecografo portatile , con una pessima deifinizione dell'immagine, si arrogano di fare diagnosi importanti in ambulanza o in pronto soccorso -senza essere radiologi - mandando il paziente in sala operatoria inutilmente perchèpoi si vede, una volta aperta la pancia, che quelladiagnosi era errata. (accade anchein Italia...)

    Devo continuare...?
    Insomma succede e viene detto....di tutto di +....questo nella pratica. Lasciamo perciò perdere i libri e gli articoli (importanti ma da prendere sempre con le pinze!).

    Spero di aver fatto capire ciò che sto cercando di dire.

    Luna

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  7. Le risposte per Luna
    1. i ginecologi in tutto questo come vengono inquadrati?quale ruolo hanno?non li hai nememno nominati
    I ginecologi quando tutto e' fisiologico non li vedi.
    Se c'e' bisogno, l'ostetrica ti scrive una letterina per avere una visita con il ginecologo dell'ospedale. Lui poi decidera' se rivederti o se basta l'ostetrica. Anche vedendo il ginecologo, l'ostetrica rimane la persona che ti segue (fino a 24 settimane un controllo ogni 5, tra 24 e 32 ogni 3, tra 32 e 36 ogni 2, dopo ogni settimana. L'induzione avviene alla 42esima, senza monitoraggi prima). Se il ginecologo decide che deve seguirti al parto, allora devi avere il parto in ospedale (piu' di questo non so).

    2. le ecografie chi le fa?
    Un'ecografista, devi andare in uno studio/laboratorio (gratis). Non so che tipo di educazione abbiano, penso un diploma. Non fanno assolutamente nessun commento di tipo medico, si limitano a prendere le misure e a descrivere cosa controllano. Poi ti danno un foglio con scritti tutti i dati (e una paio di fotine) che tu porti all'ostetrica.
    Per il mio secondo hanno controllato la crescita con un paio di ecografie a 28 e 32 settimane, e per queste mi hanno mandata a farle all'ospedale.

    3. le ostetriche che seguono un parto a casa sono una o due?hanno una cartella (partogramma) che compilano e poi danno (o la copia) alla donna?come monitorizzano il battito fetale e le contrazioni? Mettono tutto per iscritto?Visite, monitoraggio, rilevazioni di pressione arteriosa materna ecc?
    Una sola ostetrica, con l'assistenza della kraamzorg.
    Il battito e' controllato col doppler, all'ospedale spetta all'infermiera (forse a casa alla kraamzorg? non lo so).
    Niente misura della pressione prima del parto. Dopo il parto in ospedale l'infermiera mi ha misurato la pressione.
    Non le ho viste scrivere nemmeno per il parto in ospedale, all'uscita mi hanno dato un foglio compilato dall'infermiera con informazioni su come era andata: durata del travaglio, lacerazioni/episiotomia, apgar, ecc ecc
    Notare: le ostetriche dello studio cui andavo per esempio erano 5, a rotazione facevano turni di ambulatorio e turni di chiamate a casa per visite o parti.
    Dopo il parto l'ostetrica va via, e a casa rimane l'assistenza della kraamzorg, si puo' chiedere fino a massimo 6-8 ore al giorno per 8 giorni, lei aiuta dandoti tanti consigli su come tenere il bimbo (bellissimo per il primogenito) e anche pulendo il bagno, cambiandoti il letto tutti i giorni, portandoti da bere ecc. Inoltre lei e' responsabile dei controlli sul piccolo e sulla mamma: misura la temperatura di entrambi, controlla il peso del bimbo, controlla i punti della mamma (se ci sono). L'ostetrica la rivedi il giorno dopo, poi un paio di giorni dopo, poi l'ultima visita 1 settimana dopo. Parla piu' con la kraamzorg che con te. La puoi chiamare comunque al telefono (anche di notte) se c'e' qualcosa che ti preoccupa su te o sul bimbo e viene anche a casa se c'e' bisogno. Dopo la settimana, dimenticala, sei in altre mani (il consultatie bureau, un consultorio con pediatra e infermiere che segue i bimbi da 0 a 4 anni quando e' aperto, senno' medico di famiglia o in casi urgenti la notte pronto soccorso).

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  8. -continua-
    4. Se accade qualcosa prima dei 5 cm (Limite minmo di dilatazione per avere un'assistenza), chi se ne accorge?
    La futura mamma. Per il primo per esempio chiamai spaventata prima della visita programmata alle 3:30 perche alla rottura delle acque ebbi perdite rosso vivo che mi spaventarono.

    5. Qual'è la distanza massima tra casa ed ospedale consentita per espletare un parto in casa?E' prevista una distanza minima?
    Cosa intendi con distanza minima? Qua puoi anche scegliere le case maternita', ti affittano una stanza per travaglio e anche giorni dopo la nascita, ma a seguirti e' sempre solo la tua ostetrica.
    Distanza massima non la conosco, sto in una zona dell'Olanda (Randstad) sovrappopolata e piena di ospedali. L'unica che ho sentito dire e' quella del chiamare i vigili del fuoco se la casa ha le scale ripide.

    6. Qual'è il numero minimo di parti /anno a cui le ostetriche devono dimostarre di assistere per poter seguire un parto in casa?
    7. Le ost hanno obbligo di continui aggiornamenti in materia di ostetrica/rianimazione neonatale e come li dimostarno? Vengono controllati?
    Non ne ho idea.

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  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  10. Grazie,

    credo che tutte queste risposte si commentino da sè......

    Luna

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  11. Anche io vivo in Olanda, e confermo parola per parola.
    Ho un'amica in dolce attesa (prima gravidanza a 35 anni). Le ho chiesto che esami le sono stati prescritti.
    Mi ha detto che siccome non ha una storia familiare di problemi di parto o di malattie genetiche, non le sono stati prescritti esami si nessun tipo. Se li vuole, deve (dopo aver litigato con medico e ostetrica per la prescrizione) pagarseli.
    Un'amica ha avuto 3 figli qui e racconta (ormai ridendo) come il pranzo in ospedale fosse una crocchetta fritta... dopo un taglio cesareo.
    Io ho 31 anni e di partorire qui non ci penso neanche.
    Qui la sanita' e' da terzo mondo. Una mia amica ha vissuto qui per due anni, l'inverno scorso ha perso la voce, non riusciva a parlare, le faceva male a deglutire, per mesi e mesi. Il medico non ha voluto riceverla perche' non ne vedeva ragione. Ora la mia amica vive in germania e le hanno trovato un tumore in gola.
    "In nord europa e' tutto meglio", lasciamo stare...

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  12. Rimango un po' perplessa leggendo testimonianze così disparate sul parto in Olanda: chi riceve il rimborso, chi no, chi riceve un "kit per il parto in casa" con tanto di lenzuolo impermeabile...

    Mi domando se non sia un paese tipo la Svizzera o la Germania dove ogni "cantone" o "land" fa quello che vuole anche e soprattutto in sanità.

    Ora, siccome gli Olandesi mi stanno simpatici, hanno inventato la Christianabike, e hanno una legislazione da sempre all'avanguardia su tutto - forse anche troppo, propendo per dire che la loro "tirchieria" può essere intesa anche "morigeratezza" e che i consigli della nonna non fanno poi male, dato che alla fine sono quelli che ti dà anche il pediatra a meno che non decida che le ansie genitoriali si calmino molto più in fretta con un placebo, ossia l'omeopatia.

    Diverso il discorso per la prevenzione: CalendaMaia registra nel blog il caso di una signora che ha partorito in Olanda, le ostetriche erano molto più preoccupate del fatto che sarebbe stata da sola a partorire che non per le sue analisi del sangue, e quindi è stata ripresa per i capelli dopo un'eclampsia (HELLP syndrome, correggetemi se sbaglio).

    Insomma ci andrei cauta ad importare questo modello. A me non piace per nulla.

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  13. Scusate non mi sono firmata,
    Maria (anonimo delle 16:58)

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  14. Closethedoor,

    non dipende dal "cantone" (provincie qui), ma piu' probabilmente dalla agenzia di ostetriche e kraamzorg a cui ti rivolgi.
    Qui gira tutto intorno ai soldi, quindi piu' servizi ti offrono, piu' il cliente paga, piu' si fanno pubblicita'.

