martedì 18 febbraio 2014

Dall'epidurale a mio figlio. Con un rischio

http://piccolidisabili.blogspot.it/
Il blog è chiuso da un anno e non ho intenzione di alzare le serrande. Almeno non qui.
Ho passato tre anni a sgolarmi per il diritto delle donne a un trattamento antalgico efficace e sicuro durante il travaglio parto, battaglia ancora da vincere e meritevole di trovare sempre uomini e donne di buona volontà disposti a portarla avanti.

Quel che non sapevo è che all'orizzonte si profilava una battaglia ben più dura e faticosa.
Mio figlio da tre anni a questa parte è perseguitato da uno spettro che medici e specialisti definiscono autistico (lo spettro, non mio figlio),
Il fantasmino è piuttosto molesto e provoca tutta una serie di disagi al mio amato pulcino, alla sua mamma e al servizio socio-sanitario del mio comune.

Se per il dolore in travaglio-parto spesso ci si scontra con filosofie assurde, ignoranza e furbizia di qualche addetto ai lavori e di molti cittadini e politici, per i bambini come il mio (e non solo come il mio) si spalanca una voragine fatta di nulla.

Il nulla in terapie valide e aggiornate: per i bambini autistici e quelli più inafferrabili perseguitati dallo spettro, il servizio pubblico propone sedute di psicomotricità e logopedia spesso inefficaci.

Il niente in personale preparato che possa seguire queste anime perseguitate durante le ore di scuola. Insegnanti di sostegno che non hanno nessun titolo e competenza per seguirli, se non l'esperienza e il titolo di "maestre" appunto.

Il vuoto in servizi socio-assitenziale. Assistenti sociali assenti e, se presenti, ancora una volta assenti: tu parli, ti incazzi, chiedi, pretendi. Loro rispondono che non ci sono diritti ma solo grazie da proferire nel caso il comune ti garantisse qualche ora di assistenza in più...

Di questa voragine che tutto inghiotte e niente risputa fuori vorrei parlare nel mio nuovo blog.
Sono perfettamente consapevole del rischio... sto esponendo me e mio figlio allo sguardo di estranei. Ma so anche che quasi nessuno ha idea di quello che le famiglie con bambini "speciali" devono vivere ogni santo giorno.

E nulla si sa di quel vuoto assistenziale e di cura, che spesso condanna a una disabilità ben più grave bambini che potevano essere in parte recuperati se inquadrati e trattati con più professionalità.
L'Italia certo non ama le sue donne, ma odia e condanna all'oblio molti bambini.

domenica 20 gennaio 2013

Pannolini lavabili e schizofrenia indelebile

Le mie perplessità le potete leggere in quel vecchio post.
Ora però a perplimersi non è la geka, ma una mia concittadina che ha speso 400 euro di pannolini lavabili che ha felicemente usato per 17 mesi con il secondo implume. Mesi felici che ora son finiti perchè, causa nido, dovrà passare agli usa e getta almeno per la sosta al nido della piccolina.
Inutile dire che né la Soppani, né il verdissimo Bettin, né il Ferrazzi, si sono degnati di rispondere alla nostra Rosa.

C.a.: Dott.ssa Rita Soppani
Responsabile Servizio Educativo Municipalità di Mestre Carpenedo.

P.c.: Dr. Gianfranco Bettin
Assessore alle Politiche ambientali Comune di Venezia e
Dr. Andrea Ferrazzi
Assessore alle Politiche educative e Politiche per la famiglia Comune di Venezia

Mestre, 16 gennaio 2013

Gentilissima Dottoressa,
Nel 2011, il Comune di Venezia ha avviato una campagna di sensibilizzazione ed incentivo all'uso dei pannolini lavabili alle famiglie residenti nel Comune, come parte di una strategia di riduzione dei rifiuti prodotti in città e collegata con altre iniziative già presenti nel territorio, come il potenziamento della raccolta differenziata, l'incentivo alle pratiche di riciclo e riuso.

È noto come la gestione e lo smaltimento dei rifiuti sia una grande spesa per le amministrazioni comunali e, soprattutto, per le famiglie che la sostengono con il pagamento delle tasse. Nel rispetto dell'ambiente, della salute delle nostre figlie e delle pratiche ed iniziative che incentivano il risparmio ed il consumo sostenibile per le famiglie, la mia famiglia ha scelto di utilizzare i pannolini lavabili con la nostra seconda figlia.

Fortemente sostenuti dalla nostra pediatra di famiglia, dall'ostetrica del Consultorio e motivati dalla campagna comunicativa del Comune, che permetteva anche di richiedere uno sconto, seppure simbolico, sulla tariffa di igiene ambientale, abbiamo acquistato un kit completo di pannolini lavabili e lo abbiamo utilizzato fin dalla nascita della nostra figlia.