    Maria

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  15. @ Tiz e Ml
    grazie
    registro intanto le diverse esperienze
    Tiz. la 'macchinetta' cui fai riferimento, visto che parli sia di BCF che di contrazioni dovrebbe essre un monitoraggio più completo di quello offerto a Ml, probabilmente solo una sonda per l'auscultazione del battito.
    Ho capito bene?
    'Compreso il calo del BCF che, come per il mio secondo parto si è verificato in espulsivo': decelerazioni in periodo espulsivo sono quasi la regola, niente di eccezionale sulla solerzia del documentare quanto avviene.
    Vito

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  16. Per Vito: hai ragione credo, il doppler e' tipo un microfonino che poggiano sulla pancia. Ascoltano per una manciata di secondi e non so come deducono il numero di battiti fetali per minuto.
    Per ClosetheDoor: il kit per il parto in casa lo ricevono quasi tutte le assicurate, altrimenti lo compri al negozio e costa circa 30euro. Ci sono il lenzuolo impermeabile, un po' di tovagliette con cotone da un lato e plastica dall'altro utilissime per un po' tutto, gli assorbentoni, una molletta di plastica con cui clampano il cordone (cade verso gli 8 giorni), cerotto, cotone, alcol, nella mia c'era anche sapone e crema per il neonato.
    Per rispondere alla domanda iniziale di Geka, non so quanto aiuti l'assicurazione quando non e' la top, caso peggiore paghi i 500eur. Forse tutti (quelli con la mia compagnia di assicurazioni) pagano come me ma cambia solo la cifretta che ti viene data dopo la nascita: quella dicono compensi spese per corsi che hai fatto a pagamento (per esempio Yoga), le analisi del sangue (non sono coperte!) e nel mio caso ha anche compensato la spesa dell'ospedale.

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  17. @ Maria, Ml,
    grazie ancora per le testimonianze. Sono convinta che pur con tutti i limiti, il nostro sistema sanitario crede ancora nella salute come diritto di tutti.

    Il parto non è certo una malattia, ma durante il parto nasce un bambino e quel bambino ha tutto il diritto di nascere in sicurezza. E sua madre pure.

    @ Ml,
    la kraamzorg si paga o il servizio è gratuito e garantito?

    @ Vito,
    grazie per "il donna di buon senso"... in due anni di blog il buon senso ti deve per forza venire sennò passi per la scema di turno :)

    @ Tiz,
    per questioni di sicurezza l'assistenza al parto dovrebbe essere seguita da due ostetriche e non da una. Capisco però che è brutto spartirsi la torta a metà quando c'è la possibilità di papparsela tutta intera.
    In pochissime parole: una parcella per una sola ostetrica è meglio di una sola parcella da dividere tra due ostetriche.

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  18. @ Gekina: la mia zona è (almeno lo era due anni fa) al limite delle uniche due ostetriche che seguono il parto in casa. Quindi non hanno nessuno con cui "dividere la torta"... hanno anzi problemi ad accontentare tutte. Purtroppo ne conosco che hanno dovuto rinunciare perché hanno chiamato troppo tardi. Io l'ho "prenotata" quando ero in 8 settimane...

    @ Vito: delle contrazioni segnava durata e frequenza, la "macchinetta" è la semplice sonda (o doppler?) per auscultare il battito. A proposito di BCF: scrivi che decelerazioni in periodo espulsivo sono quasi la regola, niente di eccezionale sulla solerzia del documentare quanto avviene. Innanzitutto l'ho scritto per far presente che non ha "barato" sull'andamento del parto. Poi saranno anche fisiologiche, ma io questo l'ho saputo da lei quando le ho raccontato del mio secondo parto. In ospedale non mi hanno sconvolta solo perché ho la "pelle dura": ho dovuto tenere il monitoraggio in espulsivo nonostante avessi supplicato di toglierlo, alla prima spinta ho rotto le acque, il BCF è calato e ginecologa e ostetrica hanno iniziato ad agitarsi "spinga spinga!", preparare ossigeno, veloci, c'è un calo del battito... con la seconda spinta mio figlio è nato, ha pianto, si è afflosciato per meno di due secondi, ma sono bastati perché il cordone venisse tagliato immediatamente e lui venisse portato via di corsa, anche se aveva ripreso a piangere a squarciagola... Forse che un calo del BCF è normale in espulsivo lo dovevano spiegare anche a quella ginecologa e a quell'ostetrica che ne hanno fatto un dramma! E mi hanno tolto, inutilmente, la gioia del primo contatto con mio figlio... Per qualcuno di voi non conta nulla, ma per me sarebbe stato molto meglio averlo potuto tenere lì vicino subito, vista la fatica delle ultime (poche) ore...

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  19. Un'ultima nota su terrorismo/informazione.
    Quello che fate voi con frasi come quelle citate qualche commento fa è più o meno quello che fanno quei medici/ostetriche che, per ragioni ideologiche, paventano paralisi irreversibile a chi fa l'epidurale. In fondo sulla carta il rischio esiste... ma anch'io sono convinta che non sia tale da giustificare di rinunciare all'anestesia se si è deciso di farla.

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  20. @Tiz
    'Forse che un calo del BCF è normale in espulsivo lo dovevano spiegare anche a quella ginecologa e a quell'ostetrica che ne hanno fatto un dramma!'

    in genere si va in sala parto adoperando solo la sonda per il battito (il resto avrebbe poco senso): se tutte le volte che il bcf scende, anche abbastanza (ma in modo repentino risale)ci si dovesse comportare così, quasi nessuna vedrebbe il neonato, che per altro hai sentito piangere (segno spesso inequivocabile che il travaglio è andato benissimo).

    'paventano paralisi irreversibile a chi fa l'epidurale' non è paventare, è informare:la donna viene messa a conoscenza che esiste (casi rarissimi,si contano su milioni di epidurali fatte in tutto il mondo, anche quelle fatte ai vecchietti con la cirrosi e la piastrinopatia) ;questo si chiama informare, quando cè di mezzo una complicanza grave anche se rarissima, si informa. La vostra informazione invece è 'non è provato che partorire in casa sia più pericoloso che farlo in ospedale'.
    Vito

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  21. Mah, sulla questione "fare o non fare terrorismo" in questo blog, io sono davvero perplessa.

    Mi chiedo cosa sia l'informazione e cosa vuole sapere o meno la gente prima di accingersi a "fare" o subire" qualcosa ; ma anche cosa pretende DI sapere DOPO che è avvenuto un "incidente" (chiamiamolo così in senso lato, che sia causato o inevitabile ed imprevedibile),SCOPRENDO CHE PRIMA NON ERA STATO menzionato O IPOTIZZATO.(scuate il maiuscolo)
    Mi piacerebbe sentire un commento su quanto ho appena scritto da parte di chi sostiene che facciamo terrorismo.

    Faccio invece una domanda diretta agli esperti ( e non ) che vogliano rispondere in modo serio.

    L'argomento è : Il battito cardiaco fetale.

    Il reperimento corretto del bcf talvolta è difficile (posizione feto, posizione mamma, discesa rapida feto, apparecchio poco sensibile.....).
    La lettura e l'interpretazione corretta del tracciato dello stesso (su carta dunque!) è talvolta una delle cose + difficili e controverse per i ginecologi, e spesso non desta condivisioni tra gli stessi.
    Tutt'ora si evidenzia ai corsi di aggiornamento sulla'rgomento la grossa difficoltà nello stabilire COSA voglia significare quel pezzo di tracciato, con ampie discussioni - tutte col senno di poi, però....è sempre + facile.
    Per una migliore lettura è speso utile fare un confronto con i tracciati precedenti (della stessa donna in travaglio) -sempre registarti su carta dunque!
    Per una lettura corretta è fondamentale correlare il battito e l'andamnento del battito con le contrazioni (inizio-apice-fine, ma anche frequenza, e linea di base per escludere un ipertono ad es).
    Il perito , la priam cosa che fa, è, oltre a prendere in mano la cartella, esaminare il tracciato bcf!


    Bene...allora la mia domanda da semi-profana è:

    ma allora , queste ostetriche domiciliari, come fanno a stabilire con così tanta sicurezza con solo una "macchinetta" che NON REGISTRA su carta e che viene usata a spot per pochi secondi o al massimo 1-2 minuti sulla panza della mamma se IL BATTITO E' OK, E' POCO RASSICURANTE, E'PREOCCUPANTE O BORDELINE?

    Ps: la lettura e l'interpretazione del tracciato cardiotocografico è di competenza MEDICA.

    Luna

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  22. Credo che per rispondere alla domanda di Luna bisognerebbe che intervenisse qualche ostetrica domiciliare, magari una torinese che lavora al Sant'Anna.

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  23. scusate ma nel nostro H e in altri terzi livelli della nostra zona nelle donne con travaglio fisiologico il BCF si ausculta sempre ad intermittenza, ogni quarto d'ora, prima durante e dopo la contrazione. E anche questo è "monitoraggio dle battito" nel senso che si controlla che il BCF vada sempre bene. Il tracciato in continua si mette nei travagli indotti, nei liquidi tinbti, in tutte le situazioni di non-fisiologia o di rischio, se all'auscultazione intermittente si notano anomalie o se per "intasamento" della sala poarto non siamo in grado di auscultare il battito ad intermittenza (lì si mette il monitor a volume alto epr poterlo snetire nell'altra stanza, ma non è un'indicazione medica).
    E' competenza dell'ostetrica (firma e ne è responsabile) la valutazione di questo parametro; quanto ai tracciati abbiamo fatto tutti medici e ostetriche corsi sulòla òlettura del ctg, che classifichiamo in cartella secondo Picard, ciascuno medico o ostetrica che esprime una valutazione del ctg la firma (=ne è repsonsabile). Da quando 10 anni fa non si fa più monitoraghgio continuo anche nella fisiologia i TC sono calati e glie siti materni e neonatali rimasti uguali. Questo era stato deciso dal nostro allora primario,sulla base dei numerosi studi che affermavano proprio questo: nella fisiologia non ha senso mettere tracciato in continua, si hanno solo aumenti di Tc e gli esiti non migliorano. la stessa cosa è peraltrio ripresa dalle Lg dell'aogoi (mi dice un medico) appena trovo vi linko tutto.
    Il medico legale che è stato consultato ci ha confermato che in sede penale l'ausultazione intermottente segnalata in cartella ha valore legale, in quanto supportata da evidenze e LG nazionali e internazionali; molto di più delle mezzorette di tracciato fatte qua e là che non hanno nessun fondamento.
    quasto ciò che accade da noi e in un altro terzo livello analogo per caratteristiche e protocolli assitenziali (messi insieme facciamo 6000 parti/anno - 20% stabile di TC, stessi esite della clinica universitaria da 6000 parti con 40% di TC)

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  24. p.s. dimenticavo il monitioraggio in continua si mette anche nelle donne che, pur fisiologiche, scelgono l'epidurale
    Marisa

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  25. @Tiz
    essere in due in parto a domicilio è un elemento molto importante per la sicurezza. Qualsiasi corso serio sulla gestione delle emergenze a domicilio lo sottolinea, per mille motivi "tecnici", dai più banali, non si può chiedere al marito di chimare lui l'ambulanza se serve trasferimenmto urgente e dare un quadro sintetico della situazione (indispensabile perchè l'H che ti riceve sia pronto ad agire - motivo per cui se si assiste a domicilio è importante che l'H di riferimento sappia che c'è in corso un'assistenza a domicilio e conosca chi sta assistendo , ovvero si fidi che il quadro clinico che delinea sia quello, che la storia di quel travaglio o parto sia attendibile), a motivi più "tecnici" legati alle procedure, al fatto che se biosgna ad es. incannulare velocemente una vena nel post-partum, il neonato, anche se sta bene non può non essere controllato ecc..., mentre si fanno certi farmaci di emergenza vanno controllati i parametri ecc ecc
    Non conosco il modello olandese, conosco quello danese in cui lavora una collega che ho seguito quest'estate in due parti a domicilio e secondo i loro protocolli del sistema sanitario nazionale (sono uguali a quelli inglesi) essere in due è un punto irrinunciabile.
    Continuo a pensare che l'ideale sia un modello in cui c'è una connesione stretta tra H e domicilio; da quando il nostro H ha fatto un lavoro preciso di contatti con i due gruppi che in città seguono i domicili si è fatto un salto di qualità nella gestione dei trasferimenti, rompendo diftrasferite fidenze da parte dei medici e ost interni e semplificando la vita alle donne che non si sentono additate a pazze incoscienti.
    L'effetto "secondario" è che più di un'ostetrica, tre medici e la moglie di un neonatologo hanno poi scelto di partorire in casa.
    Marisa

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  26. Io non ho parlato di registrazione continua del battito. Ho parlato di una registrazione, che nei casi in cui serve (i travagli a rischio, ma a volte in modo occasionale ed imprevisto anche in quelli a basso rischio), è fondamentale per lìinterpretazione del suo significato e pertanto di una tempestiva decisione.

    L'ausultazione intermittente a cui tu ti riferisci , Marisa, è fatta con la sola applicazione della sonda per un paio do minuti senza registrazione su carta?Questo dall'inizio del travaglio fio alla nascita?

    Da noi quasi tutto viene registrato; solo raramente in espulsivo le ost staccano e applicano loro al volo ad intermittenza.
    I travagli in epidurale, che non siano travagli ad alto rischio, vengono seguiti con monitor solo per 20 minuti dopo ogni bolo + il tracciato in espulsivo.

    luna

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  27. @luna
    si è fatta con applicazione del trasduttore del cardiotiocografo o con sonycaid (il rilevatore del battito portatile che usano anche a domicilio) prima , durante e dopo la cpontrazione, ogni 15 minuti in travaglio, dopo ogni contrazione/spinta in espulsivo. da noi il controllo del battito viene descritto in cartella se continuo (ctg) o intermittente, e con quale apparecchio; viene poi descritto (es, BCF regolare) ma non è trascritto sulla carta millimetrata del tracciato (il che implicherebbe che lo si ascoltasse con il trasduttore del tracciato mentre noi usiamo sonycaid); l'epidurale invece è sempre con ctg continuo per scelta di anestesisti e ginecologi. il motivo è che cmq secondo loro con epidurtale sono più freuqenti alterazioni del bcf, anche s enon patologioche, ma che richiedono sorveglianza continua. su questo non ti so argomentare, chiederò.
    marisa

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  28. Mi trovo assolutamente d'accordo con Tiz. Ho già discusso ampiamente di parto in casa con Gekina, con Luna, con Vito..... e non voglio ripetermi. Mi chiedo però se qualcuno può rispondere a queste domande:
    1-Cose spinge alcune donne (in Italia circa 1500 all'anno) a scegliere di partorire a casa?
    2-Perchè gli ospedali non riescono a garantire le stesse condizioni che si possono creare a domicilio?
    3-Perchè la maggior parte delle donne che partoriscono in ospedale hanno da lamentarsi? 4-Il personale medico ritiene oppure no che il benessere emotivo della partoriente sia una condizione di primaria importanza per il buon svolgimento del parto?
    5-Nel caso la risposta sia no, perchè?
    6-Nel caso la risposta sia sì, perchè secondo voi non si riesce a garantirlo?
    Grazie

    RispondiElimina
  29. @Marisa

    'Il tracciato in continua si mette , nei liquidi tinti, in tutte le situazioni di non-fisiologia o di rischio, se all'auscultazione intermittente si notano anomalie'

    come già detto, in modo occasionale ed imprevisto un basso rischio si trasforma in uno più alto: forse è meglio, ad occhio non lesinare troppo sul monitoraggio in continua, anche perchè ti permette di accorgerti di problemi che non hai potuto vedere perchè dovevi 'sbatterti' da un altra parte.


    dimenticavo il monitioraggio in continua si mette anche nelle donne che, pur fisiologiche, scelgono l'epidurale : siete esagerate, nessuna linea guida dice questo; gli inglesi parlano di walking epidural, dopo i 20 min dal bolo la donna può essere staccata dal monitor. O ci sono LG dell'ultimo secondo?