Nel progetto del Comune di Venezia, si leggeva che le iniziative della campagna comprendevano il “coinvolgimento attivo delle strutture sanitarie ed educative pubbliche e private (reparti di pediatria, ostetricia e ginecologia degli ospedali, consultori, asili nido, studi medici etc.)”, quindi, dopo la campagna di sensibilizzazione promossa nelle farmacie comunali (dove si potevano acquistare i pannolini), negli studi dei pediatri di famiglia e nei consultori dell'Ulss del territorio, per noi, era scontato che anche gli asili nidi del Comune fossero preparati per accogliere i bambini con i pannolini lavabili.

Dopo 17 mesi di pannolini lavabili, con nostra grande sorpresa, abbiamo invece appreso che i pannolini lavabili non erano accettati nei nidi del Comune. Al colloquio di inserimento al nido comunale, il personale ha escluso la possibilità di utilizzo dei pannolini lavabili, in quanto non sarebbe tutt'ora stato stabilito un protocollo di uso degli stessi. All'asilo nido comunale, la nostra figlia dovrà portare dei pannolini usa e getta, mentre a casa utilizza già da oltre un anno quelli lavabili. L'informazione è confermata dall'Ufficio Ambiente dallo Comune di Venezia.

 Alla spesa iniziale per l'acquisto del kit di pannolini lavabili, si aggiunge dunque un'ulteriore spesa per comprare i pannolini usa e getta. A parte l'aggravio di spesa, ci sembra in generale un grande controsenso che nelle strutture educative del Comune di Venezia, promotore della campagna di incentivo ai lavabili, i pannolini ecologici non possono entrare.

Le maestre del nido non possono certo essere colpevolizzate per il fatto di non accettare i pannolini lavabili, dato che debbono attenersi alle procedure. Ci chiediamo però quale sia il motivo di questo apparente controsenso: l'inesistenza di una normativa che regolamenti l'utilizzo dei lavabili nei nidi del Comune di Venezia, nonché di una formazione degli operatori in materia di pannolini ecologici.

 In ogni caso, in coerenza con la filosofia professata dal Comune di Venezia tramite il progetto “Sai che c'è – Progetto Pannolini lavabili per bambini” e nel rispetto dei genitori che hanno aderito al progetto, chiediamo cortesemente di poter, da parte nostra, utilizzare i pannolini lavabili durante la frequenza al nido comunale. Ringraziando per l'attenzione che vorrete accordarmi e in attesa di un vs. cortese cenno, Vi porgo cordiali saluti.
Rosa Bianca Di Tullio
madre di Francesca Antigone Mattiazzo/sezione lattanti Nido Comunale Pinocchio

mercoledì 16 gennaio 2013

Il mio cesareo per scelta materna. Mai scelta fu piu' giusta per me.

Dunque ero stanca, stufa, annoiata. DI questo blog, della ciclica introduzione dell'epidurale nei LEA e della sua ciclica estromissione causa mancata finanziaria di rinforzo.
Ripetere per tre anni e passa le stesse cose vi assicuro che annoia a morte. DIventa un mantra che rischia di ipnotizzarvi e si rischia di fare la fine di Pannella.
Poi mi arrivano due mail (questa è una delle due che oggi pubblico) e penso che tutto sommato sarà sì noioso... ma forse utile. O quantomeno interessante per chi legge.
Ecco dunque l'esperienza di Laura. Che mi riporta al convegno nazionale SIAARTI e al pubblico dibattito tra Capogna e Frigo sull'uso delle parole.
Taglio cesareo o parto cesareo?
Pur con tutte le cautele del caso (il parto chirurgico è un intervento con tutti i rischi che questo comporta), a parer mio un TC è un modo come un altro di far nascere il proprio bambino.
Il parto è un mezzo, non il fine, per mettere al mondo una persona.
Il parto cesareo su richiesta materna può in alcuni casi risultare la scelta migliore.

Sono rimasta incinta alla soglia dei quarant'anni con endometriosi e altri disturbi ginecologici. La mia vita è stata sempre tormentata dai dolori mestruali e per anni non sono stata creduta. L'idea di un parto naturale con dolori mestruali intensi mi ha sempre spaventata tanto e fatto rimandare per anni la ricerca della gravidanza.

Ho tentato pero' di farmi conquistare dal parto naturale. Ho letto e riletto, visto filmati e partecipato ad un corso preparto. Quest'ultimo non ha che amplificato le mie paure. Non sono riuscita ad attaccarmi all'idea del soffrire sapendo che poi il futuro era bello. Ho sempre sentito che il mio non saper affrontare il dolore avrebbe potuto mettere a rischio la mia creatura. Mi ero pero' convinta a darmi la possibilita' del naturale con l'epidurale. Avevo scelto un ospedale che la praticasse 24 ore su 24 e avevo prenotato la visita anestesiologica con grande anticipo.