    'ma non è trascritto sulla carta millimetrata del tracciato'

    : una nuova era legale! Non più 'carta canta'ma ci racconta (vero,falso?) tutto chi c'era: boh

    'biosgna ad es. incannulare velocemente una vena nel post-partum' e durante il travaglio non serve la vena? I farmaci che dici di dare li fai i.m o per os? che senso ha?
    Poi a casa fate i farmaci , in ospedale no? Quali farmaci potete fare?

    Dalle vostre parti nessun amministratore ha mai pensato di istituire una reperibilità dei ginecologi per i parti a domicilio? Da noi c'è stato un fuggi fuggi totale
    Vito

    RispondiElimina
  30. Mi inserisco rapidamente perché sono rimasta molto colpita da come viene "presa in cura" la donna in gravidanza in Olanda. Ringrazio il cielo di vivere in Italia (e in Toscana).
    Proprio stamattina sono andata al pronto soccorso ginecologico causa contrazioni (sono di 20 settimane). Temevo quasi di disturbare e sono stata accolta con le seguenti parole: "Signora, in caso di dubbio torni sempre a farsi visitare perché è sempre meglio un controllo in più."
    Ecco, credo che in Olanda non mi avrebbero fatto arrivare neanche al reparto, altro che visita ginecologica, ecografia e valutazione del liquido amniotico!

    RispondiElimina
  31. Marisa, scusami, non so se ho capito bene, ma mi sa che anche <Vito forse ha interpretato nello stesso modo ciò che hai scritto.

    I vostri tracciati non sono registrati su carta, ma semplicemente DESCRITTI A PAROLE IN CARTELLA?

    Cioè è come essere in un'unità coronarica e invece di avere una telemetria con tanto di registrazione delle anomalie dei battiti su carta....gli operatori li decrivono in cartella?

    idem in una terapia intensiva?

    Cioè la carta , testimonianza incontrovertibile, anche di assistenza, non ha + alcun valore?

    luna

    RispondiElimina
  32. Non mi sono spiegata il tracciato viene allegato, lAuscuktazione intermittente segnata come tale e il suo esito descritto come bcf regolare. Se non lone' si mette ctg contnuo. Non credo di lavorare in un posto di pazzi, gli esiti materni e neonatalo lo dimostrano. I due primari che si sono avvicendati hanno sempre sostenuto auscultazione intermittente con le caratteristiche descriite nella fisiologia, ctg nel rischio . Chi arriva da altri h in cui si fa a tuttectg contnuo o tracciatini di 20' 30' - me compresa- all'inizio e' spiazzata e timorosa, poi si allena ad auscultare e si tranquillizza. Non so dirvi altro, se riesco vi mando le lg di riferimento, sono cmq quelle del nice reperibili in Internet. Sul ctg continuo in epidurale nonso argomentare, e' una decisione medica unanime che non abbiamo mai messo in discussione. Appena riesco mostro i vostri comme tie chiedo a quali linee guida si riferiscono, o se e' una misura prudenziale locale.

    RispondiElimina
  33. @Marisa
    potresti rispondermi sui farmaci a domicilio?
    Vito

    RispondiElimina
  34. Ok, grazie Marisa.

    Resta il fatto che a casa non rimane traccia dell'auscultazione. Cosa assai discutibile a mio avviso.

    Interessa anche a me se ci sono autorizzazioni uficciali per l'utilizzo di farmaci , e quali, a domicilio da parte delle ostetriche senza prescrizione medica.

    L'altro giorno leggevo (non tutto è troppo lungo )le linee guida sul parto a domicilio dell'associazione nazionale culturale ostetriche parto a domicilio:

    datato 1999.

    Riporto due piccoli punti che mi hanno fatto ridere . Si parla di

    1.rianimazione neonatale:

    "Non abbandonate la speranza di recupero: il neonato è molto + forte di un adulto di fronte ad un'anossia acuta"

    ...firmato un neonatologo....un certo dott. Agosti

    2. Emorragia post-partum

    "ai primi sintomi di shock (colore pallido, sudorazione, tachicardia, presione arteriosa in diminuzione, giramento di testa), somministrare 1 gr di Cortisone endovena in attesa che arrivi l'ambulanza.

    Mi vien da ridere a pensare ad un'ostetrica (magari una da sola, ma non importa è uguale se sono due), che cerca di reperire un accesso venoso ad una donna in preda ad un'amorragia imponente, ipotesa, vasocostretta, che sta andando in shock.
    Davvero mi vien da ridere, immaginare di vederlo fare da parte di chi non è abituato a prendere quotidianamente accessi venosi (pensando soprattutto alle ost che non lavorano negli ospedali). Ma è quasi uguale per le altre, quando talvolta addirittura noi abbiamo difficltà e senza stare a perdere tempo andiamo a reperire direttamente un acceso venoso centrale (vena giugulare o succlavia).
    Inoltre.....IL CORTISONE!
    Wow! Come se di fronte ad uno shock emorragico il cortisone potesse fare qualcosa.....bah!

    Lo trovo vergognosamente RIDICOLO.

    Scusate ma non riesco a linkare queste linee guida. Ma se cercate su google con un pò di pazienze si trovano.

    Luna

    RispondiElimina
  35. @ Marisa,
    mi unisco alla domanda di Vito. Quali farmaci può - se può - somministrare un'ostetrica durante un parto a domicilio?

    @ Marzia,
    vorrei rispondere alle tue domande... ma occhio (lo sai)
    io son di aprte :)

    1-Cose spinge alcune donne (in Italia circa 1500 all'anno) a scegliere di partorire a casa?

    Il desiderio di vivere il parto come momento intimo, la voglia di sentire la grandezza del corpo che genera, la paura dell'ospedale, troppe letture della Malvagna, la voglia di sentirsi grandiose (ma il parto non è evento fisiologico?), l'idea che la Natura è infallibile e la Madicina fallibile e nociva...

    2-Perchè gli ospedali non riescono a garantire le stesse condizioni che si possono creare a domicilio?

    Quali condizioni? A casa può capitare che una donna sorpresa dal dolore nel parto chieda l'epidurale? Immagino di sì.
    Immagino tu ti riferisca al rispetto dei tempi del travaglio/parto, alle episio ecc.. Mi sembra evidente che a casa non c'è la fila di travaglianti, mancano gli anestesisti, non si può infondere ossitocina alla cavolo ecc... Ma questo non vuol dire che un parto in casa è sempre rispettoso. Su partonaturale.org ho letto testimoninaze di donne con osteriche che avevano fretta, che colpevolizzavano la partoriente per il lungo travaglio (una aveva un convegno a cui doveva assolutamente partecipare).


    3-Perchè la maggior parte delle donne che partoriscono in ospedale hanno da lamentarsi?

    Bisognerebbe capire quante sono quelle che si lamentano. Se sono efefttivamente la maggioranza. E quante sono quelle con parto in casa che si sono lamentate... qui sul blog ne abbiamo una che ha trascinato in tribunale l'ostetrica che la seguiva a casa...

    4-Il personale medico ritiene oppure no che il benessere emotivo della partoriente sia una condizione di primaria importanza per il buon svolgimento del parto?

    Certo. Poi chiaramente le persone non sono tutte uguali e i numeri delel partorienti possono variare di molto da h a h. C'è da dire però una cosa... le donne lo sanno che quando partoriscono non sono delle dementi o delle bambine bisognose di cure? Insomma, vero è che umanità e buone maniere sono doverose, ma alle donne possiamo dire che si partorisce anche a Gaza sotto le bombe? No perchè se bisogna fare empowerment facciamolo su tutto...

    5-Nel caso la risposta sia no, perchè?

    Nessuno risponderà mai no...

    6-Nel caso la risposta sia sì, perchè secondo voi non si riesce a garantirlo?

    Perchè la sanità pubblica lavora con il serbatoio quasi vuoto. Poco personale, sale travaglio sovraffollate. Non è colpa dei medici e delle osteriche, è "colpa" di una sanità pubblica al collasso. Sarebbe come prendersela con i professori perchè fanno male il loro lavoro e magari hanno classi da 35 studenti, aulee fatiscenti ecc... Per la scuola pubblica scendono in piazza studenti, professori e genitori. Per la Sanità pubblica nessuno. Peggio: i sanitari se ne stanno zitti aspettando i tempi d'oro del privato. I cittadini se la prendono con i medici e quasi quasi aspettano sbavando i tempi della sanità a pagamento. Anche quelle imbecilli (perdonate lo sfogo) che non potranno spendere un euro per avere un parto decente.