Ad un mese dal parto scopro che le mie piastrine sono basse e che mi viene negata.
Vivo monenti di panico. Chiamo la mia ginecologa e le dico tra le lacrime del mio terrore, della mia paura per la bimba, del non riuscire a respirare per il panico, della paura di morire, del non riuscire a pensare piu' nemmeno alla bambina, tanto non avrei potuto averla tra le mie braccia.

Abbiamo parlato tanto ed ho avuto la grande fortuna di essere stata capita. Se per me doveva essere una sofferenza del genere mi veniva data la possibilita'. Una richiesta di cesareo per tocofobia da presentare in un ospedale che ammetta il cesareo per scelta materna. Se non fosse stato possibile nel milanese mi sarei spostata in Italia davvero senza problemi.

Sono andata al DH dell'ospedale dove avevo fatto il corso presentando la richiesta. Mi sono state fatte domande sul motivo della mia scelta ed in generale sulla gravidanza. Mi è stato detto che tante donne avevano in passato fatto quella scelta e poi si erano ritrovate pentite. Non mi sono mossa di un centimentro. Io volevo quello e a loro chiedevo di aiutarmi, se non erano disposti mi sarei rivolta altrove.

Mi hanno vista ferma e decisa ed hanno aperto l'agenda comunicandomi la data
e dicendo di chiamarli se cambiavo idea. Ho avuto sollievo, ho chiamato mio marito, mia mamma, la mia ginecologa. Ho guidato verso casa senza pensare a nulla. Venivo da notti insonni dovevo liberare la mente. I giorni successivi sono stati durissimi. Pensavo di aver risolto un problema e invece no.
Mi stavo pentendo.

Leggevo storie di parti naturali, di donne orgogliose, di terrore del cesareo.
In certi momenti ho quasi sperato che si avviasse il travaglio. Per destino alla fine in un qualche modo avrei partorito anche io. Ho contattato un'ostetrica amica e le ho detto che cosa avevo combinato, sicura di un forte rimprovero. Le ho detto che stavo cambiando idea.
Mi ha guardata e mi ha detto che le decisioni vanno prese e mantenute.

Ero arrivata a scrivere sull'agenda la data del cesareo, ora non dovevo guardarmi indietro. Sono rimasta di stucco, non me l'aspettavo. I giorni sono passati veloci e la data si è avvicinata. Spronata da mio marito e da mia mamma, mi sono impegnata a stare ferma nella mia decisione.

Siamo andati in ospadale presto il giorno dell'intervento.
Ero andata a farmi i capelli belli, mi sono vestita bene e mi sono messa anche i tacchi per l'occasione cosi' importante. Eravamo io ed un'altra ragazza. Ci hanno fatte andare in una stanzetta. Cambiate da ospedale siamo andate in sala operatoria. Una visita con ecografia, una flebo, la fasciatura alle gambe e poi in sala operatoria attorno alle dieci ed un quarto.

Anestesia spinale che si fa in un lampo, telino davanti al seno, mio marito dietro di me che mi diceva di non aver paura. Pochi minuti ed il vagito della mia Camilla è arrivato, un bacino sulla testa tra le lacrime e le emozioni. Una mezzoretta di attesa perche' mi sistemassero e alle undici e un quarto ero in stanza con mio marito e la piccola. Nessun trauma, nessun dolore, apgar della bimba 10.

La notte è stata disturbata dalla flebo, ma con la piccola sul mio petto. Il giorno dopo in piedi, un po' di indolenzimento alla ferita, ma in piedi senza problemi, davvero senza problemi. Ora è passata una settimana: sto benissimo. In tutto questo, certo sara' mancata naturalezza, magia dell'incognito tutto quello che volete, ma non ho davvero nessun rimpianto.

Non ho invidiato le urla di dolore che ho sentito, non ho invidiato neanche le soddisfazioni di avercela fatta, ce l'ho fatta anche io!

domenica 2 dicembre 2012

Lettera di una mamma preoccupata

Questo è il testo della mail che ho inviato, nei giorni scorsi, anche al nostro presidente Zaia. Chi scrive è una futura mamma molto preoccupata. Mi chiamo Chiara Pauluzzi e partorirò ad aprile del prossimo anno. Scrivo queste parole con il cuore in mano, nella speranza che abbia la pazienza e la voglia di leggerla. Reduce da un precedente aborto nello scorso anno, e rimasta incinta nuovamente a luglio di quest'anno, ho avuto alcuni problemi nel mese di settembre. 

Il mio ginecologo, l'illuminato dottor Fraioli, che opera a Villa Salus, mi ha immediatamente visitata ed "ecografata", rassicurarata e consigliata. La struttura di Villa Salus - a cominciare dalle sue ostetriche, donne gentili, umane e sempre disponibili (se chiamo la salaparto anche in piena notte, mi rispondono al telefono e mi aiutano) - funziona meravigliosamente.