    RispondiElimina
  36. @ Luna,
    salla luce di quanto riporti...
    Possimao dire che in caso di un'emergenza (mamma e/o neonato) in casa l'ostetrica farà una sola cosa? E cioè chiamare il 118?
    Scusate ma quante ostetriche hanno rianimato un neonato o messo le mani su una con shock emorragico?
    Forse quelle che vanno a lavorare in Cambogia o Afghanistan! Non certo queste che girano per le case e che se la sono vista sempre filare liscia...

    Poi non capisco... sul copnsenso informato per la peridurale si deve menzionare il temutissimo ematoma epidurale, per il taglio cesareo la triplicata possibilità per la madre di lasciarci le penne.
    Per il parto in casa invece no... si deve dire che è sicuro come in ospedale. Anche in caso di emorragie? Neonati blu come puffi? Anche in quel caso è sicuro come in ospedale?

    Marisa gentilmente..., ci fai leggere un consenso informato sul parto in casa? Uno che elenchi tutto quello a cui una donna (e il suo bambino) rinunciano scegliendo la propria casa?

    RispondiElimina
  37. @ Marzia
    non ho dati statistici (e non credo che esistano) circa il grado di soddisfazione rispettivamente delle donne che partoriscono in ospedale e di quelle che scelgono il parto a domicilio. La mia impressione, ovviamente fallibile, è che l'insoddisfazione in molti casi sia dovuta ad aspettative esagerate, o comunque non realistiche, circa l'evento parto. Non dico che sia la regola, ma chi mitizza il parto e si aspetta di vivere l'esperienza più meravigliosa della sua vita, può facilmente rimanere delusa, anche senza particolari manchevolezze da parte del personale ospedaliero: in questi casi basta magari un'infermiera musona o un'ostetrica dai modi un po' spicci perché la donna ritenga di aver avuto un'assistenza insoddisfacente.
    Intendiamoci, la gentilezza e i sorrisi piacciono a tutti, un'atmosfera gradevole è senza dubbio importante, ma se le aspettative fossero più modeste (del tipo "speriamo di non stare troppo male e che tutto finisca bene") probabilmente i casi di insoddisfazione sarebbero meno numerosi.

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  38. Alle risposte di Geka a Marzia mi unisco ed aggiungo due punti:

    1. il Ministero permette la presenza e l'operatività di associazioni di ostertriche che rasentano quasi il mistico e di scientifico hanno nulla

    2. Il Ministero permette e anzi sembra favorire la sempre maggiore privatizzazione del parto (cliniche private - mai sicure come un H - , attività private intramoenia a go go di ginecologi , che poi per poter conciliare con i doveri degli H e far sembrare di soddisfare egarantire la loro assistenza a chi li ha pagati profumatamente.....usano come sistema l'ostetricia medicalizzata anche dove non serve

    3. ilMinistero fa finta di non sapere il livello di insegnamento nelle università italiane, la totale mancanza in molte sedi di pratica clinica (penso soprattutto alle ost, ma anche le specializzazioni di gine) e permette materie di inegnamento perfettamente inutili se non pericolose togliendo tempo e risorse a ciò che serve!

    luna

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  39. Grazie delle risposte.
    Ho fatto quelle domande NON per fare pubblicità al parto in casa, ma al contrario perchè credo che siano domande che bisognerebbe sempre porsi.
    Nom ho nemmeno io statistiche ufficiali sul grado di godimento del parto a domicilio e del parto in ospedale, ma nella mia lunga vita ho visto troppe donne partorire in entrambe le situazioni per non farmi un'opinione (certo Gekina hai ragione, le eccezioni ci sono in entrambi in casi).
    Per me ogni donna deve poter partorire dove meglio crede, e dunque sappiamo che la grandissima parte sceglie l'ospedale. Allora, anzichè combattere a colpi di fioretto ognuno con la sua bandiera di appartenenza, varrebbe la pena di chiedersi se è possibile e come rendere più soddisfaciente il parto in ospedale. Perchè (sono di parte, lo so) l'epidurale non può essere la sola risposta.
    @ Gekina "Perchè la sanità pubblica lavora con il serbatoio quasi vuoto. Poco personale, sale travaglio sovraffollate. Non è colpa dei medici e delle osteriche, è "colpa" di una sanità pubblica al collasso. Sarebbe come prendersela con i professori perchè fanno male il loro lavoro e magari hanno classi da 35 studenti, aulee fatiscenti ecc... Per la scuola pubblica scendono in piazza studenti, professori e genitori. Per la Sanità pubblica nessuno. Peggio: i sanitari se ne stanno zitti aspettando i tempi d'oro del privato. I cittadini se la prendono con i medici e quasi quasi aspettano sbavando i tempi della sanità a pagamento".
    Certo, questi sono problemi reali. Ma negli ospedali della rossa e benestante Emilia-Romagna di trent'anni fa, fiore all'occhiello della Sanità italiana, i reparti maternità non rispondevano alle esigenze delle partorienti meglio di adesso, anzi direi che c'è stato un certo miglioramento: i neonati restano accanto alla mamma, la partoriente ha una certa libertà di movimento, una persona di sua scelta può restarle accanto tutto il tempo...
    Quando un'ostetrica finisce il suo turno di lavoro e ne arriva un'altra, e magari un'altra ancora, per la partoriente non è davvero una bella esperienza, tanto per fare un esempio di una cosa strutturale.
    Se l'accoglienza è un poco migliorata negli ospedali, lo si deve a quel movimento di donne che tra gli anni 70 e 80 si posero questo come obiettivo, che hanno combattuto strenuamente per la nascita di una maggiore sensibilità e consapevolezza al vissuto di donne e neonati, che dicevano "il corpo è mio" e hanno anche ricominciato a partorire in casa. Hanno combattuto proprio come stai facendo tu Gekina per l'epidurale. Scusate lo sfogo, ma troppe volte sento dare delle fanatiche a queste donne (di cui faccio parte)grazie alle quali, ad esempio, non ci sono più donne che vengono legate al lettino in sala parto.
    Sbollendo gli spiriti...possibile che un reparto maternità debba puntare sempre e solo sulla maggiore (e indiscutibile, certo) sicurezza?
    @Pina, desiderare di sentirsi protagonista del proprio parto, padrona del proprio corpo, ascoltata e rispettata... non è mitizzare il parto. Quando si vive un'esperienza intensa, bella o orribile che sia, non è sufficiente pensare "speriamo che tutto finisca bene". Il cammino per arrivare alla meta è importante quanto la meta, in questi casi

    RispondiElimina
  40. Gentilezza e sorrisi , intimità, immaginario collettivo dei pubblici H come mattatoi. Torniamo al 'corpo è mio': provate a pensare che in quel corpo siete in due,'; allora la maggiore (e indiscutibile, certo) sicurezza'acquista un'altra valenza. Ma avete idea di QUANTA sicurezza perdereste se in massa tornaste al parto a domicilio? E a differenza di tutte le battaglie che sono state condotte in nome di quel 'corpo è mio', è lecito giocare sulla sicurezza di vostro figlio?
    Vito

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  41. Sono d'accordo con Marzia soprattutto su quest'ultimo punto. Per quello che leggo nei vari forum, a me non sembra che le donne in generale si lamentino per delle futilità, pur essendo consapevoli che "è andata bene". Potrei fare degli esempi ma faccio prima a linkarvi il mio blog i racconti dei parti "bello, ma..." http://ilmioparto.blogspot.com/search/label/bello%20ma

    Sicuramente sul parto ci sono aspettative ma c'è anche una grande paura di un'esperienza completamente nuova ed ignota, e credo che questa dimensione di ignoto sia amplificata dal fatto che non sai chi troverai in ospedale.

    Questa secondo me è una delle ragioni per cui si verifica il se pur raro ritorno al parto in casa: il rapporto di fiducia 1 a 1. Non vorrei fare generalizzazioni indebite ma credo che per qualcuno il rapporto con il medico privato sia insostituibile perché ti dà l'illusione che per te avrà un'attenzione in più.