La sala parto è divisa in tre luoghi diversi , la prima per il parto fisiologico, è un luogo meraviglioso, con una vasca per il parto, vari oggetti come la palla o lo sgabello che aiutano la donna al parto naturale. Nessuno ti obbliga a fare cose contro la tua volontà. Non sei un numero come nei grandi ospedali ma una persona con dei sentimenti e delle paure.

Molte donne che hanno partorito a Villa Salus non sono state poi soggette alla depressione post-partum grazie al percorso del loro parto. E questo lo chiedo davvero in ginocchio: noi donne abbiamo il bisogno e il diritto di partorire naturalmente se la natura ce lo rende possibile. L'eccessiva medicalizzazione del parto ha reso la donna nei secoli non più una partoriente ma una paziente.

La gravidanza se fisiologica non è una malattia, ma è l'evento più naturale del mondo. Anche lei è nato così e la vita la deve a sua madre. La prego per noi donne e per ogni bambino che nascerà, Villa Salus è troppo importante. Non privatecene.

Massimo rispetto per le opinioni altrui. Ma massima critica se queste opinioni finiscono nella pubblica arena. Questa che avete letto è la lettera di una mamma veneziana pubblicata sul Gazzettino di oggi, preoccupatissima della chiusura del punto nascita di Villa Salus, struttura privata convenzionata.

Villa Salus è un caso emblematico. Cattedrale del parto naturale non tanto per i risultati (attendiamo con ansia il numero di cesarei, le ventose, le ossitocine, le peridurali negate, i danni a madri e neonati, dati comuni a tutti i centri nascita) quanto per un'operazione mediatica (passaparola, corsi privati di accompagnamento alla nascita con una nota associazione veneziana... Nascere Meglio) e di riduzionismo manicheo che vede nel piccolo ospedale (Villa Salus, la Villa sul Terraglio) un luogo ameno e meraviglioso, dove tutti sono amici di tutti e le partorienti dee gravide da venerare (e rispettare nelle loro insindacabili volontà). E il grande ospedale l'ESMA ostetrica dove tutti son nemici di tutti, le ostetriche delle secondine, i ginecologi dei fantasmi che arrivano solo all'espulsivo giusto per dire "io c'ero e se c'ero non ho visto", le gravide delle vacche da legare al lettino, seviziare ed evidenetemente indurre a far cose contro la loro volontà.

A parte l'infinita tristezza che provo nel leggere una mia concittadina difendere una struttura privata che vicarierebbe i servizi del vicinissimo pubblico ospedale, quello che più mi fa riflettere di questa lunga e dolente lettera al direttore de il Gazzettino è:
Ma che è sta storia che se una ha partorito bene in un posto allora il posto in questione non s'ha da chiudere?

No perchè io ne conosco un paio in causa con Villa Salus (e tanti altri genitori in causa con altri ospedali, pubblici o privati) per danni neurologici gravi riportati dal pupo che non ha nememno fatto a tempo a liberarsi dalla vernice caseosa che già c'aveva un futuro certo da disabile.

Quindi questa terribile e melensa retorica del parto naturale-quant'è-bello-che-è-un-dirittio-di-tutte-le-donne-che-se-non-c'è-perdiamo-tutte vorrei, desidero, sogno, che finisca presto.

Perchè vedete... i genitori di D.T. potrebbero anche loro scrivere una lettera al presidente della Regione Zaia o al direttore de il Gazzettino Papetti.
E spiegare le ragioni della chiusura della struttura. Perchè D.T. è oligofrenico grave a causa di un cesareo ritardato (a Villa Salus), perchè il riconoscimento record dei danni (6 milioni di nuovissimi euro) è stato in parte intascato dalle pie sorelle Mantellate.

Di lettere così ce ne potrebbero essere molte, indirizzate a direttori di diverse testate e presidenti di tutte le Regioni dello strivale. Ma non avrebbe alcun senso.
I cittadini dovrebbero fare uno sforzo per comprendere le ragioni della chiusura di un punto nascita che dista nememno dieci minuti da quella nuovissima, pubblica e di secondo livello che è l'ANgelo.
Domandarsi come mai Villa Salus c'ha le palle, le liane, le vasche, gli sgabelli, le ostetriche dolci e disponibili (ma filosoficamente contro l'epidurale anche se la struttura la garantisce 24h), i ginecologi addirittura ILLUMINATI, e la vicina struttura pubblica pare sia una catapecchia con levatrici isteriche e ginecologi che brancolano nel buio (e niente pridurale!).