    Io per carattere continuo ad avere più fiducia nella struttura, che fa comunque da paracadute per gli eventuali errori del singolo, e su questo punto sono ovviamente d'accordo su tutta la linea con Gekina e sul silenzioso smantellamento della sanità pubblica, che porterà solo disastri - anche alle ostetriche domiciliari che appunto avranno diversi problemi in più a fare ricorso all'ospedale nel caso in cui qualcosa vada male.

    RispondiElimina
  42. @ Vito

    la mia percezione leggendo le lettere che mi arrivano è che le donne vengono letteralmente zittite da amici e parenti se provano a dire che qualcosa è andato storto, appunto sulla base del fatto che "è andato tutto bene".

    se solo lasciassero finire di parlare quelle ragazze, verrebbero fuori trattamenti a limite del maltrattamento, come raschiamenti o spremiture uterine senza anestesia e con modi veramente brutali, per i quali non di rado ho letto commenti come 'mi sono sentita violentata'.

    parenti ed amici scoraggiano la neomamma a segnalare l'accaduto all'urp o in altre sedi, appunto perche' è andato tutto bene, il bambino è sano, in fondo non è successo nulla di grave. sono solo state trattate come animali, ma questo è ancora per molti perfettamente normale.

    invece sul fatto che la fuga dagli ospedali per partorire in casa sia per certi versi un clamoroso autogol, sono del tutto d'accordo.

    RispondiElimina
  43. Mi domando se anticamente il parto fosse visto come un cammino (e non un passaggio obbligatorio per la donna), se il corpo della partoriente fosse dispensato da riti, credenze, violenze...

    Spostando il parto in ospedale si è realmente perso qualcosa? E le violenze a cui vengono sottoposte le donne (spremitura ecc...) non è che in casa capitano/capitavano comunque?

    La verità - parto in casa - è che se c'è bisogno di fare particolari manovree/o interventi la partoriente viene spedita dritta dritta in ospedale... così le strutture sanitarie diventano "sgherri" obbligati a fare il lavoro sposrco. In casa ci restano le superfisiologiche (e pure un po' fortunate), quelle che post parto decanteranno le ovvie gioie del parto a domicilio.

    Il discorso di Vito secondo me non vuole assolutamente legittimare certi comportamenti violenti e ai limiti (ma togliamo via anche limiti) del maltrattamento. Ma è la verità: sta per nascere un bambino e se una lo vuole partorire significa che lo desidera sano e possibilmente vivo!

    Quante donne che scelgono il parto in casa non farebbero mai l'epidurale perchè convinte che il figlio nasca drogato? Ebebne se a queste donne si spiegasse che la peridurale non droga manco la madre (figurarsi il pupo), mentre il parto in casa espone il nuovo nato a rischi assolutamente gratuiti.... si fisserebbero ancora così tanto con il parto a domicilio?

    Il mito del potere dell'ambiente... lo dico un po' per provocazione... ma dato che certe naturaliste amano scomodare l'etologia... ebbene ci sono donne che partoriscono sotto le bombe, nei barconi tra l'affollamento di disperati che scappano dalla miseria.... forza della disperazione? empowerment? razza superiore?

    RispondiElimina
  44. Penso che parliamo di cose diverse.

    Gekina ma sei sicura che tutte le donne che scelgono di partorire in casa siano affiliate a qualche gruppo mistico-ecologista?
    Sarei curiosa di conoscere meglio l'esperienza di MarziaBisognin.

    Oggi forse sì si lascia che gli ospedali facciano il lavoro sporco per le manovre invasive, ma non mi sembra che la percezione delle donne sia molto cambiata. Sulle manovre ostetriche nei parti in casa: non sono testimonianze che riporto nel blog perché sono troppo datate, ma nel volume di Revelli "L'anello forte" le donne parlano dei loro parti, e una menziona proprio di essere stata sottoposta a raschiamento, dicendo che non le avevano dato nessuna anestesia e si era sentita trattata come una vacca.

    Questo nel 1985. Non vedo questo grande cambiamento recente - nella psicologia femminile - su questo punto.

    Per cui insomma, andare in ospedale dove si presume che ci siano tutti i presidi del progresso e vedere che solo per le donne non cambia nulla, a me fa un po' effetto ecco.

    RispondiElimina
  45. @Marzia,

    sinceramente non credo che qua nessuna dica o sia convinta che l'epidurale sia la soluzione di tutti i mali dell'ostetricia (in senso lato).

    Qua tutte noi sosteniamo disapprovazione ai maltrattamenti, alle mancanze di rispetto, alla medicalizzazione non opportuna, alle carenze di personale , alle strutture troppo piccole per i parti che fanno, al troppo privato che rovina la saggezza degli operati, alle associazioni di ostetriche che si professano "santone" della gravidanza e del parto, alle strutture ospedaliere che non lavorano in sicurezza, alla ancora troppo negata epidurale, ma anche al troppo negato parto naturale in sicurezza in ospedale ed infine alla troppa disinformazione!

    Ecco

    credo di aver riassunto + o meno i pensieri di chi frequenta questo blog e soprattutto mio personale.

    Luna

    RispondiElimina
  46. Forse non mi sono spiegata bene Gekina: il mio intervento non voleva essere una apologia del parto in casa, nè tantomeno di un mitico passato a cui come sai non credo affatto. Quello che voglio dire è: possiamo oppure no porci il problema del trattamento ospedaliero di cui tantissime donne si lamentano? Possiamo oppure no porcelo senza dire che "però l'ospedale garantisce sicurezza" e tacciare tutto il resto di mistificazione? Benissimo per la garanzia di sicurezza, ma questo non giustifica l'impossibilità di parlare di altro caro Vito. Quell'insinuante accusa di egoismo e irresponsabilità che c'è nelle tue parole a cosa serve, se non ad alimentare quella pratica ricordata da Maia, ovvero zittire le donne che provano a dire che qualcosa è andato storto, appunto sulla base del fatto che "è andato tutto bene" ?

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  47. Molto interessante questo post. Quindi la storia dell'ambulanza sotto casa (letta da più parti) non e' vera? Comunque, fino a qualche anno fa la nostra sanità era al 3 posto nel mondo... Ultimamente purtroppo e' peggiorata tanto, colpa di governi incompetenti che tutti conosciamo bene. Certo ci sono grossi difetti e molte cose da migliorare, senza dubbio una grossa disparità fra ospedale e ospedale e questo fa rabbia. Pero' se siamo uno dei paesi al mondo con la mortalità infantile e perinatale più bassa (secondo un medico con cui ho parlato di recente la più bassa in assoluto al mondo...) evidentemente non e' proprio tutto da buttare. Siamo ultimi in tante cose, vedi le pari opportunità, il tasso di natalità, ecc. E ci sono tanti motivi per cui vergognarci, ma la sanità non e' uno di questi, non ostante tutto...

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  48. Una piccola precisazione: il libro di Nuto Revelli - da leggersi assolutamente - è stato edito nel 1985 ma raccoglie testimonianze di donne nate intorno agli anni 20. Qualcuna anche prima. Riporto un breve brano sul parto di una donna nata nel 1932. In piemontese partorire si dice comprare: "Il parto? Sulla paglia, un lenzuolo sotto e le bestie accanto. Compri un bambino e non ti lavano nemmeno, al bambino gli legano l'ombellico, non lo lavano come i neri che li comprano tra le foglie. Però i neri sono più civili perché le donne comprano sulla foglia ma poi vanno al fiume a lavarli i bambini. C'era un cordoncino, una
    treccetta di fili per l'ombellico, e questa treccetta la preparavano due ore prima, e quante volte passava nelle mani con i microbi che c'erano nelle stalle."
    Ora la gran parte delle persone non sa niente del nostro passato e lo idealizza. Non c'è bisogno di essere ecologisti/naturisti/ o new age, basta essere un bel po' reazionari e anche abbastanza ignoranti. I siti pro parto a casa abbandono in questa operazione, alla ricerca di un'età dell'oro perduta in cui il parto e la donna erano al centro di un evento paramistico. Peccato non sia mai stato così. Per quanto riguarda il grado di soddisfazione sul parto in ospedale, ricordo un'inchiesta di circa dieci anni fa in cui la maggioranza degli italiano dichiaravano di aver avuto un buon trattamento nell'ospedale ma avevano una cattiva percezione del loro funzionamento.
    barbara

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  49. cara Barbara, evidentemente basta dire che tantissime donne lamentano una brutta esperienza ospedaliera quando hanno partorito, perchè immediatamente scatti la risposta "ma un tempo, in casa era peggio".
    E quindi? Chi ha mai detto il contrario? Certo non io.
    Constatare la difficoltà che si incontra a parlare di questo argomento è sconfortante.