Le mamme dolenti e preoccupate dovrebbero interrogarsi su certe affermazioni:
Molte donne che hanno partorito a Villa Salus non sono state poi soggette alla depressione post-partum grazie al percorso del loro parto.
Mi domando... ma chi lo ha detto? In base a quale studio statistico? Ma soprattutto... dove lo ha sentito la futura mamma preoccupatissima della chiusura di questa corte dei miracioli osterici?

E infine:
Non sei un numero come nei grandi ospedali ma una persona con dei sentimenti e delle paure.

A me viene in mente il miracolo italiano anni 80, quando nel nostro paese iniziavano ad aprire fast-food e shopping center. I ristoratori e i piccoli negozianti a gridare alla catastrofe. Niente più sorrisi quando chiedete un etto di prosciutto cotto, niente più spaghetti allo scoglio fatti con tanto amore.

Centri commerciali e grandi catene di ristorazione avrebbero ridotto avventori e clienti a dei numeri. Da bistrattare e spennare. Peccato che la grande distribuzione ha abbassato i prezzi, che nei centri commerciali ci sono le giostrine e i carrellini per intrattenere i pupi, che alcune grandi catene di ristorazione c'hanno i menù infarciti di lumache slow-food e pennarelli da dare in pasto ai piccolissimi perchè non sfascino il ristorante.

Insomma che il piccolo ospedale sia una piccola corte dei miracoli e il grande un luogo di tortura è un dogma duro a morire, fisiologicamente portato a vivere e sopravvivere grazie a una certa mitologia urbana e a una percezione di alcuni professionisti in camice bianco visti più come guru illuminati o angeli pazienti.
Ma forse è il camice bianco che a volte può confondere.

giovedì 22 novembre 2012

Dove l'analgesia non può fare nulla (o quasi)

Racconto di Luna, in prima linea (meglio, corsia) come tutti i suoi colleghi (anestesisti, ginecologi, ostetriche, infermieri) per garantire un parto sicuro e umano nei nostri ospedali.
E come dice Maria Grazia Frigo... "l'analgesia in travaglio/parto non è una dama di compagnia".
Buona lettura.
Col cuore in mano vi racconto un’esperienza che ho parzialmente vissuto recentemente in sala parto. Mi ha colpito molto e fatto tanto riflettere.

Una mamma entra in ospedale alle 2 di notte in prodromi. Ha tanta paura, è ansiosa e chi è in turno capisce che forse è meglio non rimandarla a casa.
La mattina è stanca , ha tanto male e chiede l’analgesia. So che il primo bolo non dà molta soddisfazione, il secondo va meglio, il terzo va da dio. Io arrivo in ospedale alle 14.30 e sono di turno per la sala operatoria.

Il mio primario mi spiega
della signora in travaglio e mi prega di occuparmene io perché lui doveva andare via. Quando salgo in sala parto, capisco subito che la situazione per la mamma è in realtà molto precaria, anche se mi esprime gratitudine per non aver più dolori. Intravedo molta preoccupazione in lei, forse ha paura di sentire di nuovo quel dolore “tremendo” che aveva prima. 

Mi chiede diverse volte di non abbandonarla se dovessimo oltrepassare le ore 20 (quando sa che c’è il cambio turno). Ma io alle 20 sarei diventata reperibile e le assicuro la mia disponibilità. Mi fa molte altre domande, tutte segno di grande ansia, ma alla fine mi pare di averla tranquillizzata. Poco dopo i dolori ricompaiono , lei appare rapidamente molto sofferente ma sembra più per la paura che per i dolori ancora in realtà abbastanza coperti. 

Con l’ostetrica decido di abbondare un po’ con l’anestetico e presto sta di nuovo benissimo. Il travaglio va avanti, siamo a 6 cm. Passa un’ora e l’ostetrica mi richiama. Mi trova in un momento “no” – incasinata per un paz critico che avrei dovuto portare in sala poco dopo. Ma trovo lo stesso un attimo per correre da lei. “Dolore zero mi dice”, ma…i suoi occhi sono spenti, il viso tirato. Guardando l’ostetrica capisco il motivo della chiamata. 

La mamma inizia a dirmi che ha paura, sente dolore al petto, talvolta alla schiena; continua a esternare terrore e i suoi occhi ora lo esprimono per davvero. “Ho paura di morire durante il parto”, e suo marito mi dice che ha letto tante cose su internet…e anche la letteratura. Per me è disarmante sentire una frase del genere. Lei mi confessa che 20 anni soffriva di attacchi di panico e ora si sente quasi come stava quella volta. Il mio cell squilla più volte: tutti mi cercavano per quel paziente che avrei portato in sala. 

Lei capisce che purtroppo devo andare e mi chiede se io potessi addormentarla così forse riuscirebbe a partorire. Le spiego di nuovo tante cose, le parlo col cuore in mano, mi trovo in una situazione davvero difficile. Ma alla fine sembra , forse, aver trovato un piccolo raggio di sole che le avrebbe segnato uscita da questa situazione e guardando l’ostetrica dice “ok, dai , proviamo!se devo camminare ancora lo farò (l’ost preferiva camminasse per favorire la discesa del piccolo)”. 