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  50. @ Barbara

    grazie della precisazione, avevo dimenticato di dirlo. sono molto tentata di riportare stralci di quel libro devo dire, magari uso il tag letteratura.

    quell'inchiesta sulla soddisfazione del trattamento ospedaliero riguardava gli italiani in generale, o le puerpere?

    comunque vorrei dire che penso che tutti quelli che scrivono in questo blog hanno presente che in un parto quello che rischia di più - molto di più - è il bambino. ma se questo blog è nato è perché, secondo me, nel marasma generale si tende a dimenticare un po' troppo la mamma.

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  51. @Marzia Bisognin

    Scusa,ma il detto 'troppa carne al fuoco lo conosci'?
    Tutto quello che ho scritto in questi giorni è partito dall'affermazione letta qui

    ‘non è provato che partorire in casa sia più pericoloso che farlo in ospedale’.

    Visto che sembra convinto di essere ben informato chi afferma conclusioni del genere, io mi sto limitando a cercare di fare cambiare questa opinione a chi ne è convinto. In questi giorni dovrei dedicarmi solo al blog per

    'porci il problema del trattamento ospedaliero di cui tantissime donne si lamentano'?

    Me la fai diventare te la durata del giorno di 36 h. invece che di 24?
    Se poi tu seguissi di più il blog anche questo è un argomento fra i più discussi: abbiamo già dato molto anche da questo punto di vista.
    Una cosa per volta,per favore, cara Marzia bisognin

    'Quell'insinuante accusa di egoismo e irresponsabilità'

    non accuso nessuna, altrimenti se pensassi questo invece che perdere il tempo qui per cercare di informarvi , me ne andrei a fare delle belle 'girate'.
    Vito

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  52. @Blog
    Io capisco che qui ognuna voglia parlare di quello che le pare, ma se non ci diamo un filo conduttore viene fuori un mare di equivoci che farà passare la voglia a tutti di scriverci. Leggendo qualche post più su, trovo scritto da Geka
    'Il discorso di Vito secondo me non vuole assolutamente legittimare certi comportamenti violenti'

    Sono allibito;
    veramente, non ho tempo per capire il perchè, con ciò che ho scritto in questi giorni sul blog, legittimerei dei comportamenti violenti. In questi giorni cercherò solo di far cambiare opinione a chi pensa che il parto a casa sia sicuro come in H.
    Le magagne degli h. restano ugualmente, chiaro; forse ripeto è l'argomento che più abbiamo dibattuto qui (qualcuna ci ha persino detto di fare terrorismo nei confronti degli H pubblici). Ma adesso stiamo affrontando un altro argomento, la sicurezza del parto a casa NEL 2011. Si può? Oppure non interessa a nessuna, ed ognuna si tiene le proprie opinioni in qualsiasi modo se le sia fatte? Fatemi sapere che così vado al mare un po' di più
    Vito

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  53. L'indagine riguardava persone con un ricovero ospedaliero. Le partorienti erano incluse ma non come categoria a parte. Credo si tratti di un punto molto importante - senza voler negare le brutte esperienze di chiunque : gran parte della popolazione ha una pessima opinione del servizio sanitario nazionale tuttavia, nello stesso tempo, ha un altrettanto ottimo ricordo del servizio di cui ha usufruito. Come se ci fosse una discrasia tra quanto esperito personalmente (buon servizio) e la cattiva opinione in generale dello stesso.
    barbara

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  54. @ Blog (Vito, Barbara, Maia, Marzia in particolare),
    vorrei mettere in chiaro un punto: non credo assolutamente che la maggioranza delle donne riceva un trattamento disuano negli ospedali (intendo parto). Il più delle volte il personale fa il suo dovere con educazione ed empatia.
    Ma.
    Ma ci sono le ossitocine aggratis senza un trattamento del dolore, le ostetriche che ti sgridano se urli troppo, le spremiture d'utero e le ricuciture a freddo. Questo ed altro accade e non possimo far finta che non sia vero (altrimenti chiudo il blog e ce ne andiamo tutti a spasso che fuori c'è il sole e 40°).

    Detto questo, come scrive barbara, non è mai esistito un passato dove si partoroiva tra il magico cerchio di donne empatiche e coccolose. Mai esistito un passato dove partorire costava meno sudore e dolore... e men che mai un presente o un futuro dove i danni iatrogeni ostetrici sono maggioranza rispetto a quelli "fisiologici". Altrimenti il ricco e ben curato Occidente avrebbe il primato di nati neurolesi, morti e madri decedute o disabili. Questo primato lo detiene il sud del mondo, i paesi poveri... dove si partorisce senza medici e ostetriche degne di questo nome, in catapecchie e non in ospedali ridegni di questo nome.

    Vito, sacrosanto e doveroso parlare di sicurezza. La sicurezza è l'unica oremessa valida ad un parto umano e rispettoso. Se non c'è sicurezza c'è fumo, fuffa, misticismo ostetrico, chiacchiere.

    Un'osservazione. Mia nipote ha un anno e qualche mese. Quando sale in macchina viene giustamente sistemata sul suo ovetto. Dopo nemmeno 10 minuti inizia a piangere e contorcersi. Odia stare sull'ovetto, odia sentirsi legata. Mia sorella e il suo compagno cercano di calmarla, di distrarla. E se si lamenta troppo vedono di fare tappe frequenti.
    Domanda: la stanno seviziando? E' un comportamento disumano? O è solo il tentativo di far viaggiare sicura una bimbetta e di non prendere una multa salata?

    Stessa cosa con mio figlio. QUando sale in bici con me deve mettersi il caschetto. Lo odia. Ne ho comprato uno giallo della pimpa (aa la pipa) ma lo detesta uguale. Ma io sono irremovibile. Lo lego al seggiolino e gli ficco con le buone il maedetto caschetto. Sono disumana?

    Insomma tutto questo per ricordarci che la sicurezza impone a volte regole che sì, magari ci faranno sentire meno liberi, ma alla fine se ne comprendiamo il senso le accettiamo senza sentirci dei pecoroni. O senza che il nostro corpo venga necessariamente espropriato o violentato da altri.

    Spero di essermi spiegata... scusate il caldo mi affloscia...

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  55. @ Marzia
    evidentemente dipende dalla sensibilità personale. A me il parto in sé non dice granché a livello emotivo, sentirmi protagonista in questo senso non mi interessa. Mi interessa, questo sì, non ricevere manovre inutili e dolorose ed essere perciò assisitita da personale medico e paramedico competente e aggiornato. In molti ospedali si persevera con manovre invasive e non necessarie, a partire dalla rasatura del pube (banale ma comunque fastidiosa) per finire con ossitocina, episiotomia e kristeller di routine... credo che questo atteggiamento sia da imnputare ad una sorta di prigrizia e resistenza al cambiamento, per cui risulta più comodo continuare a lavorare come si è sempre fatto, anche in contrasto con le raccomandazioni dell'OMS. Quanto al resto, io non accuso nessuna di mistificazione (anche pershé non si tratta di un parametro applicabile: se nello stesso reparto ospedaliero una si trova bene e un'altra male, non è che una dice il vero e l'altra mente), però basta leggere un qualsiasi forum di mamme in attesa per rendersi conto che la mitizzazione del parto è tutt'altro che rara: molte si figurano un parto proprio "così e così" in cui tutto si svolge secondo i loro desideri e sotto il loro controllo: in questo modo però, qualsiasi esperienza diversa dalle aspettative rischia di essere vissuta come deludente.