La lascio a malincuore e lei lo capisce, mi ringrazia quasi con le lacrime e mi dice che oltre all’anestesista faccio pure la psicologa…io col sorriso le rispondo che, invece, oltre ad essere un’anestesista sono semplicemente una….MAMMA che sa cosa vuol dire partorire. Dopo 40 minuti chiamano dalla sala parto: cesareo. Io non posso, ho il mio paziente già in anestesia generale. Va il mio collega della rianimazione. La signora è crollata , troppa paura, e hanno reputato di fare a quel punto subito il cesareo.

L’analgesia aveva abolito completamente il dolore, eppure ciò non è bastato. Mi è dispiaciuto davvero tanto. Mi chiedo se in questi casi una vera psicologa avrebbe potuto aiutare, o forse anche no. Mi chiedo se il cesareo sia stato fatto nel momento corretto oppure doveva essere fatto prima. Eppure lei non aveva chiesto il cesareo, avrebbe “solo” voluto dormire un po’ durante il parto spontaneo per ridurre l’ansia. MI chiedo se avremmo potuto fare di meglio per questa mamma. 

Ancora una volta questo insegna che non siamo tutte uguali, e che ognuna ha la sua storia in cui non possiamo entrare nel merito, e che forse talvolta segna l’esito di un parto. Si, perché purtroppo è proprio in questi momenti che spesso emergono le nostre paure, preoccupazioni o fragilità. Non vale per tutte, ma per alcune si, e il rispetto deve essere sempre massimo anche per loro. In fondo è comunque diventata mamma, pazienza anche se per via chirurgica, ma spero non le rimanga un così brutto ricordo.

domenica 18 novembre 2012

Fiori e occhielli troppo larghi

Venezia, 15 novembre 2012
Al Signor Sindaco
Alla Giunta
Al Presidente del Consiglio
Alle Consigliere e ai Consiglieri
Comunali

La Consulta delle Cittadine per i tempi, la qualità della vita, i servizi della città e la valorizzazione
della differenza ha appreso dalla stampa la volontà dell’AULSS 12 veneziana di revocare la
convenzione con Villa Salus, con chiusura del punto nascita e accorpamento del medesimo
all’Ospedale dell’Angelo.
Vogliamo esprimere il nostro profondo dissenso nei confronti di una scelta che riteniamo
inaccettabile per diversi motivi. Infatti, mentre la legge sulla spending review stabilisce la chiusura
dei reparti ostetrici con meno di 500 parti l’anno, a Villa Salus ne vengono seguiti più di 800;
inoltre, a dimostrazione dell’eccellenza del servizio garantito e dell’alta qualità della formazione
degli operatori, sottolineiamo il fatto che circa il 40% delle partorienti proviene dalla provincia di
Venezia o da fuori provincia. Infatti ad esse è offerta la possibilità di partorire in acqua e nella
posizione più consona, di avere accanto le persone più vicine, il rooming-in, la disponibilità di
stanze matrimoniali e l’accompagnamento alla prima cura del/lla neonato/a.
Pertanto formuliamo al Consiglio Comunale la seguente

RACCOMANDAZIONE

affinchè vengano adottati tutti gli opportuni provvedimenti presso l’Azienda Sanitaria Locale per
scongiurare tale possibilità e si verifichi la fattibilità della conversione della struttura di Villa Salus
in una moderna “Casa di Maternità” convenzionata con il S.S.N..

Dunque a me dispiace, sinceramente, che i dipendenti di Villa Salus non percepiscano regolarmente gli stipendi.
Mi dispiace veramente tanto tanto. Ma proprio tanto.

Tanto.

Tanto che a dire il vero proprio non capisco.
Non capisco questo proclama della Consulta delle Cittadine del mio comune (Venezia per chi non sapesse) che pare più una recensione di una Consulta di Turiste dopo un soggiorno a Sharm in un Club Med.

Il punto nascita di Villa Salus andrebbe salvata perchè il 40% delel sue ospiti proviene dalla provincia di Venezia o da fuori. E questa sarebbe - secondo la Consulta in Rosa - prova di eccellenza.

Che le eccellenze sanitarie in Italia siano definite secondo standard non uniformi (a riprova dei danni di una Sanità non più Nazionale ma Regionale) mi è parso chiaro dopo tre anni di blog; ma che si invochi la grazia per Villa Salus su questo dato mi pare, come dire, imbarazzante.

Imbarazzante perchè, a mio modestissimo parere, quel 40% di gravide foreste (straniere in veneziano) è il dolce frutto di un'operazione di comunicazione che vede ormai da anni Villa Salus come il centro del parto naturale. Almeno qui da noi del magico nord-est.