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  56. @ Pina,
    per me è lo stesso. Al parto in sé non ho mai dato nessunissimo peso. L'ho sempre vissuto come l'anticamera obbligatoria al primo incontro con mio figlio. Non mi aspettavo nulla e non mi sono immaginata nulla. Temevo solo episiotomia e kristeller questo sì :)

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  57. vi passo le info raccolte
    1) i farmaci che si possono somministare a casa da parte dell'ostetrica in caso di emorragia post secondamento sono syntocinon più methergin i.m. come primo step (perdita 500 ml, nel frattempo si incannula una vena (non si aspetta che la donna sia schoccata) e si infondono liquidi, mentre si procede a massaggio uterino e si chiama ambulanza, se perdita continua, in attesa di ambulanza o in ambulanza, si utilzza anche misoprostolo 2cpr per via rettale.
    questa è la procedura che seguono le ost dei due gruppi "regolari", dopo incontri di aggironamento su emergenze, in accordo coi medici di riferimento dei vari H in cui trasferiscono
    sostanzialmente a casa si fa quello che facciamo in ospedale prima di intervenire chirurgicamente
    se donna perde prima di secondare si fa sempre synto più methergin e si trasferisce subito la donna
    le ostetriche del domicilio acquistano questi farmaci con prescrizione medica, c'è una procedura specifica per cui possono averli o dalle farmacie ospedaliere (pagandoli) o normalmente.
    E' previsto che le ost possano somministrae questi farmaci in condizioni di emergenza senza prescrizione medica; a domicilio non dovrebbero partorire donne ipertese con controindicazioni al methergin e comunque si ricontrolal in quel momento la pressione.
    le ost dei due gruppi organizzati della mia città per i farmaci seguono procedure regolari (prescrizione, acquisto ecc)
    per quel che so sono tutti farmaci acquistabili in farmacia, e anche l'uso off label del misoprostolo è ammesso se sulla ricetta il medico specifica per cosa è utilizzato.

    2) non ho consensi informati a portata di mano, mi dicono che ce n'è - come per altro per altre procedure - di diversi tipi dai più generici che non dettagliano nulla se non che la donna èp stata informata di x y rischi, ma non è scritto quali, da altri più dettagliati
    appena li ho ve li mando

    Marisa

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  58. Brava Marzia quando dici: "desiderare di sentirsi protagonista del proprio parto, padrona del proprio corpo, ascoltata e rispettata... non è mitizzare il parto. Quando si vive un'esperienza intensa, bella o orribile che sia, non è sufficiente pensare "speriamo che tutto finisca bene". Il cammino per arrivare alla meta è importante quanto la meta" io sta cosa l'ho detta pure ieri e mi hanno risposto che "mitizzo il dolore" quando 3 righe più su avevo proprio scritto il contrario!

    Che si soffra partorendo è innegabile, ma è vero che alcuni medici ti instillano una dose di PAURA che nemmeno la epidurale è in grado di combattere. Non avere il minimo controllo della situazione fa aumentare la percezione di dolore. Provare per credere in qualunque situazione, fosse anche solo un taglio in testa da far ricucire.

    Sembra che l'epidurale sia la risposta a tutto: che ti spremano, che ti dicano "che sarà mai, tutte hanno partorito!", che non ti parlino, che prendano tuo figlio e spariscano dietro una porta......massì, accettiamo ogni maltrattamento psico-fisico, l'importante è che mi abbiano fatto l'epidurale e che il mio diritto ad averla non sia stato calpestato! Tutti gli altri diritti invece possiamo anche buttarli nel cesso.

    Troppe volte su questo blog leggo storie che tra il titolo e il contenuto della storia non hanno una connessione, tipo "parto naturale e schiaffeggiamento morale della paziente" dando per scontato che il parto naturale preveda anche la derisione della poveretta che già sta soffrendo, mentre chi fa l'epidurale viene trattata con i guanti. NON E' VERO! Se ti trovi davanti uno sciagurato che manco ti guarda in faccia menre ti sfrucuglia dentro la vagina, lo fa (e ti fa sentire violentata) con o senza l'epidurale!

    Poi dovremmo cambiare nome al "parto naturale" perché anche il parto con epidurale è un parto naturale,perché il feto sempre dalla vagina passa! Ossia passa per dove deve passare per natura!

    L'unico parto non naturale è il cesareo, spero che almeno su questo siamo tutti d'accordo!

    Francesca

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  59. Vabbè... il problema è che non tutte le donne vivono il parto come cammino...
    Ci sonoi quelle - come me - che del parto non gliene poteva fregare di meno. Lo giuro...

    Sul naturale... secondo Francesca è parto naturale quello dove il feto esce per le vie naturalki,...

    Dunque è naturale anche un parto con ventosa, episiotomia, kristeller, ossitocina, epidurale, magari una dose di valium e posizione litotomica forzata...

    Visti i tempi le donne potranno sperare in un ruolo da protagonista solo nel parto. Magari ritornando al Medio Evo (parto in casa). Così le Regioni, il SSN, i cittadini contribuenti ringraziano per il risparmio... tanto ormai i disabili non vengono quasi più sostenuti da nessun tipo di fondo.... sono le famiglie che si arangiano e se riescono a vincere la causa si assicurano un po' di soldi per i primi 10 anni di vita dfel figlio.
    Ebbrave quelle italiane che hanno capito tutto.

    RispondiElimina
  60. Io vorrei capire, perché è quello che si legge in molti post, se nel pacchetto "parto naturale" è previsto di norma il maltrattamento psicologico perché " hai scelto il parto naturale!" mentre con la epidurale ti trattano come una principessa, oppure magari è probabile che esista un buon personale che ti tratti bene anche se scegli il parto naturale e un cattivo personale anche se scegli l'epidurale.



    Spesso i post parlano di situazioni al limite del maltrattamento ma solo in caso di parto naturale: io non vedo il nesso tra le due cose ma vabbè.... visto che (possibile che non esistano???) non ho ancora letto di casi di medici o ostetriche simpatiche come un riccio appeso ai coglioni, durante un parto con epidurale.

    Volete farmi credere che con l'epidurale tutto il reparto si fermi attorno al letto della partoriente facendole carezze?! Vero è che ha l'anestesista, ma tutti gli altri parti intorno alla donna vengono surclassati?

    Francesca

    RispondiElimina
  61. Francesca,
    ripeto... sei un caso disperato.... non hai capito una ceppa.

    http://epidurale.blogspot.com/2011/03/il-caso-cagliari-o-di-chi-controlla-il.html

    http://epidurale.blogspot.com/2010/10/boli-sospesi.html

    in particolare questo:
    http://epidurale.blogspot.com/2010/07/hai-voluto-lepidurale-lavativa.html

    Ma chi ha ai detto che le donne che chiedono un parto naturale vengono trattate come pezze da piedi e quelle in peridurale come delle principesse?!

    Le esperienze - tutte le esperienze - pubblicate nel blog vogliono essere una testimonianza di come si può partorire in alcuni ospedali e con alcune ost e gine. Perchè possibilmente non succeda più.

    A giorni pubblicherò la testimonianza di una giovane mamma. Parto in epidurale. Un brutto parto gestito veramente male in espulsivo e nel post.

    RispondiElimina
  62. E infatti mi chiedevo se esistessero questi casi, visto che ne leggo proprio pochi mentre tutte si scagliano contro il parto naturale= maltrattamento.




    Il mondo per te è diviso in due:
    chi vuole l'epidurale è sana di mente

    chi non la vuole è malata (con tanto di diagnosi psichiatrica)

    Io vorrei il parto naturale ma non mi riconosco in molte delle "diagnosi" che ho letto, da Freud a non mi ricordo chi, fino a passare per i miti greci.

    Possibile? O bianco o nero?

    RispondiElimina
  63. Francesca giuro, questa è l'ultima volta che ti rispondo.
    Capisco tu non abbia altre cartucce da sparare che la libera inbterpretaione del pensiero altrui....

    Le donne che non chiedono l'epidurale non sono delle malate... le pazze solitamente sono quelle che non vogliono un parto vaginale e devono elemosinare un certificato di tocofobia per avere il loro cesareo....

    Mai scomodato freud o la psicanalisi. Sono altri che per far digerire l'assenza di un diritto (epidurale), si riempiono la bocca di psicanalisi, etologia e biologia per convincere le donne che il dolore nel parto ha un senso e un significato (profondo, biologico, empowerizzante).

    Ti pregherei di smetterla di storpiare per i tuoi fini i miei pensieri e le mie intenzioni. Penso tu sia una persona intelligente e quest'operazione sia più per comodo che per difficoltà di comprensione.

    RispondiElimina

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