A Villa Salus ci sono le vasche dove travagliare e partorire, ci sono i medici esperti di watzu (shiatzu in acqua), le ostetriche contro "l'uso indiscriminato di farmaci analgesici".

CI sono pure le stanze matrimoniali
(una da quel che so io). Peccato che per accedere alla doppia dovete aver espletato un bel parto fisiologico e visto il manifesto ostetrico delle levatrici del centro, mi sa che le puerpere con ancora addosso il cateterino della peridurale dovranno attendere di tornare a casa per ricongiungersi al compagno su un materasso a due piazze.

La Consulta delle Cittadine della mia città non trova affatto strano, fastidioso, irritante, discriminante, che solo alle fisiologiche (iniziano a starmi sulle scatole ste fisiologiche anche se quattro anni fa rientravo nella casta delle elette) siano concessi tanti privilegi che alle patologiche (Verena Schmid le defin irebbe più umanamente a "bassa fisiologia") vengono tranquillamente e platealmente negati.

L'accorato appello si chiude con una raccomandazione: l'apertura di una moderna Casa Maternità convenzionata. Chiude male così come si è aperto malissimo.
Perchè vedete, non è che devono chiudere solo i piccoli centri nascita con meno di 500 parti anno (salvo casi particolari tipo ospedali di montagan ecc...), ma pure quelli sotto i 1000 e senza requisiti di sicurezza vanno riorganizzati, accorpati o chiusi.

Fino a un paio d'anni fa Villa Salus non aveva una guardia neonatologica 24h. E il neonatologo che se ne torna a casa dopo le 20 è un problema di sicurezza.
E' un problema di sicurezza (e buon senso) pure la presenza di due centri nascita vicini, uno con una terapia intensiva degna di questo nome (il vicino ospedale all'Angelo) e una che, vabbè lasciamo perdere.

Per esempio la tanto sputtanata Regione Sicilia,
nella Gazzetta Ufficiale (pag. 51) chiarisce che la "messa in sicurezza" dei centri nascita non è una semplice operazione di livella matematica (sotto i 500 il nulla, sopra la salvezza), ma anche di testa:

Accorpamento delle Unità operative sedi di punti nascita ancorchè con numero parti di 500 o più annui se viciniori da realizzarsi nella struttura che presenta le migliori condizioni di sicurezza (Utin, rianimazione, etc.).

Quella testa che qui nel magico nord-est è mancata. Perchè è dal 2007 che si parla di chiudere Villa Salus e accorpare il centro nascita a quello dell'Angelo (che aspirerebbe ad un terzo livello) ma ovviamente l'accordo non c'è mai stato.

Ed è sempre la testa a mancare (anche alla Consulta delle Cittadine) se nessuno si domanda come mai una piccola clinica convenzionata  si fregia del servizio di peridurale in travaglio/parto 24h, mentre la vicina struttura pubblica c'ha solo una vasca per il travaglio.
Non un sopracciglio perplesso che si alzi quando una struttura convenzionata "famosa" per i parti "naturali" è anche l'unica di Venezia a garantire la peridurale su richiesta materna.

Perchè vi assicuro, care donne della Consulta, che quel 40% di gravide foreste non va a Villa Salus perchè vuole l'epidurale. Vanno a Mirano come ha fatto la mia amica per il secondo figlio.
Il primo la mia amica l'ha visto dopo 18 ore di travaglio naturale a Villa Salus, metà delle quali a invocare l'epidurale. Il tutto fonito nel modo più "innaturale" possibile: un cesareo.
Per il secondo la mia amica non ha badato ai chilometri. Da Venezia centro storico si è spinta oltre il Terraglio. E' finita a Mirano.

Care Donne della Consulta, che dire?
Le donne meritano solo questo? Una stanza con materasso a doppia piazza, uno sgabello, una liana, una vasca.
Epidurale, guardia anestesiologica, neonatologica/pediatrica 24h non meritano una sola riga per finire in quell'occhiello che troppa gente ormai allarga per infilarci di tutto.

domenica 11 novembre 2012

La gravida rompipalle


Mi scuso per la lunga e ingiustificata assenza,
ma ottobre è stato un mese pieno di appuntamenti in agenda.
Tre convegni tra Cesena, Napoli e Taormina (tutti in day hospital :)), due influenze (una mia e una del pupo) e una pausa di riflessione sul senso di questo blog.

L'iscrizione "coatta" e "a sorpresa" al gruppo "No Villa Salus, No Parti" mi ha fatto ritornare qui di corsa.
Dunque, ieri sera il mio fido cellulare mi notifica l'iscrizione al gruppo di cui sopra.

Del centro nascita
della clinica convenzionata  ne avevo già parlato a suo tempo.
E ora mi ritrovo a dover condividere lo stesso spazio social e virtuale con mamme felici di aver partorito in una struttura carente di rianimazione materna e neonatale degne di questo nome, contente di aver fatto nascere i propri pargoli in una clinica convenzionata che dista un tiro di sputo dalla nuovissima struttura ospedaliera - pubblica - di Mestre.

Tra tante mamme felici io mi sento l'unica col grugno. E il grugno ce l'ho da un mese, da quando cioè sono tornata da Cesena dopo aver partecipato a una interessante quanto animata tavola rotonda.
Provo a sorridere la mattina quando apro il cellulare e controllo la posta e sbircio il blog. Ma credetemi non ce la faccio.

Non ce la faccio più ad ascoltare relazioni di anestesisti e ginecologi che snocciolano dati e statistiche, che si scervellano su come strutturare e divulgare questionari sul grado di conoscenza e/o soddisfazione e/o informazione sulla tecnica di analgesi peridurale in travaglio di parto.

Stufa di sentire sti poveri anestesisti che si confrontano sulle quantità, tipologia e modalità di somministrazione di farmaci da infondere sullo spazio peridurale perchè la donna sia soddisfatta, il parto attivo, il dolore ridotto al minimo.

E poi arrivano loro, i paladini del parto naturale. Quelli che i dati non li forniscono quasi mai, che riportano esperienze personali - sempre positive - di donne che hanno deciso di partorire in casa, in casa maternità, in acqua, naturalemnte.... e naturalmente senza epidurale.
Che cianciano di diritto come potrebbe fare Guzzanti nello spot della Casa delle libertà.

Sì perchè pare che che la nuova frontiera di liberazione della donna sia garantirle qualsiasi parto le salti in zucca, in qualsiasi luogo desideri avvaire e portare a compimento il suo travaglio.

Il gruppo facebook "No Villa Salus, No Parti" accetterebbe di trangugiare il rospo amaro della chiusura della struttura convenzionata se all'amaro calice si accompagnasse una fetta di dolce. Una casa maternità per capirci.

Delle Case Maternità si sa poco o nulla. O molto se ci limitiamo alle recensioni entusiaste di avventrici e operatori sanitari che hanno avuto la fortuna di varcarne le soglie.
Ma di recensioni si tratta appunto. Delle percentuali di trasferimento di mamme e bambini al seguito è il buio pesto. Perchè per nessuna donna a travaglio avviato e portata di peso all'ospedale più vicino, è previsto un codice di registrazione che la faccia rientrare nelle statistiche delle "trasferite" dalla casa maternità alla tanto rifuggita struttura ospedaliera.

Queste donne e i loro figli - va da se - verranno fagocitate nelle percentuali dell'ospedale che magari faranno il giro in qualche convegno regionale o nazionale. Magari qualcuna di loro finirà con un cesareo contribuendo a quel quasi 40% nazionale di parti  chirurgici.

Il grugno non mi passa e quasi si fossilizza quando odo l'ennesimo mea culpa dell'ennesimo relatore (ginecologo, anestesista, osterica, psicologo, poco importa) che si flagella per l'ennesima esperienza di parto vissuta tragicamente dall'ennesima partoriente insoddisfatta.

Ora, sia chiaro, non metto in dubbio che a volte medici e operatori sanitari pecchino di poca empatia, di comunicazione con la puerpera a parto avvenuto carente o nulla.
Però vivadio, se possiamo ammettere l'esistenza del ginecologo cerbero, dell'anestesista ignavo, dell'osterica carabiniere, possiamo immaginare l'esistenza di una gravida rompipalle che per mesi si è nutrita di letture di primo tipo, di siti di  secondo tipo e di informazioni del terzo tipo e che pretende che il suo travaglio e parto vadano secondo i suoi desideri?
Desideri che spesso non prendono in considerazione intoppi e imprevisti, macrosomie fetali, bacini troppo stretti, tessuti poco elastici, rischi anche minimi che il medico ha il dovere di evitare?

E se capita la ventosa con episiotomia, il cesareo, si grida allo stupro ostetrico e al mancato rispetto dei diritti umani?

Partorire come si desidera e dove si desidera è un diritto delle donne, se perdiamo questo diritto tutte noi perdiamo.
Lo dice il gruppo "No Villa Salus, No Parti". Lo pensano in molti ormai.
Certo, che vittoria quando nei nostri ospedali ci saranno le guardie ostetriche solo femminili per le gravide musulmane, quando all'esaltata convinta che essere madri è avvicinarsi al gradino più alto della scala evolutiva, si garantirà un trattamento in guanti bianchi, quando alla mamma new age si servirà un potage di cipolle e placenta per ripigliarsi dalle fatiche del parto.

Ecco, magari sarebbe il caso di aggiungere allo zoo ostetrico anche la  tipologia di donne di cui sopra.
 
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